Da lunedì 23 giugno Cascina Vecchia è tornata ufficialmente nella disponibilità del Comune di Cuneo. Dopo la rinuncia comunicata verbalmente già a febbraio, è stata formalizzata la risoluzione consensuale del contratto con Open Baladin, che avrebbe dovuto insediarsi nell’immobile con un locale di ristorazione. Gli atti sono stati sottoscritti tra le parti, chiudendo di fatto un capitolo che aveva generato grandi aspettative.
La questione è tornata in Consiglio comunale attraverso un’interpellanza a nome di Giancarlo Boselli, capogruppo degli Indipendenti, che ha riportato le dichiarazioni di entusiasmo di assessori e vicesindaco al momento della concessione: "Dicevano: 'Siamo convinti che Open Baladin saprà fare altrettanto bene anche a Cascina Vecchia'… ma quelle rosee previsioni non si sono avverate".
Boselli ha poi accusato la Giunta di aver gestito male la vicenda: "La sindaca ha persino ringraziato la società per la disponibilità a risolvere il contratto. Se questo è porre al primo posto l’interesse pubblico, come diceva un vecchio assessore (Nello Streri N.d.R.), suma bin ciapà".
Ha quindi posto tre domande: se si ritenga che la vicenda abbia danneggiato l’immagine del Comune, se l’accordo tuteli davvero l’ente e quali tempi e soluzioni si intendano adottare per evitare l’abbandono del bene.
Claudio Bongiovanni (Cuneo Mia) ha ricordato che il progetto prevedeva 600.000 euro di introito per il Comune, ma dall’operazione ne sono entrati solo circa 57.000 tra canoni e cauzione: "Almeno uno dei due fabbricati è agibile – ha aggiunto -, si potrebbe usare per incontri, associazioni, quartieri. Mettiamolo a disposizione della città".
Ugo Sturlese (Beni Comuni) ha insistito sulla valenza culturale dell’edificio: "È un unicum forse anche a livello europeo. Lasciarlo inutilizzato è inaccettabile. Si dovrebbe costruire un progetto attorno alla sua identità storica".

Il consigliere Franco Civallero (Forza Italia) ha invece difeso la scelta della società: "Hanno avuto il coraggio di fermarsi per tempo. Poteva andare molto peggio. Ora abbiamo la disponibilità dei locali, e potremo cercare qualcuno di nuovo".
L’assessora Cristina Clerico ha risposto rivendicando la correttezza dell’operazione: "Abbiamo riottenuto il bene in tempi ragionevoli, trattenendo i canoni e il deposito cauzionale. Ora dobbiamo essere rapidi nel rilanciarla. A luglio contiamo di avviare un percorso in commissione per nuove procedure di affidamento".
Ha ribadito il valore storico della cascina e l’intenzione di coinvolgere la comunità nel futuro del bene: "È un pezzo di storia, uno spazio che va restituito alla cittadinanza".

Ma Boselli ha replicato duramente: "Ancora una volta l’assessora non risponde alle domande. Non si dimentichi che la responsabilità politica di questo fallimento è sua. Dopo una vicenda simile, quale gestore vorrà ancora farsi avanti? Si è creato un danno all'immagine e un’idea pericolosa: che con i beni pubblici si possa fare e disfare a piacere. Ma non sono beni privati. Sono beni della città".

Ricordiamo che il progetto ha previsto la creazione di spazi per attività culturali legate alla storia del luogo e al rapporto tra uomo e terra, nonché strutture ricettive e commerciali connesse al mondo rurale. Sono stati riqualificati due fabbricati rurali all’interno di un’ampia area verde, con la conservazione dell’antica muratura perimetrale. L’intervento ha inoltre garantito la disponibilità e accessibilità degli spazi per la comunità a scopo ricreativo e didattico.
I lavori sono stati eseguiti dall’impresa Fantino Costruzioni S.p.A. di Cuneo e sono terminati, con un investimento complessivo di circa 2,25 milioni di euro, finanziato in parte con fondi statali destinati alla riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie e in parte con fondi comunali.












