La recente classificazione dei Comuni montani introdotta dalla legge 131/2025 sta alimentando polemiche e perplessità nel territorio di Revello, rimasto escluso dall’elenco ufficiale nonostante una consolidata identità geografica e amministrativa riconducibile all’ambito montano.
Il provvedimento, elaborato dal Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie, ha ridisegnato la mappa dei territori montani sulla base di criteri aggiornati. Tuttavia, nel caso di Revello, la decisione appare in controtendenza rispetto alla storia e alla morfologia del territorio. Il Comune rappresenta infatti la porta d’ingresso della valle Po, i cui altri Comuni risultano tutti classificati montani.
“Storicamente - spiegano dal Municipio - una parte significativa del territorio comunale — in particolare quella individuata nei fogli catastali dal 44 al 52 è stata riconosciuta come montana già dalla normativa regionale del 1988. Inoltre, Revello ha fatto parte per anni delle Comunità Montane del territorio e continua a esercitare funzioni legate a tali ambiti, mantenendo una forte integrazione con i Comuni limitrofi.
Dal punto di vista geografico, il Comune presenta caratteristiche tipiche delle aree montane: due versanti ben definiti separati dal fondovalle attraversato dal fiume Po. Da un lato si estende il massiccio del Monte Bracco, dall’altro il crinale che divide la Valle Po dalla Valle Bronda. Si tratta di aree con pendenze marcate, ampia copertura boschiva e limitata sfruttabilità agricola, elementi che secondo molti dovrebbero rientrare pienamente nei criteri di montanità”.
Le criticità emergono anche sul piano amministrativo e sociale. Il nuovo assetto scolastico, ad esempio, ha portato alla creazione di un istituto comprensivo della Valle Po con sede in Sanfront, Comune montano. Revello ne fa parte con il plesso più numeroso, ma senza poter beneficiare delle agevolazioni riservate ai territori montani, creando una evidente disparità.
“Ulteriori dubbi – affermano gli amministratori comunali - riguardano i criteri adottati per la classificazione, ritenuti da più parti troppo rigidi. L’introduzione di soglie numeriche fisse avrebbe generato un cosiddetto ‘effetto scalino’, escludendo territori che presentano caratteristiche del tutto simili a quelli inclusi. Nel caso di Revello, ciò si traduce in una separazione artificiale di aree geograficamente e morfologicamente omogenee”.
A rafforzare le perplessità, anche il confronto con altri Comuni: alcune aree meno acclive e più sfruttabili risultano incluse nella classificazione montana, mentre zone più impervie e boscate del territorio revellese ne restano escluse.
Nel frattempo, il Comune ha deciso di intraprendere un’azione formale, presentando ricorso al Tar del Lazio per contestare la decisione ministeriale.
Il sindaco di Revello, Paolo Motta, non nasconde il proprio disappunto: “Questa decisione appare profondamente ingiusta e difficile da spiegare ai cittadini, soprattutto considerando la nostra storia, la nostra geografia e il ruolo che svolgiamo all’interno della Valle Po. Fa sorridere - conclude il primo cittadino con amara ironia - che il prossimo 10 maggio Revello ospiterà il Campionato Italiano di corsa in montagna. Evidentemente per qualcuno siamo abbastanza montani da correre, ma non abbastanza da essere riconosciuti come tali”.

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