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Attualità | 31 marzo 2020, 21:01

Lutto a Bra, si è spenta Nuccia Anelli aveva 74 anni

Era cooperatrice salesiana e lascia un grande vuoto, ma anche un grande esempio di vita

Lutto a Bra, si è spenta Nuccia Anelli aveva 74 anni

Il suo cuore ha smesso di battere. Il suo esempio resta. È morta Nuccia Anelli, cooperatrice salesiana di Bra e donna di grande fede. Era nata il 14 settembre 1945 ed aveva frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale “E. Guala” di Bra, per poi diventare impiegata dell’Agenzia Delle Entrate, dove ha lavorato dal 1966 al 2006. Dopo aver raggiunto la pensione il suo impegno era tutto proteso verso l’opera di don Bosco, mediante la partecipazione alle attività di volontariato promosse dal laboratorio Mamma Margherita.

La piange il figlio don Domenico Veglio, parroco a Caramagna, oltre a tutta la comunità salesiana e la stessa cittadinanza braidese che aveva potuto apprezzare le sue immense qualità umane. In queste ore sono tantissimi i messaggi di cordoglio, che esprimono un affetto davvero non comune per quella che era stata anche una damina di accompagnamento dei malati a Lourdes.

Toccanti le parole del dottore braidese, Francesco Testa, che l’ha conosciuta bene e ha voluto ricordarla con un post su Facebook:

L’immensità di Nuccia non è solo (ahinoi... adesso tocca scrivere non era solo) una questione di imponenza fisica, diciamocelo chiaramente. Perché le persone che sanno sorridere di loro stesse e contagiare con questo sorriso quanti incontrano, hanno una marcia in più. E tutti noi lo sappiamo. Pina, la piccola mamma, ci aveva salutati in febbraio. E adesso, a dispetto di ogni attesa, anche Nuccia se ne va, appena un attimo dopo, lasciandoci senza parole e con una voragine dentro, tipica di questi giorni anomali, ma anche di quando se ne va un pezzo della tua storia. Perché Nuccia c’era da sempre. E me lo ha ricordato lei, appena qualche giorno fa (potenza dei social); avevo pubblicato una delle rarissime catene che mi azzardo a mandare avanti, in cui si chiedeva di sottolineare il primo reciproco ricordo. E lei mi rimandava a me bambino, a casa di Gino Serra, alle caramelle di zucchero. Se avessi dovuto replicare, avrei citato un certo viaggio in treno a Lourdes nel lontano 1995, tra fede e risate, e di lì in avanti mille occasioni di incontro e di scambio. Una fra tutte: il palcoscenico; forse da qualche parte esistono nastri che ricordano di quando impersonavi la cuoca che riusciva a far esplodere il pesce al forno oppure la gran dama alle prese con il ballo dello stoccafisso. Sì, negli ultimi tempi, complice il trasferimento a Caramagna da don Domenico, ci si vedeva ben poco. Erano tuttavia ben frequenti gli intrecci telematici, quelli che tutti una volta additavamo come irreali e lontani dal vero, e che invece adesso si stanno rivelando la nostra salvezza. Che strano questo 2020. Lo stiamo guardando da un isolamento che ce lo fa sembrare un brutto film in 3D, surreale quanto lo è non riuscire più a piangere i nostri morti come facevamo prima. Un po’ perché ci mancano quei canonici tre giorni di lutto collettivo in cui, tra le lacrime e gli abbracci degli amici, chi se ne va, in una cornice di fiori, candele e vestito buono, si trasforma dapprima in cassa di legno e poi in lapide di marmo. Ma anche perché queste distanze asettiche rendono aride le nostre palpebre, quasi incapaci di commuoversi, persi un po’ dietro le statistiche, l’antinomia tra “morto di...” e “morto con...”, la consapevolezza di essere canne sbattute dal vento (se mai ce lo fossimo dimenticati). Nuccia... Tu di tempeste ne hai incrociate tante e la tua solidità ti ha mantenuta stabile nelle tue posizioni, roccia di approdo sicuro per tante anime vaganti. Ci mancherai. Amici, familiari, conoscenti. Un abbraccio forte a Domenico”.

Le esequie saranno celebrate nelle forme previste dai decreti ministeriali e diocesani dettate da questo tempo di emergenza sanitaria. Lascia un grande vuoto.

Silvia Gullino

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