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Attualità | 16 febbraio 2026, 15:23

Donazione di organi, Vergnano (AIDO): "Un errore non può demolire un sistema che salva migliaia di vite"

In Italia sono più di 8mila le persone che attendono un trapianto. Dal 2022 ad oggi sono 83mila quelle salvate

"Quello che è successo al bambino di Napoli è una padellata in piena faccia e mette in crisi un sistema serio, che funziona benissimo". 

Sono, queste, le parole di Gianfranco Vergnano

Un nome che in provincia di Cuneo significa AIDO, Associazione donazione organi. 

Vergnano è presidente del gruppo intercomunale Aido Bra Langhe, Roero; è vice vicario provinciale di Aido provinciale, consigliere regionale di Aido Piemonte e in passato è stato segretario di Aido nazionale.

Nessuno meglio di lui, in questa provincia, conosce il mondo della donazione di organi, causa per cui si spende da quando sua madre è deceduta per un'epatite C. Si ammalò a causa di una trasfusione infetta. Avrebbe potuto salvarsi con un trapianto di fegato, ma non venne ritenuta, stante l'età, trapiantabile. Aveva 70 anni. E non venne nemmeno messa in lista di attesa. 

Sono migliaia e migliaia le storie di chi ha dovuto fare i conti con la necessità di un trapianto o con la drammatica domanda su un proprio caro, per dare il consenso per il prelievo. 

Situazioni in cui nessuno vorrebbe trovarsi, ma che accadono. Per chi ha acconsentito alla donazione degli organi - 20 milioni di persone in Italia - la possibilità di diventare effettivamente donatore è nettamente inferiore a quella di aver bisogno di un organo. 

E' quattro volte più probabile, nel corso della propria vita, essere un trapiantato che un donatore. E, cosa che non si ricorda mai abbastanza spesso, una persona che muore e alla quale vengono prelevati gli organi, salva otto persone. 

Eppure, quanto accaduto all'ospedale Monaldi di Napoli su un bambino di poco più di due anni sul quale è stato trapiantato un cuore danneggiato perché conservato male, crea un danno enorme a tutto il movimento e in parte vanifica i lunghi anni di lavoro sul territorio da parte di associazioni, come l'Aido. 

"Aido è nata nel 1973 a Bergamo. La sezione cuneese c'è dal 1976, prossima al compimento dei 50 anni. In questi anni è stato fatto un lavoro enorme. Decine di migliaia di persone oggi vivono grazie ai trapianti. Il sistema in Italia funziona in modo impeccabile. Non può, un errore, screditare questo lavoro eccellente".

Dal 2022 ad oggi, in Italia, sono state 83.380 le persone che hanno ricevuto un organo da una persona deceduta. 

E, ad oggi, ci 8.560 persone in attesa. 

Solo il trapianto di fegato, di cui l'ospedale Le Molinette di Torino è uno dei centri di riferimento assoluti, ha tempi di attesa inferiori ai 2 anni. Per il pancres si attendono mediamente 6,4 anni. Per un cuore più di 3. 

Ecco perché AIDO fa così tante campagne di sensibilizzazione sulla donazione degli organi, invitando proprio in questa fase, con il passaggio obbligatorio per tutti dalla carta di identità cartacea a quella elettronica, ad esprimere il proprio consenso. 

"Il 38% delle persone dice no - continua ancora Vergnano. Umanamente capisco la paura. Si tratta di un tema delicatissimo. Molti pensano che il prelievo degli organi da una persona che ha ancora il cuore che batte significa che si sia intervenendo su qualcuno ancora in vita. Non è così. Se c'è la morte cerebrale, la persona è morta, anche se il suo cuore batte ancora. E' morta, ma può salvare otto vite. Sono discorsi complessi e dolorosi, ma non mi batterò mai abbastanza per far passare questo messaggio: donare è bello". 

Conclude auspicando che quanto accaduto al povero bambino di Napoli venga chiarito e si faccia luce su eventuali responsabilità. Ma, ribadisce, "un errore non può demolire ciò che è stato fatto in tutti questi anni. Non si può demonizzare un sistema che funziona molto bene per un episodio drammatico ma isolato". 

Dati alla mano, i trapianti nel 2025 sono diminuiti di circa 1000 unità rispetto all'anno precedente. Un calo non imputabile, quindi, al solo caso di Napoli. 

C'è qualcosa di più profondo, che ha a che fare con l'etica e la fede, con il dolore e il proprio credo sulla morte. 

Per provare ad invertire questo calo, sarà necessario comunicare, lavorare sulla forza del dono e sul fatto che la donazione di organi salva vite umane. Più di 83mila persone salvate in 20 anni è quasi tutta la popolazione di Cuneo e Alba insieme. 

Tante persone, tante vite. Basta un sì al momento della richiesta o del rinnovo della carta di identità oppure basta recarsi alla propria Asl. Ancora, attraverso l'AIDO, che già conta 1,5 milioni di adesioni o con una dichiarazione scritta.

Esprimere il proprio sì (o il proprio no) significa anche evitare che la decisione venga presa dai propri familiari, mettendoli di fronte ad una scelta importante in un momento di grande dolore. 

La cosa più semplice è scegliere per se stessi in piena coscienza. Sapendo che la scelta si può modificare in qualunque momento. 

Barbara Simonelli

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