Ieri, sabato 18 luglio, prima il vicepremier Matteo Salvini, che ha sempre sostenuto la sua difesa, e poi il legale sono andati a trovare Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato a 14 anni e 9 mesi, nel carcere di Bollate. "Oggi ci sono tre gradi di giudizio e una sentenza definitiva, che va rispettata - dice Salvini in un'intervista a 'Il Giornale' - . Io però penso anche che vada accompagnata con umanità, facendo in modo che un uomo di 72 anni possa scontare la pena nel modo meno afflittivo possibile. Domiciliari, servizi sociali, lavori per la sua comunità: le alternative al carcere potranno essere tante".
Intanto la moglie non si dà pace e continua la sua difesa dall'esterno e a distanza. Dopo aver depositato la domanda di grazia il 17 luglio, ora si rivolge direttamente al Presidente della Repubblica con un appello ripreso da AdnKronos.
“Al presidente Mattarella mi rivolgo come moglie e come madre, con il massimo rispetto per il suo ruolo di capo dello Stato. Gli chiedo soltanto di guardare oltre le carte processuali, di considerare l'età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società. Gli chiedo un atto di clemenza e di umanità per permettere a un uomo anziano di trascorrere gli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia”. Così Mariangela Sandrone, moglie di Mario Roggero, il gioielliere condannato per omicidio in Cassazione a 14 anni e sei mesi, parla dalle pagine di oggi de 'La Stampa', raccontando le emozioni che hanno accompagnato il primo giorno senza il marito.
“Mi sento sospesa in un incubo che è diventato realtà - dice la moglie di Roggero - La casa è incredibilmente silenziosa. Sapere che Mario, a 72 anni e dopo una vita di lavoro, ora è in prigione è un dolore indescrivibile. È un pezzo della mia vita che mi è stato strappato via”.
E descrivendo la personalità del marito, spiega: “Fuori da quel negozio e dai titoli dei giornali e delle tv Mario è un uomo profondamente legato alla sua famiglia, un lavoratore instancabile, un marito e un nonno premuroso. È una persona che ha sempre messo la protezione dei suoi cari al di sopra di tutto. Non è il 'giustiziere' che alcuni descrivono, ma un uomo che è rimasto profondamente segnato e traumatizzato da quella maledetta giornata”.
La premier Meloni: “Pena è spropositata, valutare stress e paura” e poi chiarisce: “ho detto io a Nordio di attivarsi per la grazia”
"Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest'uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un colloquio con il 'Corriere della sera', in merito al caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo.
"Ma siamo sicuri - si chiede la premier - che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l'orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?" In questo contesto, aggiunge, "è un errore credere che si possa distinguere in modo netto" il momento nel quale si era in pericolo da quello, esatto, in cui il pericolo è cessato.
"Se si subisce un'aggressione - rimarca Meloni - il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità 'combattimento', esiste un'ampia letteratura a riguardo che spiega come l'adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino". Sul principio di proporzionalità, "non si possono dare otto anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c'è un problema di proporzionalità delle pene" aggiunge.
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiarisce che è stata lei ad avallare che il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si attivasse per istruire una pratica di grazia in merito al caso di Mario Roggero. “Ma certo, gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome” aggiunge la premier.
“Una cosa è il potere di concedere la grazia – conclude Meloni - e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento”.















