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Bra e Roero | 28 aprile 2026, 06:39

Monteu Roero, visite al castello alla scoperta dell’artemisia, la pianta soprannaturale per gli antichi

Domenica 3 maggio, dalle 9 alle 11.30 e poi tante iniziative imperdibili, firmate dall’associazione Bel Monteu

Una pianta di artemisia

Una pianta di artemisia

In alto le bacchette. È arrivato il momento di portare un po’ di magia nella nostra vita. Come? Godendosi storie di incantesimi, che parlino dell’artemisia, la pianta soprannaturale per gli antichi. E, perché no, persino di fate, come quella che vi aspetta al castello di Monteu Roero domenica 3 maggio, durante le visite con orario dalle 9 alle 11.30 (ultima partenza).

Un posto che regala la sensazione di allargare il proprio spazio, fisico e mentale, come suggerisce l’associazione culturale Bel Monteu: «Nascosta nel maniero, Valentina, la fata del Castello, usa l’artemisia per rinascere come un vortice sinuoso e svelare il suo lato dolce».

Originaria della Cina e diffusa anche in Europa, America e Oceania, l’artemisia è una pianta perenne della famiglia delle asteracee che fiorisce da giugno ad agosto e appartiene tradizionalmente alle “erbe magiche” di san Giovanni.

Numerosi sono i racconti e le leggende che ruotano attorno a questa pianta: secondo la mitologia greca, il suo nome deriva della dea Artemide, che l’avrebbe donata alle donne per regolarizzare il ciclo mestruale e aiutarle durante i parti dolorosi, mentre per la medicina greco-romana era considerata il miglior rimedio per le convulsioni e le crisi epilettiche. Altre tradizioni fanno risalire il suo nome alla parola greca artemes che significa “sano”, “di buona salute”.

Come avrete capito, in questo caso non si tratta solo di vedere un posto, ma di attraversarlo e viverlo sul serio, infatti, a tutti i visitatori saranno offerti assaggi del liquore “Favola mia” delle distillerie Berta e caramelle alle erbe officinali per i bimbi, con l’anteprima della manifestazione Tasta... Tasta... (in programma il 3° weekend di giugno).

L’evento si svolgerà in concomitanza del Mercato delle Eccellenze del Roero e in collaborazione con Slow Food Travel Roero. La natura e un’atmosfera sospesa nel tempo vi regaleranno una giornata di relax assoluto e autentico.

Attenzione: l’accesso al castello è esclusivamente pedonale, severamente vietato accedere con auto e mezzi a motore. Ingresso gratuito ai bambini fino ai 6 anni. Biglietteria in castello.

Info e prenotazioni 333.7678652 - 347.0587825, belmonteu@libero.it - www.belmonteu.it.

L’artemisia

L’artemisia comune, artemisia vulgaris, appartiene alla famiglia delle asteraceae, è una pianta perenne che cresce in particolare nelle zone temperate di Asia, Europa e Nord Africa. Ha delle foglie verdi, molto simili a quelle della felce, che sono rese biancastre dalla presenza di un sottile strato di peluria. Fiorisce durante la stagione estiva ed i suoi fiori sono simili a piccoli pallini di colore giallo oro che si dispongono a forma di spiga.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante simboleggia la felicità e la salute. È la pianta ideale da donare quando si vuole ringraziare qualcuno per ciò che fa quotidianamente.

Storia, riti e simbologia

In antichità nel giorno in cui si festeggia san Giovanni, ossia il 24 giugno, pochi giorni dopo il solstizio d’estate, l’artemisia veniva bruciata come offerta per scongiurare la sfortuna e per tenere lontano il demonio. Era anche tradizione tenerne dei mazzetti vicino alle finestre per allontanare gli spiriti maligni.

Sembra che l’origine del nome venga dalla dea Artemide: Artemes in greco significa sano, di buona salute. E infatti Artemide, dea della caccia, della selvaggina, dei boschi e protettrice delle donne, era anche venerata per chiedere la buona salute.

