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Sanità | 24 ottobre 2020, 14:00

Nella seconda battaglia con il Covid la sanità cuneese potrà contare ancora una volta su pochi (e stanchi) soldati

A differenza della prima (anomala e nuova) ondata, la seconda si potrà affrontare con meno ”stress” sul comparto sanitario? Secondo i sindacati il rischio burnout è molto alto. Il nodo rimane la mancanza di personale confermato dallo stesso assessore Icardi. Si poteva fare di più in questi 4 mesi?

Nella seconda battaglia con il Covid la sanità cuneese potrà contare ancora una volta su pochi (e stanchi) soldati

La seconda ondata è in atto. La provincia di Cuneo, come il resto del Piemonte, non ne è esente. A dirlo sono i numeri relativi ai ricoveri ospedalieri - sia di terapia intensiva che non - in crescita. Il dato che giornalmente pubblichiamo è quello fornito quotidianamente dalla Regione, non suddiviso, quindi, sull’ambito territoriale.

Prendiamo il giovedì come “giorno-campione”: i ricoveri in terapia intensiva (per intenderci i malati più gravi) giovedì 22 ottobre erano 79 con un incremento di 39 posti occupati da pazienti Covid rispetto alla settimana precedente (dove i pazienti erano 40). La settimana ancora prima se ne contavano appena 16 (con una variazione di 24 unità).

Lo stesso incremento è ancora più evidente se si parla di pazienti positivi ospedalizzati (non in terapia intensiva). L’8 ottobre erano 311, la settimana successiva (il 15 ottobre) erano 595 (+284), giovedì 22 ottobre 1.226 (+631) con un incremento di più del doppio rispetto alla settimana precedente.

Questi i dati regionali.

Ma il trend in crescita anche in provincia ce lo confermava lo scorso giovedì 15 ottobre il dottor Valerio Del Bono primario di Malattie infettive dell'ospedale Carle nella puntata di #Backstage intervistato dal collega Nicolò Bertola. Nella trasmissione si parlava di 12 ricoveri ordinari nel suo reparto. Nell’intervista del collega Matteo Garnero di Telegranda effettuata a una settimana di distanza lo stesso primario parla di 40 ricoveri (il triplo in una settimana).  

Lo stesso trend è confermato anche nella zona dell’AslCn2 dal direttore Massimo Veglio. Nell’articolo di Ezio Massucco il direttore dichiara come in due settimane si sia passati da 5 ricoveri saliti a 17 già giovedì 15 ottobre e a 25 (di cui 6 in terapia semintensiva) solamente pochi giorni fa, lunedì 19 ottobre.

A 8 mesi dai primi casi Covid confermati in Piemonte la sanità si ritrova per la seconda volta - possiamo dirlo - sotto pressione. Questo nonostante siamo ancora lontani dai “picchi” della prima ondata quando i dati dell’Unità di Crisi regionale avevano registrato il record di posti occupati in terapia intensiva: era il 31 marzo - in pieno lockdown - e si contavano 458 pazienti (e oltre 3mila ricoveri ordinari). Il 9 marzo (primo giorno di blocco nazionale) si registravano 61 ricoveri in intensiva.

Ma a differenza della prima (anomala e nuova) ondata, la seconda si potrà affrontare con meno ”stress” sul comparto sanitario?

Un momento di lavoro del personale al Drive Through di Savigliano 

Sicuramente sul problema legato alla mancanza di Dpi si sono fatti passi avanti rispetto a marzo, così come si può dire che i pazienti che arrivano oggi in reparto hanno sintomi meno gravi. Ma questo - lo ha spiegato bene Del Bono - non lo si può al momento riferire a una variazione genomica del virus, quanto più al fatto che in primavera arrivavano in reparto pazienti dopo giorni di febbre a 39 e 40,  quindi in fasi già critiche. Inoltre, ora - come detto anche dal presidente Alberto Cirio a La 7 - c’è la capacità di isolare più velocemente i positivi (in 3-5 giorni, a febbraio in 18).

Per dirla in termini marziali... conosciamo meglio il nemico. Ma su quanti “soldati” possiamo contare per la seconda battaglia? Sembrerebbe, anche in questa nuova fase, troppo pochi.

Su questo punto l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Luigi Genesio Icardi interrogato dal collega Andrea Parisotto di Torinoggi.it ha risposto: “L’imbuto formativo che da anni affligge il sistema sanitario, soprattutto nell’area specialistica, oggi ci mette in difficoltà nel reperimento di anestesisti e di personale altamente qualificato da utilizzare nelle terapie intensive e nelle rianimazioni. La questione personale, più che quella dei locali, è la vera difficoltà che abbiamo”.

Nel video l’intervista all’assessore Icardi dove parla anche di: “un concorso dove partecipano 2700 Oss nel cuneese”.



