Arianna Fontana nel mito. Con l’argento nella staffetta femminile sui 3000 metri dello short track a Milano-Cortina 2026, l’atleta azzurra ha infatti messo al collo 14 medaglie olimpiche, superando il record di Edoardo Mangiarotti, lo schermidore che tra il 1936 e il 1960 fu capace di conquistare 6 ori, 5 argenti e 2 bronzi (8 medaglie nella spada e 5 nel fioretto) nell’arco di 5 edizioni dei Giochi.
La campionessa valtellinese, da parte sua, ha vinto 3 ori, 6 argenti e 5 bronzi da Torino 2006 a Milano Cortina, passando per Vancouver 2010, Sochi 2014, Pyeongchang e Pechino 2022, ovvero 6 edizioni. In staffetta era arrivata la prima medaglia, non ancora 16enne, in staffetta è arrivata anche quest’ultima dei record, da veterana alla soglia dei 36 anni. Cerchi (olimpici) che si chiudono.
E conosciamola meglio allora questa campionessa dagli occhi come il ghiaccio che l’ha resa una leggenda.
Arianna, come ti descriveresti in tre aggettivi?
«Ostinata, golosa e mi piace divertirmi».
Come nasce la tua passione per lo short track?
«È nata un po’ per caso. Ho iniziato a pattinare a 4 anni e ho provato anche altre discipline. Però il pattinaggio è lo sport che mi ha attratto di più».
Perché è così speciale questo sport?
«Mi è sempre piaciuta la velocità. Quando ero piccola i miei genitori hanno fatto in modo che provassi diverse discipline, non solo il pattinaggio, ma anche lo sci. La velocità, il vento, l’adrenalina sono sensazioni che poche discipline ti fanno provare, però lo short track mi ha sempre dato quel qualcosa in più, così come il pattinaggio a rotelle, perché quando ero piccola li praticavo entrambi. Il fatto di creare velocità con le mie sole forze è ciò che mi ha sempre attirato ed è l’aspetto del pattinaggio che mi ha portato a scegliere quella disciplina».
Il bello del tuo sport?
«È tutto velocità, adrenalina ed è ciò che mi ha attirato».
E il brutto?
«Siamo perennemente al freddo e quindi ho dovuto farci un po’ l’abitudine, ma non è semplice».
Chi è il tuo mito sportivo?
«Da piccola ho sempre ammirato Valentino Rossi e ancora oggi per me rappresenta qualcuno che ha fatto la storia di uno sport. E poi è italiano, ha portato l’Italia nel mondo, ha fatto tanto per la MotoGP e per lo sport italiano, è un esempio di continuità, di perseveranza e per me è veramente un grande campione».
La lezione più importante che hai imparato?
«Dalle sconfitte e dalle cadute cerco sempre di trovare qualcosa di positivo, uno stimolo per fare sempre meglio. Ed è quello che è successo proprio alle ultime Olimpiadi, dopo la gara dei 1000 metri, dove sono caduta a meno di un giro dalla fine e ho visto scomparire la medaglia. Però quella delusione mi ha dato la spinta e quella grinta in più per entrare in pista due giorni dopo e vincere un altro argento olimpico».
Qual è il posto più bello in cui ti ha portato il tuo sport?
«Come sportivi viaggiamo spesso, ma non vediamo l’ora di tornare a casa in Italia. Perché è un Paese che ci invidiano tutti quanti nel mondo e quello che abbiamo noi, non ce l’ha nessuno. Abbiamo visitato tanti Paesi, mi affascina molto il Giappone, però sono cresciuta in montagna. Inoltre, amo l’Oceano, dal momento che mio marito è della Florida e, quindi, appena possiamo scappiamo al mare».
Che messaggio vuoi lasciare ai giovani che leggeranno questa intervista?
«Credete in voi stessi ragazzi! Alla fine avete tutti l’abilità per fare qualsiasi cosa vi mettiate in testa. Quindi basta credere in voi stessi, circondatevi di persone che credono in voi, che sappiano stimolarvi ed aiutarvi, sia nei periodi belli che in quelli brutti. Questo ha funzionato per me e credo che possa funzionare anche per voi».
Ultima domanda, come ti vedi tra dieci anni?
«Tra dieci anni penso che avrò, spero, almeno un paio di figli. Credo sarà ora, perché comunque sto andando in là con l’età. Avere dei figli ed avere una mia famiglia è qualcosa che ho sempre voluto, quindi quell’aspetto per me è importante e lo curerò sicuramente».
Grazie Arianna, buona fortuna! Per il futuro. E per nuovi record.














