Diamo per scontato che conosciate Franco Gotta, ma se non siete sul pezzo vi aggiorniamo al volo: artista nato a Bra nel 1952 stupisce ed emoziona, grazie ad un grande senso estetico ed una pittura fortemente espressiva.
Le sue opere uniscono creatività, colori e visione, mirando a creare un dialogo tra le tele ed il pubblico ed è proprio la partecipazione dello spettatore che rende ogni suo quadro completo.
La sua idea artistica si esprime come uno sguardo innamorato alla terra d’origine, custodita dall’immagine della sua musa: la Luna, foriera di sogni e di misteri, ricca di fascino, miti e di simbologie femminili.
Ecco, la premessa era necessaria per farvi sapere che fino a domenica 11 giugno la storica Distilleria Vieux Moulin di Elena Borra, a Costigliole d’Asti, accoglierà un’ampia mostra proprio su Franco Gotta. Vernissage sabato 20 maggio in occasione della cena in barricaia, classico appuntamento che mette d’accordo tutti, appassionati e semplici curiosi, solitari e famiglie.
Orario di visita alla distilleria e all’esposizione pittorica di Franco Gotta, dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 12 e dalle 14 alle 18. Su prenotazione il sabato e la domenica, chiamando al numero 0141/969285. Non resta che andarci.
3 domande (+1) all’imprenditrice Elena Borra, titolare della Distilleria Vieux Moulin
Matteo Gotta, figlio d’arte (è proprio il caso di dire), è stato per noi a casa di Elena Borra. Ecco il ritratto dell’imprenditrice astigiana che viene fuori dalla sua intervista.
Elena, cosa pensi del connubio tra pittura e tradizioni secolari del gusto, nello specifico la tua distilleria di grappe?
«Penso che la tradizione artigiana sia anch’essa una forma d’arte. Così come la pittura è una forma espressiva che usa come veicolo le immagini e quindi la vista, anche la grappa è una forma espressiva che tocca più sensi, il gusto, l’olfatto e la vista. Credo che la pittura sia l’espressione di un’idea che diventa visibile attraverso la forma e il colore, grazie all’artista. Allo stesso modo, un distillato è la manifestazione di un’idea che diventa fruibile dagli altri, grazie all’arte della distillazione, alla tradizione e alla ricerca».
Che rapporto hai con l’arte, intesa in tutte le sue forme, quindi anche con la pittura?
«Direi che la pittura, così come la musica, sono forme d’arte che ci permettono di provare emozioni, risvegliano ricordi sopiti, ci permettono di viaggiare, stando fermi».
Quali emozioni ti suscita l’arte di Franco Gotta?
«La forma espressiva della sua pittura tocca forme archetipiche; i cerchi, la luce, le ombre, il sole, la luna, sono parti di noi che attraverso i suoi quadri riconosciamo, ritroviamo. Toccano anche aspetti vicini alla spiritualità con cui troppo spesso, pur essendone sostanzialmente intrisi, perdiamo il contatto. Sono un invito a fermarsi un attimo, a ritrovare il tempo per pensare, per pensarsi».
L’Italia è la nazione più ammirata al mondo per paesaggi, patrimonio storico e artistico, enogastronomia e intraprendenza dei suoi abitanti. Che ne pensi?
«Noi italiani siamo semplicemente diversi, e non lo dico per superbia, l’arte e la bellezza sono nel nostro DNA. Noi siamo arte e sappiamo essere artigiani e artisti senza sforzo, basta lasciarsi andare ed essere noi stessi. In questi anni “strani” occorre lavorare affinché questa nostra capacità innata non venga sepolta dal “brutto”, dal “senso di vuoto” e ogni occasione capace di risvegliare queste nostre “abilità” è una benedizione».













