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Politica | 15 aprile 2020, 11:45

Non si ferma il botta-risposta sul dormitorio dei braccianti di Saluzzo: le opposizioni (eccetto Savio) tornano alla carica. Replica Calderoni

Da un lato Piano, Bachiorrini, Demarchi, Scaletta e Andreis ribadiscono che “Il Pas non è mai stata una soluzione idonea all’accoglienza degli stagionali africani nel periodo della raccolta della frutta”. Il sindaco: “La lista dei problemi la sanno fare tutti, la lista delle ‘soluzioni’ delle ‘proposte’ è tremendamente vuota!”

Immagine di repertorio - PH MAURO PIOVANO

Immagine di repertorio - PH MAURO PIOVANO

Continua il “botta-risposta” tra maggioranza e opposizione, a Saluzzo, sul dormitorio per braccianti e sul progetto PAS, Prima accoglienza stagionali.

Lo scambio epistolare si era aperto lo scorso 2 aprile, con un comunicato nel quale le minoranze chiedevano “certezze” sulla chiusura, per il 2020 del dormitorio nell’ex caserma Filippi, alla luce dell’emergenza epidemiologica del Covid-19.

A Pasquetta, sono poi giunti alle testate locali ben due comunicati stampa diramati dalle opposizioni. Il primo, firmato da tutti i consiglieri di minoranza, verteva sulla “stigmatizzazione” delle parole usate dal sindaco Mauro Calderoni nell’articolo comparso su Targatocn proprio il 2 aprile scorso.

Nella seconda nota (non sottoscritta questa volta dal consigliere Carlo Savio) Alessandra Piano, Fulvio Bachiorrini, Paolo Demarchi, Paolo Scaletta e Domenico Andreis sono tornati, ancora in volta, sulla questione.

Partendo dal presupposto che “Il Pas non è mai stata una soluzione idonea all’accoglienza degli stagionali africani nel periodo della raccolta della frutta, da giugno a novembre.

Da circa un decennio, prima e durante il Pas, la Città di Saluzzo ha dovuto subire grosse criticità, con continue emergenze sanitarie e di ordine pubblico, con campi autogestiti, assembramenti illeciti, occupazione abusiva di fabbricati (come il capannone di via Lattanzi e il PalaCrs), traffico di droga (come avvenuto nei giardini di Villa Aliberti), nonché trafficanti all’interno dello stesso Pas, manifestazioni di protesta degenerate in atti di violenza.

In ultimo ma non meno importante, notevoli costi di gestione e di investimento di ‘soldi pubblici’ a carico prevalentemente di Enti (Regione, Comune e banche). Solo nel 2018, la spesa complessiva è ammontata a circa 450.000 euro.

A questo proposito non possiamo dimenticare le dichiarazioni della Regione Piemonte: ‘Il Governo regionale è contrario a questo sistema di accoglienza, che dovrà essere profondamente rivisto e cambiato per il futuro. La città di Saluzzo e suoi abitanti non possono vivere in una situazione di assedio per numerosi mesi all’anno. Ed è altrettanto vero che non si può riversare l’intero problema sull’agricoltura, che necessita di manodopera straniera, ma non in misura così ingente e per così tanto tempo’.

L’emergenza sanitaria Covid-19 ha messo in evidenza la criticità e la debolezza di questa soluzione, che sino ad ora prevedeva l’assembramento di oltre 700 africani presso il Pas del Foro Boario e nelle sue adiacenze. Soluzione che, per tale motivo, come già precedentemente anticipato, non sarà più adottabile.

Da sempre si è sostenuto il principio della solidarietà diffusa sul territorio, strategia alla quale hanno risposto positivamente solo alcuni comuni del distretto frutticolo saluzzese (Lagnasco, Verzuolo e Costigliole). La mancata condivisione di questa strategia territoriale ha concentrato sulla città di Saluzzo l’accoglienza temporanea dei lavoratori stagionali africani impiegati nelle aziende agricole di tutto il saluzzese, non solo quelle di Saluzzo.

L’ alternativa, ma non è la sola, è quella di accogliere gli operatori stagionali all’interno delle stesse aziende agricole; soluzione che attualmente ha garantito l’ospitalità a circa il 70 % degli stagionali occupati in agricoltura.

Occorre necessariamente rafforzare questa strategia sburocratizzando le procedure amministrative al fine di favorire la collocazione di containers all’interno delle stesse aziende agricole, con autorizzazioni a tempo determinato, evitando complicazioni procedurali come quella del Comune di Saluzzo, che ha predisposto una vera e propria normativa contenuta nel Regolamento edilizio comunale. Occorrono norme di agile e rapida applicazione.

