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Economia | 05 ottobre 2022, 07:00

Germania: altro che transizione ecologica, si torna al carbone

Il governo Scholz, che conta due esponenti dei Verdi in ministeri chiave come gli Esteri e l’Economia, sta tornando metaforicamente a spalare il carbone

Germania: altro che transizione ecologica, si torna al carbone

Il governo Scholz, che conta due esponenti dei Verdi in ministeri chiave come gli Esteri e l’Economia, sta tornando metaforicamente a spalare il carbone. Dovranno farsene una ragione gli elettori che hanno votato quelli che promettevano la transizione ecologica, anzi che ne stavano già attuando la parte più critica per l’economia, cioè la chiusura delle centrali “inquinanti”. Ora, infatti, gli impianti a carbone stanno riaprendo. E dovranno accettare in fretta questo cambio di rotta, perché la stagione fredda si avvicina. Certo, il governo dice che si tratta di misure temporanee, ma quanto dureranno? Dureranno fino a che sarà necessario, ovvio, e non sembra che si tratti solo di un inverno o due, specialmente dopo che il progetto Nord Stream è stato concretamente e criminalmente “messo in pausa”. Dunque, dopo la promessa di abbandonare completamente l’elettricità derivante dal carbone entro la fine del prossimo decennio, la Germania rimette in funzione persino le centrali a carbone “bruno”, il materiale più inquinante e con il maggiore impatto sulle risorse idriche. Berlino deve puntare nuovamente anche sul nucleare, perché esiste il rischio di blackout generalizzati nel corso dei prossimi mesi. Come riferisce il sito Strumenti Politici, il ministro dell’Economia e vice cancelliere Robert Habeck sminuisce la questione dicendo che i depositi di combustibile sono quasi pieni e quindi basteranno per l’inverno, ma il rischio di restare al buio è reale. Un piccola speranza per i Verdi al governo viene solamente dai dati sulle fonti rinnovabili: nell’energia tedesca le quote del fotovoltaico e dell’eolico sono cresciute, quest’ultimo in particolare dal 18 al 25%. Sarebbe un indicatore molto positivo in tempi normali, ma quelli che stiamo vivendo sono, purtroppo, tempi eccezionali.

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