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Attualità | 24 giugno 2021, 09:31

Il rifugio Bagnour, tra antichissimi pini cembri nel meraviglioso bosco dell'Alevé [VIDEO]

Livio ed Elisa gestiscono una struttura immersa fra specie diversificate e protette di flora e fauna ed endemismi come la Branchipus blanchardi (Anostraca), minuscola aragosta d'alta quota, lunga poco più di un centimetro

Il rifugio Bagnour, tra antichissimi pini cembri nel meraviglioso bosco dell'Alevé [VIDEO]

I lunghi aghi, le possenti radici che li ancorano saldamente al terreno e la grande circonferenza fanno di loro le "regine delle Alpi". Sono gli antichi pini cembri, che dimorano nella loro magnificenza nel bosco dell'Alevé in Valle Varaita, dove si possono trovare conifere che superano i settecento anni di età. 

Presso il rifugio Bagnour (2017 m), nelle vicinanze del piccolo lago, si può ammirare una di questa specie protette che vanta 550 anni. Con 360 centimetri di circonferenza e i suoi 18 metri di altezza, è inserito nell'elenco degli alberi monumentali d'Italia. Dal 1949 il bosco dell'Alevé è inserito nel Registro Nazionale dei boschi da seme, dal 2000 è stato inserito nella rete Natura 2000, e dal 2006 è entrato a far parte del Parco regionale del Monviso. 

Abbiamo raggiunto il rifugio gestito da Livio Martino insieme a Elisa Tosco, inebriati per tutto il percorso dall'aroma dei pini cembri del bosco dell’Alevè, dalla luce che filtra tra essi, dalla ricca e diversificata flora e dai richiami della fauna unica che vive nel bosco; tra questi, endemismi come la Branchipus blanchardi (Anostraca), minuscola aragosta d'alta quota lunga poco più di un centimetro, dalla colorazione semitrasparente, che nuota in piccole pozze sulle Alpi. 

Un rifugio, il Bagnour, conosciuto per la sua polenta, le sue crostate ma anche per i libretti che edita: i "Quaderni del Rifugio Bagnour”: scritti da Rita Sperone e Massimo Tosco, genitori di Elisa, e illustrati da Marco Bailone, raccontano storie ambientate in questo bosco, dove una vita intensa e piena di sorprese scorre nascosta a chi lo attraversa. 

Un presidio alpino che fa cultura, dove gli animali sono i protagonisti: c’è la nocciolaia smemorata e generosa, la cincia pettegola e peperina. E poi la cinghiala, madre sempre in apprensione per i suoi piccoli, la volpe sorniona e l’aquila che domina quel mondo dall’alto. In una di queste storie c’è anche una gallina innamorata. Ma non solo di animali si narra, si racconta anche di tradizioni come la Baìo e i Sarvanot, dispettosi folletti di queste valli. Il vero protagonista, però, è il grande cembro che governa quel mondo con la sua saggezza. 

Ai nostri microfoni il gestore Livio Martino racconta la fortuna di gestire un presidio immerso in tanta bellezza 

Tiziana Fantino

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