Rimanendo nell’ambito delle curiosità storiche, porta lo stesso nome anche una pittrice della scuola di Caravaggio, Artemisia Gentileschi, prima donna a essere ammessa all’Accademia delle arti del disegno di Firenze, diventata negli anni simbolo del femminismo. E delle donne è particolarmente amica anche questa pianta, perché tra i suoi molti benefici c’è quello di calmare i dolori mestruali.

Le sue foglie finemente cesellate ed i suoi fiori aromatici furono usati fin dai tempi degli antichi Romani per le loro virtù. Si credeva che una corona di artemisia proteggesse dagli spiriti maligni e se ne usavano le foglie, i fiori e le radici in infusione per combattere gli indolenzimenti, i crampi, i dolori mestruali e persino l’epilessia.

L’artemisia essiccata, da sola o mescolata ad altre piante come la salvia, le foglie di tuia o la radice di osha, può essere messa a bruciare in modo che il fumo purifichi l’ambiente fisico e spirituale; questa è una pratica tipica dei nativi americani, chiamata “smudging”, affumicare.

Nell’antica medicina cinese, da oltre duemila anni si usa l’Artemisia vulgaris raccolta la notte del 21 giugno per confezionare la moxa, una sorta di sigaro che viene acceso e avvicinato ad alcuni punti energetici per risolvere traumi e malattie croniche. Questa tecnica si chiama moxibustione, e nel 2010 è stata riconosciuta dall’UNESCO quale patrimonio orale e immateriale dell’umanità. È nota anche tra le ostetriche, che la usano per far rivoltare il feto a testa in giù prima del parto.

Ecco forse spiegato il motivo per cui la medicina cinese considera l’artemisia una vera e propria panacea, utile per contrastare anche patologie molto serie. Le piante, in questo senso, restano interlocutori silenziosi, capaci di attraversare i secoli senza esaurire ciò che hanno da dire.

Varietà e proprietà

Di questa pianta esistono oltre 350 specie, tra cui il dragoncello (Artemisia dracunculus), il genepì (Artemisia genipi) e l’artemisia cinese. La notorietà di quest’ultima nel panorama medico occidentale si è attestata da quando si è iniziato a studiarne l’azione antimalarica. Una notorietà che ha raggiunto il culmine con l’assegnazione del Nobel per la Medicina 2015 a Youyou Tu, dottoressa cinese che è riuscita a isolare nel 1972 dall’Artemisia annua il principio attivo artemisinina, che si è rivelato un alleato prezioso nella lotta contro la malaria, salvando milioni di vite in tutto il mondo: il suo uso infatti riduce la mortalità per malaria del 20% negli adulti e del 30% nei bambini nelle zone dove la malaria continua a fare vittime.

Oltre alle varietà già citate esiste anche l’Artemisia absinthium, comunemente chiamato l’assenzio, presente persino nella Bibbia per le sue proprietà terapeutiche. Dall’artemisia si estrae, infatti, l’assenzio, che nell’Europa di fine Ottocento, veniva chiamato la “droga dei poeti maledetti” e dei pittori squattrinati. Veniva infatti usato per realizzare un liquore, particolarmente apprezzato dai bohémien parigini, per le sue spiccate proprietà di toniche, afrodisiache e più in particolare per la sensazione di forza e lucidità, ma che fu bandito a causa dell’assuefazione che procurava. Da tempo si è ormai scoperto che a causare l’assuefazione non era l’assenzio, ma l’alcool che veniva addizionato al distillato.

Allo stesso genere appartengono la salvia selvatica usata nelle cerimonie dagli indiani Cheyenne, il dragoncello ed il famoso genepì delle Alpi, dal quale si ricava l’omonimo celebre liquore. Infine Vermouth deriva da Wermut, e non è altro che il nome dell’Artemisia maggiore in tedesco, poiché si tratta della sua principale componente.

