In provincia il negozio specializzato spesso non c'è, e quando c'è è a quaranta chilometri. È una delle ragioni per cui interi settori merceologici si sono spostati online molto prima della media italiana: non per moda, ma per assenza di alternative. Nel Cuneese il fenomeno è particolarmente evidente per i prodotti che uniscono una nicchia ristretta a una certa riservatezza nell'acquisto.
Il problema è che online la qualità non si tocca con mano. E ogni categoria ha i suoi indicatori, che non sono intercambiabili: quello che vale per i fiori di canapa non dice nulla su un olio, e viceversa.
La canapa legale si giudica dal referto
Per i fiori il criterio non è il prezzo, e tantomeno la fotografia. È il certificato di analisi del lotto, con il contenuto di cannabinoidi rilevato in laboratorio.
Il quadro normativo lo hanno costruito la legge 242 del 2016, che disciplina la filiera a partire da sementi iscritte nel Catalogo comune europeo, e la sentenza 30475 del 2019 delle Sezioni Unite della Cassazione, che ha fissato il principio tuttora valido: ciò che conta è l'assenza di efficacia drogante. E quella si dimostra con un numero, non con una dichiarazione sul sito.
Chi vende cannabis light certificata pubblica quel numero accanto al prodotto, insieme alla varietà di provenienza. Se il dato non c'è, la domanda va fatta prima di ordinare, non dopo.
Gli oli si giudicano dai milligrammi
Per gli oli di CBD l'indicatore è diverso, ed è aritmetico. Un flacone al 10% contiene mille milligrammi di principio attivo in 10 ml; uno al 30% ne contiene tremila. Confrontare i prezzi dei flaconi non dice nulla: va confrontato il costo al milligrammo, e il risultato ribalta spesso l'impressione iniziale.
Il secondo elemento è la dicitura full spectrum o broad spectrum: il primo conserva l'intero fitocomplesso della pianta comprese tracce di THC nei limiti di legge, il secondo lo mantiene senza THC. Chi acquista olio di CBD senza guardare questa voce rischia di prendere un prodotto diverso da quello che immaginava.
Gli aromi da camera si giudicano dal produttore
La terza categoria è quella dei nitriti, venduti in Italia come aromi per ambienti e solventi tecnici. Qui non esistono referti di laboratorio da consultare, e l'indicatore diventa la filiera: produttore dichiarato, produzione europea, principio attivo indicato con il numero CAS in etichetta, flacone sigillato all'origine.
È una categoria in cui la contraffazione è diffusa e riconoscibile proprio dall'assenza di questi dati. Un rivenditore che elenca formulazione e provenienza di ogni referenza — come avviene nei cataloghi di popper originali di importazione europea — sta dando l'unica informazione verificabile disponibile.
Il denominatore comune
Tre categorie diverse, tre indicatori diversi, un solo criterio di fondo: il venditore serio anticipa i dati, quello improvvisato aspetta che glieli chiediate.
Vale online come valeva in negozio. Solo che online i dati o sono scritti, o non ci sono.
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