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Curiosità | 19 febbraio 2026, 07:08

“100 di questi anni”: Elio Tavella, orgoglio di Casalgrasso, festeggiato dal sindaco Donetto e dalla cittadinanza

Un traguardo degno di entrare negli annali del paese. Il momento è stato celebrato in un incontro con il primo cittadino e i familiari, rievocando il passato di bersagliere e le tragedie della Seconda Guerra Mondiale

Elio Tavella, 100 anni, insieme ai familiari e al sindaco Gianni Donetto

Elio Tavella, 100 anni, insieme ai familiari e al sindaco Gianni Donetto

Mai come in questo inizio d’anno Casalgrasso ha vissuto un evento importante, con il suo meritevole rappresentante. Elio Tavella ha infatti compiuto lo scorso 16 febbraio 100 anni. 

Un ragguardevole e storico traguardo, che non si vive propriamente tutti i giorni, non solo raggiunto con profonda gioia dal diretto interessato, ma vissuto con altrettanta emozione dai suoi familiari che gli hanno tributato l’affetto che meritava il momento. 

A questa circostanza non poteva mancare il sindaco del paese, Giovanni Donetto, che ha gli fatto visita a casa, rivolgendogli la più sincera stima e ammirazione per i molti passi di vita compiuti sinora, tra tanti sacrifici passati e le premure sempre avute della sua famiglia. L’occasione è stata propizia anche per scattare insieme una foto ricordo. 

A sintetizzare l’essenza di Elio, classe 1926, la figlia Elisa, storica farmacista di Casalgrasso nell’attività di via Torino. 

Mio padre ha avuto una vita lunga e variegata. Dall’infanzia trascorsa in Francia, a Marsiglia, dove i genitori gestivano una pasticceria presso il Vieux Port, all’adolescenza in Toscana, frequentando il Nautico a Livorno. – ha spiegato - Dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la sua famiglia è stata costretta a rimpatriare in quanto per i francesi gli italiani erano considerati dei nemici”. 

Le vicende della guerra hanno segnato profondamente il suo essere, ma ha sempre saputo reagire, come ci ha illustrato ancora Elisa: “È arrivata la deportazione in campo di concentramento, dove ha visto morire amici e commilitoni. Dopo la liberazione, rimasto orfano di padre, ha vissuto per vent’anni a Genova con la madre, lavorando nella sua attività di liquorista. 

Con il matrimonio il trasferimento in Piemonte, a Monticello d’Alba, paese d’origine di mia mamma. Poi, finalmente, i miei genitori mi hanno seguita a Casalgrasso, dove ha conosciuto tanti nuovi amici. Mio padre ha sempre avuto una gran ‘voglia di vivere’ e la vita lo ho premiato. Ha sentito fortemente l’appartenenza al corpo dei Bersaglieri e come si dice “bersagliere a vent’anni, bersagliere fino a cent’anni”.

Cristiano Sabre

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