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Economia | 23 aprile 2020, 16:03

Cassa in deroga: in Piemonte più del 70% delle richieste arriva dal terziario

Si stima che su 24mila domande, oltre 17mila si riferiscano al settore; di queste 6500 sono del commercio al dettaglio e 6200 della somministrazione: in totale sono 25mila i lavoratori sospesi

Cassa in deroga: in Piemonte più del 70% delle richieste arriva dal terziario

Commercio e ristorazione nella bufera Coronavirus. Lo dicono i numeri della cassa integrazione in deroga: in particolare, quelli della richieste giunte fin qui alla Regione. Si stima infatti - a livello piemontese - che su 24mila aziende che hanno fatto domanda, oltre 17mila siano appartenenti al terziario. Quindi più del 70%. Di queste, 6500 sono del commercio al dettaglio e 6200 nel settore della somministrazione. Per un totale di circa 25mila lavoratori sospesi.

In totale in Piemonte il numero delle imprese fino a 5 addetti che ha presentato domande è stato di circa 23.000 unità. Una situazione che è ancora più grave, in quanto non tiene purtroppo conto del ricorso agli altri ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori di imprese grandi, medie e piccole. Sfuggono ad esempio a questi dati le Imprese del commercio che sono multilocalizzate che devono accedere a procedure multiregionali o nazionali.

In questo quadro ancora di grande incertezza alcune certezze derivano da questi numeri – dichiara la presidente di Ascom Torino e di Confcommercio Piemonte Maria Luisa Coppa - una grande frattura per l’economia del nostro territorio che ha investito sul terziario e sul turismo, settori che hanno avuto più di altri una gelata economica senza precedenti. Servono subito risorse vere, misure di compensazione dei danni subiti in termini di crollo dei fatturati. Accanto ai prestiti, sono necessari indennizzi e contributi a fondo perduto. Dobbiamo iniziare a pensare a tagli della fiscalità in una sorta di anno a carico fiscale zero e ripensare la fiscalità nei prossimi anni".

"Dal turismo al commercio vediamo impatti traumatici su fatturati ed occupazione: il rischio è concreto – prosegue la presidente  Coppa – tutte le attività di commercio al dettaglio, tranne l’alimentare, dall’abbigliamento alle librerie, dai bar ai ristoranti hanno chiuso l’attività, sospendendo la loro funzione economica e sociale insostituibile nelle città. I numeri della cassa integrazione lo dimostrano chiaramente. Il timore è che senza soluzioni efficaci ed immediate questa rete imprenditoriale del territorio una volta superata l’emergenza sanitaria rischi realmente di non avere più le energie per ripartire”.

E sempre dal settore del commercio arriva anche l'allarme di Confesercenti: "O si interviene subito, o il settore della somministrazione rischia il default. A Torino sono circa 7.800 le attività, con oltre 21.000 occupati: bastano questi numeri - spiega il presidente Giancarlo Banchieri - per immaginare quale cataclisma economico e sociale si verificherebbe se queste attività non fossero sostenute in modo adeguato ed efficace. Purtroppo, quello della somministrazione è il settore che - per evidenti ragioni - ha chiuso per primo e riaprirà per ultimo. E anche quando gli si consentirà di riaprire, non potrà farlo a pieno regime per un lungo periodo. Abbiamo stimato che la chiusura abbia già comportato per le attività della somministrazione la perdita di circa un terzo del fatturato annuo. È per questo che facciamo appello ai diversi soggetti - pubblici e privati - che in qualche modo possono intervenire negli ambiti di loro competenza e sottoponiamo loro un decalogo di proposte - di tipo strutturale, finanziario e fiscale - che vanno attuate subito se non si vogliono compromettere definitivamente continuità aziendale e occupazione". 

Ecco il decalogo di Confesercenti

1 Possibilità di asporto

2 Ampliamento spazi all’aperto dei locali in deroga alle normative attuali senza oneri aggiuntivi

3 Prolungamento cassa integrazione e decontribuzione per i lavoratori che tornano attivi

4 Azzeramento tributi locali per i mesi di chiusura e abbattimento per i mesi di restrizioni

5 Abbattimento commissioni sui ticket restaurant e pagamento tramite app per fluidificare il servizio

6 Indennizzo a fondo perduto per i mesi di chiusura

7 Azzeramento costi moneta elettronica

8 Intervento sugli affitti per ridurne drasticamente il peso

9 Misure di distanziamento concretamente applicabili

10 Garanzia dello Stato al 100% sui prestiti e restituzione in 10 anni

redazione torinoggi

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