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Attualità | 03 novembre 2020, 07:35

Maestra di Cuneo contrae il virus e denuncia: "Il sistema dei tamponi non funziona. E nemmeno quello del monitoraggio dei sintomi"

A casa dal 14 ottobre, ha fatto il primo tampone il 21 e il secondo ieri, 2 novembre. Ha preso il virus in famiglia, è stata poco bene ma nessuno l'ha chiamata né le ha mai risposto al telefono. "Per forza la gente va in ospedale, perché quando sei a casa sei abbandonato"

La coda ieri pomeriggio per il tampone

La coda ieri pomeriggio per il tampone

Elisa è una maestra di Cuneo. Giovane e sana. Da quando è ricominciata la scuola la sua vita è sempre stata casa lavoro, lavoro casa, con tutte le precauzioni. Ma ha preso il Covid, in un pranzo di famiglia, dove si è sentita libera di non indossare la mascherina e di non tenere le distanze.

Come è stato più e più volte detto, è proprio la famiglia il luogo che ha contribuito maggiormente, nelle ultime settimane, alla diffusione del virus. Lo ha capito a sue spese: "Uno dopo l'altro, ce lo siamo presi tutti", dice. 

La sua trafila, che non è ancora terminata, è iniziata lo scorso 14 ottobre, quando ha iniziato ad avere i primi sintomi. Aveva lavorato fino al giorno prima, dal 14 inizia a stare a casa. Con il marito, anche lui sintomatico, e con la bimba, che ha 6 anni.

Tosse, febbre, spossatezza, fiato corto, dolori toracici e progressiva perdita di gusto e olfatto.

Il primo tampone glielo fanno 9 giorni dopo. E' positiva. Lei e anche suo marito. La figlia, invece, risulta negativa. Non è più andata a scuola, in via cautelativa.

Il tampone arriva dopo giorni e giorni, nonostante mille chiamate o tentativi. Il monitoraggio non esiste. Nessuno la chiama per sapere come sta. Va a fare il tampone il 21 ottobre, in coda, con tutti i sintomi, in mezzo a chissà quanti altri positivi. "Se non avessi avuto sintomi riconducibili al Covid, ma solo un po' di tosse, probabilmente sarei uscita e avrei continuato ad andare al lavoro, a scuola, spiega. Nel mio ruolo di insegnante in particolare, un'attesa di 9 giorni per il primo tampone è davvero troppo lunga. Non ho mai pensato, in quei giorni, di andare in ospedale, anche se molti me lo hanno suggerito. Ho una famiglia, ma una persona anziana e sola cosa fa, se non può contattare nessuno e magari ha paura? Ne ho avuta anch'io, ho vissuto giorni di grande angoscia", ci spiega. 

Nel frattempo passano altri giorni, i sintomi vanno migliorando ma lei è ancora a casa, in attesa che la chiamino per il secondo tampone. La chiamano lunedì mattina 2 novembre: "Venga oggi alle 14.30".

Elisa va con il marito in corso Francia, all'Asl, dove ci sono tantissime persone in coda. Un serpentone che arriva fin quasi al cancello di uscita. Aspetta quarantacinque minuti e, una volta che tocca a lei, le dicono che il suo nominativo non compare. "Mi avete telefonato voi" - insiste. Passano altri dieci minuti, telefonate, imbarazzo. Dopodiché le fanno il secondo tampone, a lei e a suo marito.

Da ieri è partita l'attesa dell'esito. 

"Non ce l'ho con nessuno in particolare. Capisco perfettemante il delirio, ma questo è un sistema grottesco, che fa acqua da tutte le parti. Ma quale mappatura? E' andata a farsi benedire. Sono chiusa in casa dal 14 di ottobre e nessuno si è occupato di chiamarmi, di monitorare i miei sintomi, come mi era stato detto. Come fai a non spaventarti, a non pensare di andare in ospedale? Il caos nella gestione dei tamponi è totale, così come lo è la gestione di chi sta a casa, perché nessuno ti risponde più al telefono. Poi mi telefonano, mi dicono di andare per il secondo tampone, arriva il mio turno e mi dicono che non c'è il mio nome, che la prenotazione era per il giorno successivo. Non ci ho davvero più visto, mi sembrava di essere in una candid camera. Poi, comunque, lo hanno fatto a me e anche a mio marito. Il tampone, tra l'altro, una volta che vieni segnato sulla piattaforma, lo puoi fare solo tramite Asl e quindi non puoi nemmeno andare privatamente. Ad averlo saputo avrei fatto tutto senza telefonare a nessuno, mettendomi in isolamento e andando a fare il tampone a pagamento".

barbara simonelli

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