"Cantare amantis est, cantare è proprio di chi ama", scriveva sant’Agostino. Ce lo ricorda papa Leone XIV, sottolineando come la musica sappia esprimere un ampio ventaglio di sentimenti: amore, dolore, tenerezza e desiderio.
Al Santuario della Madonna dei fiori di Bra essa diventa invocazione e lode, grazia cantata in ogni celebrazione eucaristica. È questa l’immagine che arriva dalla liturgia di domenica 10 maggio, presieduta da don Riccardo Frigerio, direttore dei Salesiani, e animata dal coro parrocchiale guidato da Alessandra Bugnano, insieme ad una rappresentanza del coro nigeriano Alumni Golden Voices.
Canti e salmi intonati davanti ad una vasta assemblea di fedeli, tra cui il sindaco, Gianni Fogliato, che ha espresso i suoi complimenti ai coristi per i messaggi significativi della pace e dell’accoglienza.
«Tutti insieme, vestiti con abiti tradizionali nigeriani per rendere grazie a Dio, cantando in tre lingue diverse: Igbo, italiano e inglese», ci spiegano in un comunicato i protagonisti, aggiungendo che «L’artefice di questo incontro è stato Joseph Umejesi, cantore, organista e compositore, residente a Bra da due anni ed animatore di alcune Messe cittadine in varie chiese».
È l’amore stesso di Dio a scaldare le voci dei coristi e le parole di chi li accompagna: «I sette cantori del Coro Alumni Golden Voices sono venuti a Bra come segno di una grande resilienza dell’amicizia forgiata nella fede, che è iniziata presso la parrocchia di San Tommaso d’Aquino dell’Università Federale di Tecnologia di Owerri, in Nigeria». Un bell’esempio di accoglienza e fratellanza.
"Canta ma cammina" diceva ancora il grande padre della Chiesa sant’Agostino, "Avanza nel bene". Si canta insieme, ci si consola nelle sofferenze, ci si sostiene nella stanchezza, si ravviva l’entusiasmo quando prevale la fatica. Con questo spirito, prima della Messa, è stato lanciato un forte messaggio di pace a favore della terra africana martoriata dalla violenza, che leggiamo con dolore: "La loro patria, pur ricca di grazia e cultura, ha assistito negli ultimi anni a sofferenze profonde. Migliaia di loro fratelli e sorelle cristiani in Nigeria continuano a subire persecuzioni brutali e sistematiche da parte dell’estremismo e del terrorismo islamico. Le chiese vengono bruciate, i sacerdoti vengono uccisi, e intere comunità di fedeli vengono cacciate dalle loro terre".
L’invito dunque è stato alla preghiera e alla condivisione, perché "Con queste parole non volevano seminare amarezza, ma chiedere le preghiere di tutti i cristiani, affinché Dio conceda coraggio ai perseguitati, conversione ai persecutori, e pace duratura alla loro amata nazione".
Il coro è espressione dell'unità ecclesiale, come predicava sant’Ignazio di Antiochia, che metteva in relazione il canto del coro con l’unità della Chiesa e ne abbiamo avuto certezza dopo aver letto che «Durante la Messa, sono stati eseguiti alcuni brani nella lingua Igbo usata da 45 milioni di persone in Nigeria. È una lingua di immensa espressività, profondamente intrecciata con la tradizione liturgica cattolica attraverso il lavoro di missionari e compositori locali nel corso di oltre un secolo. Il ringraziamento finale ha esaltato il vero volto della Chiesa universale».
Infatti, la Chiesa potrebbe rispecchiarsi nelle voci diverse di un coro, che armonizzate tra di loro danno vita a un’unica lode, unita dall’amore «In un’unica soave melodia» (Leone XIV).













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