È iniziato davanti al Tribunale di Cuneo il processo a carico di A.N., classe 1981, di origini albanesi, imputato per sfruttamento della prostituzione e cessione di sostanze stupefacenti. Le accuse sono aggravate. Con lui, a vario titolo, c’erano altri due uomini, S.R. e S.B. che hanno già definito la loro posizione processuale con patteggiamento. Un quarto, Y.B., di origini marocchine, ha chiesto il rito abbreviato.
Secondo la Procura, nell’agosto del 2022 l’imputato avrebbe indotto una giovanissima, appena ventenne, a prostituirsi attraverso videochat erotiche a pagamento. Nella ricostruzione accusatoria, alla ragazza sarebbero stati forniti crack e cocaina, e gli imputati avrebbero percepito parte dei compensi derivanti dalle prestazioni. Tra gli episodi contestati figura anche un accredito di 49,50 euro ricevuto il 29 agosto 2022 su un conto corrente riconducibile a uno dei coimputati, somma che gli inquirenti ritengono corrispondere a una delle prestazioni sessuali rese dalla giovane.
Un secondo capo di imputazione riguarda invece un’altra donna, oggi costituita parte civile con l’avvocato Fabrizio Di Vito nel procedimento. Secondo la Procura, A.N. avrebbe organizzato per lei un incontro sessuale a pagamento con un cliente, facendole credere che avrebbe ricevuto il compenso pattuito. In realtà, secondo l’accusa, il cliente avrebbe versato 200 euro tramite bonifico senza che la somma arrivasse mai alla destinataria.
La prima udienza, si è concentrata sulla ricostruzione della personalità e delle condizioni della giovane vittima, non costituitasi in giudizio.
La psichiatra che l’aveva in cura, ha spiegato di averla conosciuta nel 2022 dopo un accesso al pronto soccorso dell’ospedale di Cuneo e il successivo ricovero nel reparto di Psichiatria. All’epoca la ragazza era ancora minorenne e si trovava in uno stato di forte agitazione psicomotoria dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti.
“Era assolutamente ingestibile, pericolosa per sé e per gli altri”, ha riferito la specialista, ricordando come da quel primo ricovero ne siano seguiti altri nel corso degli anni.
La donna ha descritto una situazione caratterizzata da disturbo borderline di personalità, disturbo post traumatico da stress, deficit cognitivo e comportamenti autolesivi. Tra questi la "tricotillomania", ovvero l’impulso compulsivo a strapparsi i capelli, che l’aveva portata a indossare una parrucca. Secondo la testimone la giovane presenta inoltre un ritardo mentale documentato di grado medio-grave.
Nel corso della deposizione la psichiatra ha ripercorso anche i numerosi tentativi di recupero, tra comunità terapeutiche e ricoveri. Un percorso spesso ostacolato dall’uso di sostanze. “Assumeva un po’ di tutto: cannabinoidi, cocaina e crack”, ha riferito.
La specialista ha inoltre collegato le fragilità della ragazza ai gravi traumi vissuti prima dell’adozione. Arrivata in Italia a circa sei anni, dopo un’infanzia segnata da abbandono, violenze e contesti di degrado. Oggi starebbe affrontando un percorso terapeutico finalizzato proprio all’elaborazione di quei traumi.
Nel controesame l’avvocato Enrico Gallo ha chiesto chiarimenti sulla possibile influenza delle patologie psichiatriche sui ricordi riferiti dalla giovane. La psichiatra ha precisato che, fatta eccezione per una fase del 2022 legata all’assunzione di sostanze, non avrebbe mai manifestato alterazioni della realtà riconducibili a stati deliranti.
Particolarmente intensa anche la testimonianza della madre adottiva, che ha raccontato la scomparsa della figlia nell’agosto del 2022. La donna ha ricordato che la ragazza si era allontanata da casa senza più dare notizie per alcuni giorni, risultando irrintracciabile. Quando fece ritorno, accompagnata dai carabinieri, appariva “terrorizzata” e fortemente agitata.
La teste ha riferito che la figlia le avrebbe raccontato di essere stata privata del telefono e avrebbe manifestato paura nei confronti delle persone frequentate in quel periodo. Ha inoltre ricordato telefonate ricevute da uomini che chiedevano della ragazza, visite sotto casa e riferimenti a presunti debiti che le sarebbero stati contestati.
In aula è stato poi sentito un “cliente” che gli investigatori ritengono collegato a una delle videochat contestate nell’inchiesta. L’uomo ha raccontato di essere stato contattato tramite Snapchat da una conoscente che gli aveva proposto una diretta video a pagamento con una sua amica. Per partecipare aveva effettuato una ricarica Postepay di circa 40-50 euro.
Davanti ai giudici ha descritto una ragazza dai capelli scuri e voluminosi, seduta su un letto mentre si spogliava davanti alla videocamera. Un particolare ha attirato l’attenzione degli inquirenti: il testimone ha confermato di aver avuto la sensazione che nella stanza fosse presente qualcun altro e che la giovane eseguisse indicazioni provenienti da fuori campo. “Ho avuto la percezione che ci fosse qualcun altro e che lei facesse quello che le veniva detto”, ha confermato in aula.
L’udienza è stata quindi rinviata per il prosieguo.














