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Attualità | 14 gennaio 2021, 18:21

Nuovo ospedale unico di Cuneo, Legambiente e Pro Natura scrivono a Borgna: "Prima di decidere l'ubicazione, un incontro aperto ai cittadini"

Il due di presidenti, Bruno Piacenza e Domenico Sanino, esprimono i propri dubbi sulla struttura unica e sulla soluzione del Carle: "Cosa ne sarà del Santa Croce, a quel punto?"

Foto generica

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Non si fermano le discussioni sul futuro della sanità territoriale del capoluogo cuneese: a 24 ore di distanza dalla prima riunione del 2021 della commissione temporanea speciale dedicata a seguire l'iter di realizzazione del nuovo ospedale unico di Cuneo Domenico Sanino e Bruno Piacenza, presidenti delle sezioni cuneesi di Pro Natura e Legambiente, scrivono al sindaco Federico Borgna.

"Il primo interrogativo, a nostro giudizio, non è dove farlo, ma se ci serve effettivamente un ospedale unico - scrivono i due presidenti - . Quale sarà la medicina del futuro? Certamente l’epidemia in corso insegna che concentrare tutte le attività sanitarie in un unico edificio non è positivo; ci sono patologie, come il caso del Coronavirus, che richiedono aree indipendenti, isolate, meglio se lontano dalle città. Cuneo ha già questa opportunità e ha senso mantenere entrambe le strutture proprio per queste esigenze diverse".

Per gli scriventi il futuro della medicina "sarà la cura a domicilio, la prossimità, l'assistenza in remoto, mentre gli ospedali saranno invasi da tanta tecnologia che cambierà il loro aspetto e la loro funzione. Il futuro ci dice che dovremo muoverci di meno, soprattutto con i mezzi motorizzati".

Ma arrivando alla questione indubbiamente più importante - anche a seguito dei risultati dello studio di pre-fattibilità fatto realizzare dalla Fondazione Nuovo Ospedale Unico - , e ciò la scelta sulla possibile ubicazione, Pro Natura e Legambiente rifiutano la soluzione dell'ospedale Carle.

"Già in passato le nostre associazioni aveva preso posizione sull’importanza di mantenere il nuovo ospedale nel centro città, al Santa Croce, per svariati motivi tra cui la presenza della stazione ferroviaria (la ferrovia dovrebbe rappresentare il principale punto di forza per la scelta del sito) e il non consumo di suolo agricolo per realizzare il nuovo edificio. Questo è il punto più importante. La pandemia in corso ci ha messo in ginocchio ma ben più gravi saranno, a breve, le conseguenze del cambiamento climatico che non vogliamo in nessun modo prendere in considerazione. Non possiamo più permetterci di consumare neppure un metro quadrato di suolo fertile, perché di cemento ne abbiamo già troppo e in futuro si prevede una drastica diminuzione della popolazione per cui non sapremo che cosa farne delle tante case. Invece, il suolo con gli alberi e la vegetazione è il principale antidoto contro l’aumento della temperatura. C’è poi un altro aspetto che non viene preso adeguatamente in considerazione: come raggiungere il Carle con l’attuale viabilità? Impossibile. Quindi occorrerà prevedere nuove strade con ulteriore consumo di suolo".

Secondo gli scriventi "il Carle potrebbe mantenere il suo ruolo storico di edificio destinato alle malattie infettive, alla lunga degenza, alle emergenze o anche, senza interventi distruttivi del suolo, come polo alimentare o per la scuola infermieri. Poiché, dicono gli esperti, nuove pandemie sono previste in futuro, perché non conservare l’edificio che già era destinato a questo scopo?"

"C’è poi da tenere in considerazione anche l’aspetto paesaggistico - prosegue la lettera - . Al Santa Croce può essere realizzata una struttura in orizzontale che sostanzialmente non altera le altezze attuali. Invece l’impatto paesaggistico del nuovo Carle sarà devastante, visibile in lontananza con la sua mole di cemento".

"Qualora la scelta cada sul Carle (speriamo di no), quale sarà il destino del Santa Croce? Le “suggestioni” presentate ultimamente sembrano di difficile realizzazione anche per i costi elevati e le scelte (polo universitario, albergo per i familiari dei decenti al Carle, ecc.). Non possiamo pensare di lasciare questa enorme area al degrado (il vecchio Santa Croce insegna), né prospettare un utilizzo immobiliare in una città che già abbonda di case vuote".

In conclusione i due presidenti chiedono, prima della scelta definitiva sull'ubicazione della nuova struttura unica, un incontro pubblico con i cittadini.

redazione

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