Palazzo Barolo in via delle Orfane, la Consolata in via Maria Adelaide, l’Istituto Valdocco in via Maria Ausiliatrice, la Piccola Casa della Divina Provvidenza in via Cottolengo, il Distretto sociale Barolo in via Cigna e il Sermig in piazza Borgo Dora.
Siamo a Torino nella città dei santi sociali e non è un caso se l’arcivescovo, il cardinale Roberto Repole, ha definito lo spazio racchiuso tra quelle vie «Il chilometro quadrato della carità» con l’idea di candidarlo ad un posto nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.
«Penso che il più grande patrimonio dell’umanità sia l’umanità stessa. La vicenda di questo chilometro quadrato ci dice che è possibile rimanere umani e rimanerlo insieme a tutte le donne e gli uomini, a cominciare dagli ultimi» sono state queste le parole dell’arcivescovo della città, pronunciate il 17 gennaio 2026, inaugurando a Palazzo Barolo una scultura dedicata alla marchesa Giulia, donna di grande fede e capacità filantropiche vissuta tra il XVIII e XIX secolo, che la Chiesa ha dichiarato venerabile.
E così qualcosa ha iniziato a muoversi. È partito a Torino l’iter per la candidatura Unesco del “chilometro quadrato dei santi sociali”: Giovanni Bosco, Giuseppe Cottolengo, Leonardo Murialdo, Giuseppe Allamano, Giulia e Tancredi di Barolo, e Giuseppe Cafasso. Si è costituito un primo gruppo tecnico e nelle prossime settimane l’Arcidiocesi, rappresentata dalla referente della Caritas Elide Tisi, avvierà il coinvolgimento degli istituti religiosi che discendono dai santi fondatori e altri enti del territorio, tra cui istituzioni e fondazioni bancarie.
L’idea di fondo è quella di riconoscere come patrimonio universale non solo i luoghi, ma il modello di umanità e solidarietà che continua ad animare Torino con iniziative antiche e nuove, come la recente apertura del Museo Frassati, dedicato alla memoria dei santi torinesi. «Questi santi - osserva il cardinale Repole - mobilitarono la città nella lotta alle grandi sofferenze dei poveri, realizzando in pochi decenni opere meravigliose sul fronte della cura dei malati (Piccola Casa del Cottolengo), dei giovani (Salesiani di don Bosco, Giuseppini del Murialdo), dei carcerati (le opere dei Marchesi di Barolo e di Cafasso), della mondialità (Missionari della Consolata di Giuseppe Allamano)».
In quegli stessi anni Torino fu anche il luogo di attività di altre figure religiose significative, come il beato Faà di Bruno e i beati fratelli Boccardo, contribuendo a creare un vero e proprio laboratorio di solidarietà e impegno sociale. Se non è patrimonio mondiale questo…














