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Attualità | 01 settembre 2026, 07:26

Valcasotto celebra San Ludovico e l’orgoglio di comunità: inaugurata la mostra fotografica itinerante

Festa patronale, riconoscimento a Giacinto Baldracco e nuovo percorso tra memoria e presente: la valle risponde allo spopolamento con partecipazione e progetti per il futuro

Valcasotto celebra San Ludovico e l’orgoglio di comunità: inaugurata la mostra fotografica itinerante

È stata una giornata di quelle che lasciano il segno. Domenica 30 agosto Valcasotto ha celebrato San Ludovico, patrono della comunità, e la seconda edizione della Giornata dell’Orgoglio Valcasottese, riunendo residenti, villeggianti, persone originarie della valle, autorità e tanti amici che continuano a mantenere vivo il legame con questo piccolo angolo di montagna.

Dopo il grande successo della Sagra della Polenta Saracena della domenica precedente, anche l’ultimo grande appuntamento dell’estate ha restituito l’immagine di una comunità tutt’altro che rassegnata allo spopolamento: un paese capace di ritrovarsi, fare rete e guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.

La giornata si è aperta con la Santa Messa patronale nella chiesa parrocchiale, celebrata in occasione della festa di San Ludovico. La celebrazione è stata presieduta da don Giuseppe Canavese, che ha ripercorso la vita di San Ludovico, soffermandosi sul significato della figura dei santi come esempi scelti e tramandati dai nostri antenati affinché potessero essere guide, ma soprattutto modelli di vita. Un richiamo a uno spirito di fede, di comunità e di attenzione agli altri che, ancora oggi, può continuare a guidare la comunità valcasottese. Al termine della celebrazione, l’attenzione si è spostata sulla Cappella di Santa Libera per l’inaugurazione della nuova sezione della mostra fotografica “Valcasotto custodisce la memoria e vive il presente - Per continuare a sentirsi comunità”.

La memoria incontra il presente

Il progetto, nato lo scorso anno per recuperare e valorizzare il prezioso archivio fotografico di Ugo Robaldo, compie oggi un passo ulteriore.

Alle immagini storiche in bianco e nero si sono aggiunte fotografie a colori che dagli anni Settanta arrivano fino ai giorni nostri, attraversando le prime Sagre della Polenta Saracena, le feste patronali, le celebrazioni religiose, i momenti comunitari, le commemorazioni, i convegni storici e le tante iniziative che negli anni hanno continuato a raccontare Valcasotto.

Ma la novità più significativa è forse quella di aver portato la mostra fuori dalla Cappella di Santa Libera: grandi pannelli fotografici sono stati infatti collocati lungo le vie del paese e nelle borgate, proprio nei luoghi in cui quelle fotografie furono scattate decenni fa.

Un percorso che permette a chi arriva oggi a Valcasotto di confrontarsi direttamente con ciò che è stato: nei luoghi di ieri ritrovare la Valcasotto di oggi.

«Non volevamo realizzare una mostra sulla nostalgia - ha spiegato il presidente dell’Associazione Amici di Valcasotto APS, Alessandro Briatore - ma utilizzare la memoria come punto di partenza per costruire il futuro. Le fotografie di Ugo Robaldo ci restituiscono una comunità di ieri; le immagini nuove raccontano quella di oggi. Il filo non si è spezzato e il nostro compito è fare in modo che possa continuare».

Il progetto, realizzato anche grazie al contributo della Fondazione CRC, ha ricevuto il sostegno e il patrocinio di numerose realtà istituzionali e associative del territorio.

A completare l’iniziativa sono stati presentati anche la nuova brochure dedicata a Valcasotto e il sito internet amicidivalcasotto.com, strumenti pensati per far conoscere la storia, le peculiarità e le attività del borgo anche oltre i suoi confini. La brochure è disponibile presso i punti di interesse e le attività del paese, mentre il sito raccoglie informazioni, immagini, storia e iniziative dell’Associazione.

L’orgoglio di una comunità

La giornata è proseguita con il tradizionale pranzo conviviale presso la tensostruttura della borgata Ghirardi, realizzato in collaborazione con La Locanda del Mulino.

Un momento di festa e convivialità, ma anche l’occasione per celebrare quelle persone che, in modi diversi, hanno saputo mantenere vivo il rapporto con Valcasotto.

