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Economia | 20 aprile 2026, 11:39

Omnia Platform, Susy Vitale: oltre il vibe coding, per aziende e PA la sfida è costruire applicazioni AI sicure, governabili e pronte a evolvere

Nell’attuale corsa all’intelligenza artificiale, una parte rilevante del mercato si sta concentrando sulla velocità con cui è possibile generare codice, prototipi e nuove funzionalità. È la logica che accompagna il cosiddetto vibe coding, cioè lo sviluppo assistito dallAI in cui il programmatore, o anche il semplice utente, descrive un obiettivo e ottiene in risposta porzioni di software già pronte. Un approccio che ha contribuito a rendere più rapida la sperimentazione, ad abbassare alcune barriere tecniche e ad accelerare la nascita di MVP e test di prodotto. Quando però il baricentro si sposta dall’idea alla produzione, il tema cambia profondamente, perché non si tratta soltanto di costruire un’applicazione in tempi brevi, ma di riuscire a governarla, integrarla, metterla in sicurezza, mantenerla e farla evolvere negli anni.

Omnia Platform, la piattaforma low-code enterprise sviluppata da Omnia BPM, lavora su questo terreno ed è pensata per consentire a imprese, system integrator e Pubblica Amministrazione di progettare applicazioni strutturate, modulari e interoperabili, con una forte attenzione a dati, processi, documenti, compliance e integrazione dell’intelligenza artificiale. In altre parole, il tema è rendere la velocità compatibile con la solidità richiesta dai sistemi reali.

Nella pratica, il vibe coding può risultare efficace quando serve dare forma rapidamente a un’idea, costruire un prototipo o validare un’esigenza di business. Il passaggio critico arriva dopo, quando quell’oggetto digitale deve entrare in un’organizzazione complessa, dialogare con sistemi legacy, rispettare regole di auditabilità, protezione del dato, autorizzazioni, continuità operativa e standard interni. A quel punto il codice generato rapidamente non basta più, ma servono architettura, metodo, governance e capacità di industrializzazione. Omnia Platform consente di costruire applicazioni aziendali governate, dove workflow, dati, documenti, dashboard, integrazioni e moduli AI vengono orchestrati all’interno di un perimetro coerente e controllabile. L’approccio composable permette di lavorare per componenti riusabili e sostituibili, evitando di riscrivere da zero applicazioni e funzionalità ogni volta che cambia un processo, un provider o una tecnologia sottostante. È qui che si gioca uno dei temi più rilevanti per il mercato europeo ovvero la possibilità di innovare senza restare prigionieri di scelte rigide.

Oggi molte organizzazioni stanno scoprendo che il vero problema è costruire applicazioni che possano vivere nel tempo, restando sicure, conformi e integrabili. Lintelligenza artificiale ha una straordinaria capacità di accelerare lo sviluppo, ma nelle realtà enterprise serve una cornice che consenta di governarla. Omnia nasce proprio per rendere lAI una capacità integrata nei processi e non un elemento separato, fragile o difficile da mantenere”, dichiara Susy Vitale.

Uno dei nodi più delicati riguarda il vendor lock-in. Viviamo in una fase in cui aziende e amministrazioni stanno sperimentando modelli linguistici, strumenti di automazione, servizi OCR, motori di classificazione documentale e agenti intelligenti e il rischio è legare intere applicazioni a uno specifico fornitore o a una sola tecnologia. Il risultato può tradursi in costi crescenti, minore flessibilità, difficoltà di sostituzione e scarsa libertà evolutiva. Omnia Platform affronta questo tema con una logica architetturale differente perchè l’AI viene trattata come un modulo e questo consente di integrare tecnologie diverse, di cambiare provider, di adottare soluzioni open source o on premise e di adeguare nel tempo il layer tecnologico senza compromettere il funzionamento dell’applicazione. Si tratta di un passaggio decisivo soprattutto per la Pubblica Amministrazione e per le grandi organizzazioni chiamate a coniugare innovazione e responsabilità. Dove gira l’AI, chi governa i modelli, come vengono trattati i dati, quali processi restano tracciabili e quali margini esistono per adeguarsi a norme e policy future, sono domande sempre più concrete e la modularità non è più un dettaglio tecnico, quanto un fattore di sostenibilità industriale.

Le applicazioni non dovrebbero nascere attorno ai limiti della tecnologia disponibile in quel momento. Dovrebbero nascere dalle esigenze del business, dai processi e dagli obiettivi organizzativi. Noi separiamo la logica applicativa dai moduli tecnologici, lapplicazione resta stabile, mentre lAI può evolvere. È unimpostazione che rafforza la libertà di scelta, tutela gli investimenti e permette di rispondere meglio alle esigenze di compliance e sovranità del dato”, prosegue Vitale.

Il valore di questo modello si misura anche nella capacità di accompagnare l’adozione dell’AI oltre la fase sperimentale. Molte imprese stanno inserendo intelligenza artificiale nei propri flussi operativi, ma non sempre dispongono di una struttura applicativa adatta a sostenerla in modo ordinato. Omnia Platform consente invece di incorporare l’AI dentro processi documentali, workflow approvativi, sistemi di knowledge management, ambienti IT Service Management, asset management e applicazioni verticali, mantenendo una regia unica e una visione d’insieme. Il mercato, del resto, si sta muovendo rapidamente verso una maturità diversa e la domanda non riguarda più soltanto chi riesce a introdurre prima un assistente o una funzione intelligente, ma chi è in grado di farlo senza perdere controllo su dati, architettura e traiettoria evolutiva. È una distinzione che pesa sempre di più nei settori regolati, nei grandi gruppi e nella PA, dove la tecnologia deve restare al servizio dell’organizzazione e non il contrario.

LAI evolve con una rapidità impressionante. Proprio per questo le organizzazioni hanno bisogno di costruire applicazioni che non invecchino al ritmo dei singoli strumenti adottati. La differenza, oggi, sta nella capacità di progettare un ecosistema in cui i modelli possano cambiare, crescere pur continuando a governare i dati. È questa la condizione che trasforma ladozione dellintelligenza artificiale da sperimentazione interessante a vantaggio competitivo concreto”, conclude Susy Vitale. https://www.omnia-platform.com/it/

C.S.

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