È morto a 57 anni Fabrizio Rivotti, scultore originario di Vignolo, ricoverato da qualche tempo all’ospedale di Cuneo per una malattia. La notizia arriva a un solo giorno di distanza dalla scomparsa del padre, Mario Rivotti, classe 1937, i cui funerali si sono celebrati questa mattina, giovedì 3 luglio, alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo a Boves. Fabrizio lascia la mamma Liliana, il fratello Roberto e la sorella Simona con il marito Renzo, il figlioccio Victor, il padrino Roberto e tutti i parenti.
Diplomato nel 1986 al Liceo Artistico Ego Bianchi di Cuneo, Rivotti aveva vissuto una stagione artistica intensa e ricca di sperimentazioni. Appena dopo il diploma si trasferì a Barcellona, dove, insieme a un amico fotografo, entrò in contatto con l’ambiente creativo della moda. Era un periodo in cui la Spagna rappresentava un punto di riferimento per le nuove tendenze artistiche europee: lì prese forma il suo percorso ibrido e articolato, che lo portò a spaziare dalla moda alla pittura, fino alla scultura, cercando sempre nuove forme espressive.
Al suo rientro in Italia, iniziò a proporre le sue collezioni di moda a diverse aziende italiane del settore, ottenendo riscontri positivi che gli consentirono di realizzare le sue prime linee. Partecipò a diversi concorsi internazionali e manifestazioni artistiche, come la Biennale Internazionale del Mediterraneo di Roma, l’Europe d’Art d’Art in Francia (dove rappresentò la moda giovane italiana), “Segno Moda” al Teatro Goldoni di Venezia e la Settimana della Moda Italiana a Tunisi, organizzata dall’Ambasciata d’Italia.
Fu anche consulente per importanti marchi e stilisti come Ittierre, D&G, Exte, Moschino, Toni Mirò e Valentin Toledo. In quegli anni, la sua creatività trovò forma in opere di forte impatto visivo, come borse in lattice che imitano pietre naturali, gilet in maglia di ferro o capi dotati di un codice identificativo per comunicare informazioni personali.
Quando il sistema moda iniziò a limitare la sperimentazione per seguire logiche di mercato, Rivotti si allontanò da quel mondo per dedicarsi alla ricerca artistica più pura.
Negli ultimi anni aveva concentrato la sua produzione sulla scultura, forma in cui trovava piena espressione la sua poetica: un astrattismo ancora legato alla realtà, dove la figura non è più punto di partenza ma punto d’arrivo, in un’esplosione dinamica. In parallelo, aveva iniziato a utilizzare anche tecnologie 3D, lavorando sul concetto di “assenza/presenza” e sulla simultaneità di diversi spazi nello stesso istante.
Aveva esposto in manifestazioni come la Florence Biennale, all’Expo 2014 come rappresentante dell’arte italiana e al Maec Art Expo. Collaborava attivamente con artisti e galleristi in diverse città europee, tra cui Mosca, Praga e Barcellona.
I funerali si svolgeranno celebrati domani, venerdì 4 luglio alle ore 10.30 nella chiesa Parrocchiale di Santa Croce di Vignolo.