“Reperire infermieri, Oss e anestesisti ora è quasi impossibile - spiega senza mezzi termini a Targatocn.it il segretario regionale alla Funzione Pubblica per la Cisl Alessandro Bertaina - Troppo facile adesso dare la colpa a qualcuno, bisogna reagire con quello che si ha. Fra 15 giorni inizierà a mancare personale. Abbiamo bisogno in provincia di almeno 200 Oss e 200 infermieri nel pubblico e di 250 Oss e almeno 100 infermieri nelle Rsa. Inoltre possiamo anche aumentare i posti in TI, ma senza anestesisti dove andiamo? Nell’estate - sia in ambito pubblico che privato - si poteva fare di più. Come Cisl a marzo ho attivato una scuola privata per Oss convenzionata che nei prossimi mesi diplomerà 60 operatori tra Cuneo e Torino. Ma perchè altri non si sono attivati nello stesso modo? Importante adesso in questa fase non ripetere gli stessi errori. Fondamentale separare i pazienti Covid dagli altri e evitare di ’sporcare’ gli ospedali.”

Le tende pre-triage allestite il 24 febbraio davanti al Santa Croce di Cuneo

Parla invece di un “sistema a un passo dal collasso” Davide Canetti, segretario provinciale della Nursind il sindacato delle professioni infermieristiche.

“Il personale che aveva affrontato la prima tornata - spiega - non è fisicamente e mentalmente in grado di affrontarne una seconda. Le aziende possono assumere tutto il personale necessario dichiarava l’assessore Icardi. Forse era il momento di farlo e avremmo personale addestrato ora. Quello assunto sino ad oggi non è sufficiente a garantire la riapertura dei reparti covid, l’assistenza domiciliare necessaria e ad eseguire gli accertamenti diagnostici. Sotto questo aspetto iniziano i primi disagi che non potranno che peggiorare. A distanza di 4 mesi, avremmo dovuto avere un quadro chiaro e preciso di tutte le aziende rispetto alle risorse impiegate, ai piani e alle iniziative intraprese sul piano organizzativo. Non ci sembra sia andata così. Le insufficienti assunzioni in parte sopperiscono ai tagli degli anni precedenti, alle assenze dei lavoratori fragili e alle maternità.” 

Un reparto Covid dell'ospedale di Verduno

Una mancanza di specialisti le cui responsabilità sono molteplici e, soprattutto, non legate alla sola gestione attuale dell'emergenza. A confermarlo anche il ginecologo specialista al Santa Croce di Cuneo Bruno Favilla, segretario aziendale Anaoo Assomed, sindacato medico.

”Possiamo palare di una programmazione fallimentare nella Sanità italiana negli ultimi venti anni almeno - commenta al nostro giornale - La carenza di specialisti è reale. I concorsi vanno deserti e questo dipende anche dal fatto che non si è investito in passato nelle borse di studio che creano gli specialisti. Ora paghiamo le conseguenze di queste scelte: da anni chi governa  il Piemonte, di qualsiasi colore politico, risparmia sulla Sanità pubblica. La politica è responsabile a tutti i livelli e, ripeto, da almeno 20 anni di tutte le mancanze che abbiamo oggi in sanità."

Ma in questi 4 mesi si poteva fare di più sull'incremento di personale?

"Nell’Aso in cui lavoro non siamo a conoscenza di un incremento numerico di personale rispetto a quelle che erano le nostre dotazioni nel marzo scorso. - continua Favilla - Teniamo inoltre presente che negli scorsi mesi stavamo cercando di recuperare tutte le prestazioni non urgenti lasciate indietro dalla primavera. I pazienti che attendono prestazioni ambulatoriali e chirurgiche saranno ancora una volta  penalizzati. La eventuale positività di personale sanitario aggraverà questa situazione. Io credo che lo scenario che si sta presentando potesse essere ampiamente previsto."


"Nell’ospedale di Cuneo
- conclude il segretario Anaoo - gli accessi di area Covid in Pronto Soccorso stanno aumentando, ci potrebbero essere alle porte chiusure di reparti, proprio perché qui come ovunque manca il personale. Al momento non ci sono ancora deficit dal punto di vista del funzionamento. Ma la situazione è in continuo divenire.”  

La sala ibrida del Santa Croce, fondamentale nella prima ondata per la gestione degli interventi urgenti




“Il piano predisposto a livello nazionale prevedeva il raddoppio dei posti letto di rianimazione e terapia sub-intensiva. - ci spiega il segretario alla Funzione Pubblica della Cgil Alfio Arcidiacono - Ogni ospedale individuato per la cura Covid ha dovuto attrezzarsi, ma questi posti assorbono un notevole numero di personale. Personale specializzato che manca. Come ammette lo stesso Icardi. Se si avvera la prospettiva dell’aumento dei ricoveri quello che può succedere è il venire  meno degli altri servizi sanitari. Questo ci preoccupa enormemente.   ”

Ma possono i dipendenti della sanità reggere un'altra ondata emergenziale come in primavera?

“I lavoratori sono sotto pressione. - conclude Arcidiacono - Ricordiamoci che anche con il calo della diffusione del virus c’è chi non si è mai fermato: penso al personale del Sisp, addetti ad eseguire i tamponi. Molte persone hanno fatto centinaia di ore di straordinario senza usufruire di ferie e riposi. E la prospettiva di ritornare di nuovo e in pochi mesi in una situazione di emergenza non rincuora. Il rischio burnout è altissimo.”

Daniele Caponnetto

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