C’è un punto preciso in cui la riflessione sull’intelligenza artificiale smette di essere tecnica e diventa umana. È lì che si colloca il lavoro della classe 3B dell’Istituto Einaudi di Alba, che negli ultimi mesi ha costruito un percorso capace di andare oltre la superficie del tema, provando ad attraversarlo e metterlo in discussione.
Guidati dalla professoressa Bruna Viglione, gli studenti hanno lavorato attorno a due prospettive solo apparentemente distanti. Da un lato “Anime fragili” di Matteo Saudino, che riporta al centro la vulnerabilità come elemento costitutivo dell’esperienza umana; dall’altro “Alleati digitali” di Guido Saracco, che propone una visione dell’intelligenza artificiale come strumento capace di ampliare le possibilità cognitive.
Due direzioni che non si escludono, ma che chiedono di essere tenute insieme. Da qui nasce la domanda che ha accompagnato il percorso: come integrare l’intelligenza artificiale nella scuola senza perdere la centralità della persona, con le sue emozioni, i suoi limiti e la sua capacità critica.
Su questa linea si inserisce l’appuntamento conclusivo, in programma venerdì 17 aprile, che porterà il confronto su un terreno ulteriore: quello della parola poetica. Ospite sarà il poeta e giornalista Daniele Vaira, chiamato a dialogare con gli studenti in un incontro che entrerà nel processo creativo, oltre ogni dimensione teorica.
Il passaggio non è marginale. Se l’intelligenza artificiale accelera, organizza, produce, la poesia agisce spesso in direzione opposta: rallenta, espone, lascia spazio all’assenza. È in questo scarto che si apre il confronto: possono tecnologia e poesia procedere insieme, oppure restano destinate a muoversi su piani paralleli?
L’incontro sarà costruito in forma partecipata, con gli studenti coinvolti anche attraverso le loro composizioni. Non una lezione, ma un dialogo aperto, che prova a mettere a fuoco il senso del fare poetico oggi, dentro un contesto segnato dalla velocità e dalla produzione continua.
Il lavoro della 3B restituisce così un’immagine precisa: l’intelligenza artificiale non come risposta, ma come domanda. Uno strumento da abitare con consapevolezza, senza rinunciare a ciò che rende umano il pensiero.