Sono stati innanzitutto ricordati i Valcasottesi Benemeriti delle precedenti edizioni, Andrea Giaccone e Daniele Aimone, e tutti i Custodi di Valcasotto.

Un momento particolarmente commosso è stato dedicato a Cornelia Roà, storica custode del borgo, scomparsa proprio nei giorni precedenti alla manifestazione all’età di 97 anni.

«Cornelia ha rappresentato per tutti noi qualcosa che va oltre il semplice ruolo di custode - ha ricordato Briatore –. Insieme al fratello Beppino, è stata una presenza, un volto, una memoria vivente di Valcasotto. Il nostro applauso di oggi è soprattutto un grazie per tutto quello che ci ha lasciato».

Il riconoscimento di Valcasottese Benemerito 2026 è stato quindi conferito a Giacinto Baldracco, già proprietario del Castello di Casotto, scelto dall’Associazione per il suo lungo e profondo legame con il borgo.

Una scelta, ha sottolineato il presidente, «condivisa immediatamente da tutto il direttivo»: una persona che ha vissuto Valcasotto fin dall’infanzia, anche nei momenti più difficili, e che negli anni non ha mai smesso di interessarsene e di contribuire, con il proprio impegno e la propria dedizione, alla sua valorizzazione.

«Quando Valcasotto chiama, sono ancora in tanti a rispondere»

Nel corso della giornata non è mancato il ringraziamento alle numerose realtà che sostengono le attività dell’Associazione e la vita del borgo: dalla Pasticceria Nasi alla Formaggeria Beppino Occelli, fino a La Locanda del Mulino, insieme agli enti, alle Pro Loco e alle associazioni che hanno creduto nel progetto della mostra.

Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, rappresentata dalla consigliera generale dottoressa Marina Perotti, intervenuta nel corso della mattinata.

Ma il ringraziamento più sentito è andato ai tanti volontari che, durante tutto l’anno e soprattutto in occasione delle manifestazioni, mettono a disposizione tempo, energie e competenze.

«Facendo due conti - ha raccontato Briatore - a vivere a Valcasotto tutto l’anno sono ormai appena 19 persone. Eppure, quando Valcasotto chiama, sono ancora in tanti a rispondere. Lo abbiamo visto con la Polenta Saracena e lo abbiamo visto oggi. Questo è il nostro orgoglio».

Una partecipazione ancora più significativa alla luce delle difficoltà che accompagnano oggi l’organizzazione delle manifestazioni nei piccoli centri: «Tutto diventa sempre più complicato, tra burocrazia, spopolamento e difficoltà organizzative. Ma anche quando ci troviamo davanti a problemi improvvisi, come la distruzione dei due tendoni che abbiamo subito pochi giorni fa, ci rimbocchiamo le maniche e andiamo avanti. Perché crediamo che Valcasotto meriti di essere vissuta, raccontata e mantenuta viva».

Un filo che continua

A chiudere la giornata è stato proprio il richiamo alla memoria, quella collettiva ma anche personale: «Valcasotto è la terra dei miei nonni e il luogo a cui sono legati alcuni dei miei ricordi più belli - ha concluso Briatore -. Quando parliamo di memoria non possiamo quindi non pensare alle tante persone che non ci sono più e che hanno contribuito a rendere questa valle quella che conosciamo. A loro dobbiamo molto».

Il pensiero è andato a Silvestro, Beppino, Giovanni, Andrea, Cornelia e a tutti coloro che hanno lasciato un segno nella storia della comunità.

Perché è proprio questo il significato della nuova mostra e dell’intero progetto: non scegliere tra passato e futuro, ma permettere al primo di diventare la base del secondo.

«Non sappiamo quale sarà la Valcasotto di domani - ha detto il presidente - e probabilmente sarà diversa da quella di cinquant’anni fa. Ma finché ci saranno persone che torneranno, persone che daranno una mano, persone che avranno voglia di raccontare e di ascoltare, Valcasotto continuerà a vivere».

Una giornata di festa, dunque, ma anche una concreta dichiarazione d’intenti. Perché dietro alle fotografie, alla brochure, al sito, alle manifestazioni e ai tanti piccoli gesti quotidiani c’è un obiettivo comune: mantenere vivo un paese attraverso le persone che ancora oggi scelgono di esserci.

E la risposta arrivata ancora una volta dalla comunità lascia ben sperare.

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