Complicazioni burocratiche che, in questi anni, non hanno favorito l’insediamento di strutture provvisorie, che peraltro sconterebbero costi di affitto stagionali alquanto contenuti; un container per 5/6 persone, con box servizi, comporta approssimativamente un costo stagionale complessivo di circa 1600 euro.

Questa soluzione garantirebbe il corretto equilibrio tra esigenza della manodopera agricola del comparto frutticolo saluzzese e la stessa città di Saluzzo.

 Certamente l’emergenza epidemiologica del COVID-19 cambierà molto usi, abitudini di tutti noi e anche nel settore agricolo ortofrutticolo, sarà necessaria una strategia diversa rispetto a quella perseguita nel passato.

Ci si deve soffermare sull’efficacia della legge regionale del 13 giugno 2016 (Giunta Chiamparino), che ha trovato scarsa applicazione nel saluzzese, nonostante sia prevista la possibilità di interventi edilizi per l’alloggiamento dei salariati agricoli stagionali, nonché finanziamenti a fondo perduto.

Fondamentale è la revisione della filiera regionale della frutta, che avvicini il produttore al consumatore, evitando le speculazioni a cui solitamente sono sottoposti i nostri agricoltori, anello debole della catena. Non si può pretendere che le mele raccolte dai frutticoltori ad ottobre 2019 non siano ancora state pagate.

Ma la spirale negativa colpisce tutto il comparto frutticolo, gli stessi magazzini della frutta che riscontrano difficoltà nel definire i prezzi. Mancano accordi strategici tra i vari protagonisti della filiera e una politica unitaria protezionistica del mercato della frutta delle regioni del Nord Italia (Piemonte, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna).

È necessario pensare di coinvolgere gli italiani che hanno perso il posto di lavoro a causa del coronavirus e quelli che percepiscono il reddito di cittadinanza, che dopo un anno sono ancora senza lavoro e per consentire alle imprese agricole di reperire la manodopera necessaria per non vanificare il raccolto, che danneggerebbe irrimediabilmente l’economia saluzzese.

Sono necessarie formule di contratto snelle, di durata temporale limitata (alcuni mesi) che permettano agevolazioni fiscali per le aziende agricole garantendo al contempo ai disoccupati o in cassa integrazione di percepire un reddito e di recuperare dignità con un lavoro”.

Nella stessa giornata, però, alle testate locali è giunta la replica del sindaco Calderoni, intervenuto “a proposito dell’ennesimo comunicato stampa della destra saluzzese”.

“Abbiamo imparato dalla storia – scrive – che ‘se si ripete cento volte una notizia falsa, l’effetto politico è uguale alla diffusione di una notizia vera’.

È una strategia che subiamo ogni giorno dai referenti nazionali della pattuglia nazional-sovranista saluzzese. A Saluzzo però non ha funzionato in passato e non funzionerà adesso. 

Basta parole. Aspettiamo i fatti perché oggi il Piemonte lo governa la Lega ed è già passato un anno dalla dichiarazione che “il Governo regionale è contrario a questo sistema di accoglienza”. Speriamo soltanto che anche quest’anno i saluzzesi non vengano abbandonati a sé stessi.

Contraddittorio, se non puerile, contestare anche i dati forniti dalla stessa Regione: non credete neppure a voi stessi? Il distretto frutticolo saluzzese ha impiegato nel 2019 ben 12.000 stagionali, 2/3 stranieri ed 1/3 africani.

Il principio della solidarietà diffusa sul territorio, a cui hanno risposto positivamente solo 4 comuni del distretto (Lagnasco, Verzuolo e Costigliole), è miseramente fallito soprattutto per la pressione politica leghista. 

La sburocratizzazione delle procedure amministrative per favorire la collocazione di containers all’interno delle aziende agricole c’è già e l’abbiamo definita noi con Allemano e Chiamparino. Le destre erano contrarie. 

Le linea guida per l’alloggiamento temporaneo dei lavoratori stagionali in agricoltura del Regolamento Edilizio Cittadino ne prendono atto, come qualsiasi professionista in buona fede ha compreso.

Condivido che mancano accordi strategici tra i vari protagonisti della filiera agroalimentare, ma mi chiedo perché ne scrivano al sindaco di Saluzzo invece di sollecitare Consiglio Regionale ed Assessore competente ad un maggior attivismo.

Cari Fulvio Bachiorrini, Alessandra Piano, Paolo Demarchi, Domenico Andreis, Paolo Scaletta, la lista dei problemi la sanno fare tutti, la lista delle ‘soluzioni’ delle ‘proposte’ è tremendamente vuota!”

redazione

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