Arte e proverbi

A testimonianza dell’uso della bevanda a base di assenzio e dei suoi effetti vi è un famoso quadro di Edgar Degas, che si trova nel Musée d’Orsay a Parigi, dal titolo “L’Absinthe” (L’Assenzio), del 1876. Il dipinto ambientato in un Café parigino, il Café de la Nuovelle Athènes in Place Pigalle, rappresenta due personaggi, l’incisore Marcellin Desboutin e l’attrice Ellen Andrée, famosi all’epoca del pittore, che bevono il liquore a base di assenzio e mette in evidenza l’effetto di stordimento che tale liquore ha sui due protagonisti.

Un vecchio detto dice: «Chi porterà l’artemisia nel suo cammino non si sentirà mai stanco», infatti veniva usata come talismano contro la fatica e come amuleto dai viaggiatori. Questa pianta non protegge solo i viaggi fisici, ma offre la sua protezione anche durante i viaggi spirituali, quindi sarebbe opportuno bruciarne qualche rametto, durante le meditazioni. Ancora oggi esiste un mito, legato al potere tonificante e rinforzante della pianta, secondo il quale mettendo qualche foglia di artemisia nelle scarpe al mattino, quelle scarpe permetterebbero di percorrere molti chilometri senza far percepire la fatica.

Benefici e controindicazioni

Assaporando la profumata e dolce amarezza dell’artemisia, incontriamo il fuoco che ci cura ed insieme la fata che ci incanta. Il suo gusto è amaro, ma al contempo caldo, dolce e aromatico. Le sue proprietà ci ricordano da un lato l’eucalipto e dall’altro la cannabis: è contemporaneamente una pianta balsamica ed un lieve narcotico.

In passato questa pianta veniva usata per fare i cataplasma sul ventre delle partorienti, perché si riteneva che potesse facilitare il parto, così come l’espulsione della placenta. La sua radice veniva invece usata per trattare malattie neurologiche come l’isteria e l’epilessia.

Alcuni di questi benefici non sono riconosciuti dalla medicina moderna, mentre tra quelli riconosciuti c’è l’utilizzo per lenire i disturbi femminili, grazie alla sua azione antispasmodica. Influisce inoltre positivamente anche nei casi di amenorrea, soprattutto se legata ad anemia. Ha un’azione sedativa e favorisce il rilassamento, infatti nella medicina popolare cinese viene utilizzata nel trattamento dei disturbi d’ansia, dell’insonnia e della depressione, stress e stanchezza mentale. Spesso impiegata anche come rimedio naturale per la tosse, aiuta il processo della digestione e la secrezione dei succhi gastrici, grazie ad alcune sostanze amare in essa contenute. Infine, stimola l’appetito e migliora l’assimilazione del cibo.

È importante però ricordare che ci sono anche delle controindicazioni per questa pianta, perché abusandone potrebbe provocare nausea, vomito, dissenteria e reazioni allergiche di varia natura. Inoltre l’artemisia è sconsigliata durante l’allattamento.

Leggende

Nel mondo ci sono varie leggende su questa pianta magica, ma una in particolare è più conosciuta delle altre. Racconta di una ragazza che, andando a passeggio, finisce in una buca piena di serpenti. Sul fondo dell’abitacolo c’è una pietra luminosa e i serpenti affamati sono condotti lì dalla Regina dei serpenti per potersi saziare leccandola. La ragazza, per poter sopravvivere, imita i serpenti, e quando arriva la primavera questi si snodano e compongono una scala così da poter farla uscire all’aperto. La Regina dei serpenti fa un dono alla ragazza, le dà la facoltà di comprendere il linguaggio delle piante e di conoscerne tutte le proprietà medicamentose. In cambio, lei non deve mai nominare l’artemisia. La fanciulla ben presto si accorge di comprendere tutto ciò che le piante le dicono e suggeriscono. Un giorno, un uomo le domanda come si chiama quella pianta che nasce nei campi, ai bordi dei sentieri. La fanciulla, senza riflettere, risponde: «Artemisia» e, di colpo, le piante smettono di parlarle, il loro linguaggio diventa estraneo. La giovane ha dimenticato tutto. Ecco perché l’artemisia viene chiamata anche Pianta dell’oblio.

Silvia Gullino

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