Il 9 aprile, presso la Scuola Forestale di Ormea, si è svolto un convegno di straordinario rilievo umano ed educativo.
L’ospite d’eccezione grandemente atteso è stato il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valore Militare – una delle quattro attualmente viventi – consigliere della Difesa per le politiche relative alla disabilità e Capitano del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa (GSPD). La sua presenza ha rappresentato non soltanto un onore istituzionale, ma soprattutto un’occasione di profonda riflessione sul significato più autentico del servizio, della dignità e della resilienza.
L’incontro è stato fortemente voluto dallo storico di ambito militare e docente Nicolò Rovere e sostenuto con tenace convinzione dalla Dirigente scolastica Armida Drago.
L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività di educazione alla cittadinanza e alla consapevolezza personale, configurandosi come un momento alto di formazione civile e morale per gli studenti. Nel corso dell’incontro, il Colonnello ha condiviso una testimonianza intensa e toccante, maturata a seguito del gravissimo ferimento riportato durante la missione internazionale del 1993 a Mogadiscio, nel tragico episodio del Checkpoint Pasta. Un evento che avrebbe potuto segnare irreversibilmente un destino, ma che, al contrario, si è trasformato nell’origine di un percorso esemplare di ricostruzione personale, impegno civile e dedizione instancabile alla collettività.
Attraverso parole cariche di autenticità e forza morale, gli studenti, e tutto il pubblico presente, sono stati condotti in un confronto diretto con valori universali e non negoziabili: la resilienza come capacità di rinascere, la responsabilità individuale come fondamento dell’agire, la disciplina come forma di libertà consapevole, e soprattutto un profondo, incrollabile amore per la vita. Un amore che non ignora il dolore, ma lo attraversa e lo trasfigura, divenendo motore di rinnovato impegno nella sfera pubblica e nella costruzione di una società più inclusiva e solidale.
L’incontro ha così assunto il carattere di una vera e propria lezione di umanità, capace di lasciare un segno duraturo nel percorso formativo degli studenti, chiamati a riconoscere nella testimonianza del Colonnello non solo una storia personale di straordinario coraggio, ma un modello concreto di come anche le prove più drammatiche possano essere trasformate in occasione di crescita, responsabilità e servizio agli altri. Diversi gli ospiti d’eccezione: il Generale di corpo d’armata Marcello Bellacicco, già Vice Comandante del Corpo d'Armata di Reazione Rapida della NATO e autore del volume Noi Ci Abbiamo Creduto - Diario di sei mesi di missione in Afghanistan (2023), il sindaco di Ormea Giorgio Ferraris, il capitano Francesca Borelli, comandante della Compagnia dei carabinieri.
Particolarmente toccante il momento della lettura di una lettera del nostro allievo di V Umberto Candela di Villanova Mondovì.
Quante volte, dal dopoguerra, abbiamo visto feretri coperti dal tricolore? Ben 176 volte, dal 1949 al 2021. I primi furono due finanzieri: Antonio Di Stasio e Alfredo Tramacere, caduti in Eritrea nel 1949. L’altra domanda che sorge spontanea è: chi si ricorda ancora di loro? Nessuno. Nessuno si ricorda di quei 176 ragazzi caduti in terre lontane: dalla Somalia al Kosovo, dall’Afghanistan al Congo. Sono vivi solo nella memoria delle loro famiglie e degli amici. Ma noi italiani, come popolo, li abbiamo dimenticati. Ricordare non vuol dire glorificare la guerra. Vuol dire formare cittadini che sappiano rispettare chi ha servito e chi è caduto. Vuol dire insegnare il valore della divisa e il peso del giuramento. Non si tratta di esaltare la guerra, ma di riconoscere il sacrificio e la dedizione di tanti ragazzi e ragazze, spesso dimenticati. A chi oggi è in missione, e a chi tornerà, auguro ogni bene. Ai 176 militari caduti in terra straniera, figli della Patria, dico solo grazie ragazzi.














