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Attualità | 10 giugno 2021, 08:04

Ricostruire spazi per le comunità contro l'abbandono dei territori montani: l'esempio di Ostana e della Porta di Valle di Brossasco

Confcooperative Cuneo e Uncem Piemonte con la rassegna "Abitare la montagna" hanno approfondito il tema con esperti ed esperienze sul campo, analizzando anche il caso del comune di Fontecchio (AQ), colpito dal terremoto nel 2009

Il Centro polifunzionale “Lou Pourtoun” di Ostana (Foto archivio)

Il Centro polifunzionale “Lou Pourtoun” di Ostana (Foto archivio)

Ripensare le comunità e reinterpretarle per combattere abbandono, spopolamento e spaesamento dei territori e della montagna.

Il penultimo appuntamento con la rassegna di webinar “Abitare la montagna” organizzato da Confcooperative Cuneo e Uncem Piemonte, con il contributo della CCIAA di Cuneo e moderato da Marco Bussone, ha affrontato un tema decisivo nel panorama nazionale, per riflettere, anche con esperienze locali, sulle possibili strategie da mettere in campo per far incontrare imprese ed enti locali al fine di generare dialogo e interscambio per una nuova fruizione del territorio.

“Dopo un anno di pandemia è ancora più importante sapere cosa significa relazione, scambio, spazio” – ha commentato in apertura il presidente di Uncem Piemonte, Roberto Colombero “I luoghi di comunità possono diventare attrattiva per target differenti se si intercetta il giusto modo per valorizzarne il potenziale e la bellezza”.

“Per costruire una comunità è importante il percorso che si sceglie di intraprendere” – ha dichiarato Alessandro Durando, presidente di Confcooperative Cuneo – “Il tragitto risulta anche più importante della meta. Occorre saper ripensare gli spazi e reinventarsi, soprattutto dopo la pandemia”.

”Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito". Citando Saint-Exupéry, Ermete Realacci, presidente di Symbola, Fondazione per le qualità italiane, ha racchiuso in un pensiero tutto il processo che le comunità devono affrontare per affrontare i cambiamenti del futuro che includeranno anche la transizione verde e sviluppo della green economy. “I tempi devono essere giusti” – ha aggiunto Realacci – “Bisogna puntare sulla nostra identità, su ciò che ci rende unici e intrecciare il tutto alle nuove sfide del progresso”.

Antonio De Rossi, docente del Politecnico di Torino - Istituto Architettura Montana, ha portato all’attenzione dei partecipanti tre casi di studio che hanno visto luoghi protagonisti di un percorso di rigenerazione, uno di questi è il paese di Ostana.

“Ostana contava 1200 residenti nel 1921, a fine degli anni Novanta è arrivata ad avere 5 abitanti fissi, numeri che segnano la fine di un paese” – ha spiegato De Rossi - “Oggi, invece, è diventato un luogo culturale, di opportunità, attrattivo per i giovani, ma anche per persone che arrivano da altre parti d’Italia e dall’estero. La scelta è stata certamente coraggiosa, ma ha pagato. Il segreto è stato quello di valorizzare le peculiarità del paese e offrire allo stesso tempo dei servizi innovativi”

Servizi che difficilmente sono reperibili in tutti i paesi montani, ma che generano un importante “flusso di corrente”, come ha spiegato Daniele Orusa, gestore della Porta di Valle di Brossasco in Val Varaita.

“La nostra è un’idea che si è evoluta nel tempo, cercando di incontrare anche le esigenze di sostenibilità economica. Noi siamo un posto di “passaggio” in entrata e in uscita, in qualche modo raccontiamo tutto il territorio a chi passa da noi. - ha commentato Orusa - "Offriamo più servizi: bar, vendita di prodotti tipici, una libreria specializzata, agenzia viaggi con servizio di accompagnamento e prenotazione. Una porta genera corrente se aperta e se il flusso è ben canalizzato conoscere il territorio p unca carta vincente per diventare punto di incontro, riferimento e confronto per gruppi di persone diverse".

Ripensare nuovi spazi e modi di progettare connubio società comunità non è solo un modo per contrastare lo spopolamento, ma anche per rigenerare luoghi colpiti da gravi calamità naturali, come ha spiegato Sabrina Ciancone, sindaco di Fontecchio, che sta ricostruendo il borgo distrutto dal sisma del 2009 immaginando nuovi percorsi per le comunità che vivono sul territorio.

“Ospitiamo residenze d’artista, puntiamo molto sulle nostre tradizioni e sulla nostra identità, di cui siamo orgogliosi" - ha spiegato il sindaco - "Ricostruire un paese dopo un terremoto è un processo lungo e complesso che deve fare i conti anche con le esigenze che cambiano. Non è semplice superare il trauma del terremoto e riappropiarsi della bellezza e dei nostri spazi.  I nostri luoghi e il ostro rapporto con essi sono stati tutti legati da una lettura simbolica e funzionale: come la torre medievale, il palazzo 700 che ospitava la ex scuola elementare che ora è un centro culturale". 

Il prossimo appuntamento con la rassegna "Abitare la montagna" è in programma per martedì martedì 6 luglio alle 18. Per informazioni e iscrizioni telefonare allo 0171 451711 o scrivere a segreteria.cuneo@confcooperative.it

 

 

Arianna P.

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