E’ difficile dire se a Tende abbia fatto più piacere l’arrivo del Presidente Emmanuel Macron da Nizza in elicottero o del primo carrello delle ferrovie francesi partito da Limone, in Italia.
Fatto sta che due “arrivi” hanno caratterizzato una giornata che, senza le distruzioni, i lutti, i danni, l’isolamento, il timore per il futuro, sarebbe stata caratterizzata da una temperatura mite, da fine estate, dal sole e dai colori dell’autunno che da queste parti vanno dal rosso al marrone al verde intenso e che si confondono con l’azzurro del cielo.
Perché il cielo era terso, non come nel “giorno maledetto” quando l’acqua caduta a scrosci ha cambiato la geografia del posto, ha cancellato cimiteri, radici e ricordi e reso precario il futuro delle persone sopravvissute alla catastrofe.
Emmanuel Macron ha fatto di Tende la prima tappa del suo triste viaggio nella distruzione dell’arrière pays, con soste successive a Breil, dove ha annunciato la notizia del ritrovamento di un quinto cadavere e poi nel Tinée e nel Vésubie, altri epicentri del disastro meteorologico.
Sono un migliaio le persone mobilitate per portare aiuto alle popolazioni, è un via vai continuo di elicotteri e di vagoni ferroviari trasformati a Nizza per poter raccogliere più merci possibili.
La linea ferroviaria, da un lato tra Nizza a Breil e molto presto da Cuneo a Tende, in valle Roya, sta dando un minimo di speranza: sono ancora tante le località isolate via terra, mentre ci vorranno alcuni giorni perché il terno da Tende possa arrivare a La Brigue e Saint Dalmas e chissà quando potrà scendere fino a Breil e “liberare” anche Saorge e Fontan.
Le strade sono distrutte, i ponti caduti e ci vorrà tempo per ripristinare il passaggio, così la linea ferrata torna ad essere strategica, e lo sarà per lungo tempo.























