Seducente il “passaggio in India” che ci offre il Caffè Letterario di Bra con “L’arte dell’henné a Jaipur” (Neri Pozza). La scrittrice Alka Joshi ci conduce per mano, attraverso il tempo e lo spazio, nell’India appena liberata dai lacci dell’Inghilterra.
Siamo nel 1955 e le condizioni di vita per le donne non sono il massimo: la moglie viene ancora considerata una proprietà del marito, il quale può maltrattarla e picchiarla quanto vuole; il divorzio non è concepito, così come la fuga dalla famiglia; men che meno le donne vengono incentivate a lavorare, se per lavoro s’intende il frutto del proprio ingegno ben retribuito e non il mero sfruttamento.
Laskhmi Shastri, la protagonista del romanzo d’esordio di Alka Joshi che ha già conquistato le classifiche internazionali, non ci sta. Non è nata per subire, soffrire ed essere trattata come un oggetto. Raccoglie in sé tutto il coraggio che possiede e scappa lontano, portando così “L’arte dell’henné a Jaipur”. Il suo progetto è dipingere le mani, i piedi e le braccia delle sue clienti come nessuno ha mai fatto prima: non soltanto ci riesce, ma entra anche nelle grazie della società benestante che inizia a considerarla una guaritrice, oltre che un’artista, in modo da poter raggiungere a poco a poco la propria indipendenza.
Curiosità. L’henné (o mehendi) di cui si parla nel libro è usato per decorare la pelle da oltre cinquemila anni. In India, Pakistan, Cina, Medio Oriente e Nord Africa, le piante di Lawsonia inermis (questo il suo nome scientifico) crescono in abbondanza, grazie al clima caldo. Gli arbusti, di cui si macinano foglie, fiori e steli per ottenere l’henné in polvere, sono facili da reperire e poco costosi. Oggi ci sono ovunque henné stylist abili nel ricreare disegni e decori sempre più originali ed elaborati.
Tornando al libro, tutto procede secondo i piani, finché in città non arrivano due personaggi inattesi: il suo ex marito e una sorellina della cui esistenza Laskhmi non era a conoscenza. Come potrà a questo punto conciliare la carriera con l’amore e l’impegno nei confronti della piccola? La domanda è, in realtà, la stessa che si pongono moltissime donne in Occidente, tracciando così un filo rosso tra l’India di metà secolo scorso e il nostro presente.
Tra suoni, colori, profumi e rituali indiani, siamo tenuti stretti alle pagine fino ad un emozionante happy ending. Per me “L’arte dell’henné” è un libro bellissimo che dà l’immagine di un Paese dalle mille sfaccettature, un richiamo sulla condizione delle donne, sul loro riscatto senza perdere femminilità. E una grande lezione da custodire. Namasté!














