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Politica | 23 aprile 2020, 14:23

25 aprile a Fossano. La minoranza attacca il sindaco: "Ci vuole una bella faccia!"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera da Paolo Cortese, Rosita Serra, Vincenzo Paglialonga e Francesca Crosetti

25 aprile a Fossano. La minoranza attacca il sindaco: "Ci vuole una bella faccia!"

LA MINORANZA AL SINDACO: CI VUOLE UNA BELLA FACCIA!

Gentile Direttore,

dopo l’ultima diretta Facebook del Sindaco di Fossano sentiamo la necessità di fare alcune precisazioni importanti.

Il 25 aprile è Festa Nazionale di Liberazione perché ricorda il giorno in cui, nel 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale – presieduto, tra gli altri, da Sandro Pertini – proclamò l'insurrezione di tutti i territori contro il nazifascismo. E’ una data simbolo, ad alto valore civile. Come tale non la si tocca per fare altro.

Non è - ci dispiace per il Sindaco - la festa degli operatori sanitari. Meritevoli di tutta la nostra riconoscenza. Anzi, per i quali ci siamo spesi (per tempo!) con appelli inascoltati, per far garantire loro condizioni di lavoro protette, sollecitando il primo cittadino a fare pressione (potendolo fare come autorità sanitaria), con atti scritti alla Regione, ben prima che le trasmissioni TV nazionali arrivassero a rilevare il “disastro Piemonte”.

E’ singolare che proprio chi non ha agito politicamente avendone autorità, chi nelle accorate richieste rintracciò inutili allarmismi, chi lasciò, senza tentare il possibile e l’impossibile, la prima linea sanitaria di fatto sola e disarmata, adesso senta il bisogno di celebrarne le prodezze. E lo voglia fare proprio il 25 aprile.

Molti fossanesi hanno provato profondo imbarazzo quando le Rsa territoriali (Sant’Anna in particolare) hanno dovuto pubblicamente denunciare i gravi e sconvenienti giudizi espressi dal Primo Cittadino in una diretta Facebook.

Ma l’imbarazzo diventa sdegno se chi - non avendo mosso un dito e avendo, anzi, accusato di improvvida negligenza chi, con dedizione e incurante dei rischi, assisteva i malati covid - adesso ha la faccia di farsi promotore del loro eroismo civile, cercando di appropriarsi di un consenso che è solo loro. Di più. Con 365 giorni a disposizione, lo faccia proprio il 25 aprile. E’ una scelta che manca di rispetto a tutti. Al personale sanitario anzitutto. Il quale, per primo, stando ai nostri contatti, non ha gradito l’annuncio di una festa posticcia, il giorno della Liberazione.

Ai più giovani, ai quali occorrebbe ricordare che quella del 25 aprile non è una data qualsiasi, sulla quale si può appiccicare qualsiasi retorica sentimentalistica. Ma è una data di importanza capitale: senza la quale non saremmo ciò che siamo, non avremmo la nostra Costituzione e non avremmo potuto contare sull’affermazione estesa dei suoi inviolabili diritti.

A chi rappresenta la Città corre l’obbligo civico (e non è un optional) di fare memoria. Non quello di manipolarne il valore simbolico, in operazioni di ottundimento civile (che vogliamo credere non siano strumentali). 

Per noi il 25 aprile era, è e resterà il giorno che celebra, in modo esclusivo, chi morì per donarci la duratura pace. Per ricordare chi, giovanissimo, morì torturato, fucilato e impiccato senza rinnegare la signoria di un ideale antifascista, realizzato nell’idea più alta di libertà. Attuale oggi come allora. A quei padri noi sentiamo di dovere incondizionato rispetto. La Libertà, di cui abbiamo in questi 75 anni illimitatamente goduto, consente, a coloro che hanno memoria corta e povera, persino di dimenticare. Ma questo nulla toglie all’orgoglio che questa ricorrenza significa per l’Italia. Per tutta l'Italia e non per una sua parte. Per questo, per noi, il 25 aprile è festa della Liberazione. E basta.

 

I consiglieri di minoranza: Paolo Cortese, Rosita Serra, Vincenzo Paglialonga, Francesca Crosetti

 

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