In merito al futuro della casa di riposo "Sacra Famiglia" di Mondovì, che entro marzo subirà una trasformazione istituzionale (diventando pubblica o privata), un nostro lettore ci ha contattato per manifestare tutta la sua preoccupazione qualora si scelga di costituire un'azienda pubblica.
Per dovere di cronaca e rispetto delle parti, segnaliamo che, prima di pubblicare la lettera che segue, abbiamo contattato direttamente il presidente della struttura del capoluogo monregalese, Diego Bottero, chiamato più volte in causa all'interno della missiva, il quale ha commentato: "La mia posizione - e non solo la mia - è molto chiara e trasparente. In questo momento in cui Comune e diocesi esterneranno le loro valutazioni, per rispetto istituzionale non ritengo di commentare queste parole".
Parole che vi riportiamo integralmente di seguito.
"In una recente dichiarazione ai mezzi di informazione sulla trasformazione della casa di riposo 'Sacra Famiglia' in azienda pubblica ovvero in fondazione, il presidente della stessa afferma di credere nel pubblico e non nelle fondazioni private, che non tutelano mai il personale dipendente. Premesso che sia l'azienda pubblica che la fondazione, contrariamente a quanto hanno dichiarato alcuni sindacalisti e lo stesso presidente del 'Sacra Famiglia', operano entrambe senza fini di lucro (non ci sono privati che fanno affari, perché rimarranno sempre Comune e diocesi di Mondovì), immaginiamo che sappia, il presidente, che cosa potrà succedere al 'Sacra Famiglia' se si trasformerà in azienda pubblica. Con ogni probabilità la stessa cosa che sta succedendo o che è già successa in molte altre strutture pubbliche, alcune anche del Monregalese, e cioè, che a un certo punto, quando le spese (molto più alte nell'azienda che nella fondazione) metteranno in crisi il bilancio della struttura, il consiglio d'amministrazione, per abbassare i costi, delibererà un bell'appalto tipo 'global service' per esternalizzare tutti i servizi e il personale dipendente passerà, al completo, a una cooperativa sociale. La struttura risparmierà un po' di soldi e i dipendenti si troveranno in busta paga 300-400 euro in meno al mese. Uno scenario, che nel caso del 'Sacra Famiglia', i cui equilibri di bilancio sono molto precari, è molto di più che una semplice ipotesi".
E ancora: "L'unica cosa che rimarrà pubblica sarà, come la definisce il presidente, la 'governance', che, tradotto in parole povere, è il consiglio d'amministrazione, ai cui membri, come prevede la normativa vigente, nazionale e regionale sulla trasformazione delle Ipab, verranno applicate (ma solo a loro) le disposizioni di cui all'articolo 87 del decreto legislativo 267/2000 (testo unico degli enti locali), tra le quali le indennità di funzione e le contribuzioni previdenziali, pagate, naturalmente, con i soldi dell'ente. Tutte cose che non sono previste per gli organi della fondazione. Abbiamo letto deliberazioni di consigli d'amministrazione di aziende pubbliche di servizi alla persona, come si vuol fare diventare la 'Sacra Famiglia', con indennità di funzione per il presidente di 2mila euro al mese e con gettoni di presenza per i consiglieri di 150 euro a seduta. Se questo è stare dalla parte dei dipendenti, pensiamo che ci sia molto da riflettere su questa prospettiva, anche se non abbiamo dubbi che il consiglio di'amministrazione attuale e quelli che verranno, continueranno a svolgere le loro funzioni in spirito volontaristico, come è sempre avvenuto".













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