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Economia | 02 ottobre 2026, 07:00

Impianti antincendio nei capannoni industriali: sprinkler, water mist o spegnimento a gas, come si sceglie il sistema giusto

La scelta dell'impianto antincendio smette di essere una formalità e diventa una decisione tecnica sulla sicurezza delle persone e sulla possibilità che l'attività riparta dopo un incendio.

Impianti antincendio nei capannoni industriali: sprinkler, water mist o spegnimento a gas, come si sceglie il sistema giusto

Chi ha visitato almeno una volta un capannone della pianura cuneese, uno di quelli costruiti negli anni Ottanta e poi ampliati a pezzi man mano che l'azienda cresceva, conosce il paesaggio: scaffalature che sfiorano il tetto, un reparto verniciatura ricavato in un angolo, l'ufficio tecnico al piano ammezzato, magari una sala server nata come ripostiglio. Ognuno di questi spazi brucia in modo diverso. Ed è qui che la scelta dell'impianto antincendio smette di essere una formalità da sbrigare per ottenere il certificato e diventa una decisione tecnica con conseguenze molto concrete, sulla sicurezza delle persone e sulla possibilità che l'attività riparta dopo un incendio.

La normativa italiana, con il Codice di prevenzione incendi introdotto dal decreto ministeriale del 3 agosto 2015, ha spostato l'attenzione dalla prescrizione rigida alla valutazione del rischio. In pratica non esiste più "l'impianto giusto" in astratto, esiste quello adatto a quel materiale, a quella altezza di stoccaggio, a quel tipo di lavorazione. Il che è un bene, ma obbliga chi gestisce uno stabilimento a capire almeno a grandi linee quali sono le alternative.

Impianti sprinkler: la soluzione più diffusa per magazzini e reparti produttivi

L'impianto sprinkler è il sistema che la maggior parte delle persone immagina quando pensa allo spegnimento automatico: una rete di tubazioni a soffitto con testine erogatrici chiuse da un bulbo di vetro riempito di liquido, che si rompe quando la temperatura supera una soglia stabilita, di solito intorno ai 68 gradi. Si apre soltanto la testina interessata dal calore, non tutto l'impianto, e questo è un dettaglio che smonta parecchi luoghi comuni cinematografici sull'allagamento dell'intero edificio.

In Europa il riferimento tecnico è la norma UNI EN 12845, che classifica le attività in base al pericolo e stabilisce densità di scarica, aree operative e riserve idriche. Per un magazzino con scaffalature alte la differenza la fanno proprio questi parametri: oltre certe altezze di stoccaggio non basta più l'erogazione dal soffitto e servono sprinkler intermedi inseriti tra i ripiani, oppure testine ESFR, progettate per sopprimere l'incendio in fase iniziale con portate molto elevate. C'è poi una questione che nel cuneese, con inverni in cui i capannoni non riscaldati scendono tranquillamente sotto zero, non è affatto teorica: l'acqua nelle tubazioni gela. Per questo esistono gli impianti a secco, in cui la rete è riempita d'aria compressa e l'acqua entra solo al momento dell'attivazione, con un leggero ritardo che va messo in conto in fase di progetto.

Il limite dello sprinkler è evidente: usa molta acqua, e l'acqua su certi beni fa quasi gli stessi danni del fuoco.

Water mist: meno acqua, gocce più fini e impieghi specifici

Il water mist, o acqua nebulizzata, lavora su un principio diverso. L'acqua viene spinta ad alta o media pressione attraverso ugelli che la frammentano in goccioline finissime, con diametri che restano in larga parte sotto il millimetro. Gocce così piccole hanno una superficie complessiva enorme, assorbono calore molto rapidamente ed evaporando sottraggono ossigeno nella zona immediatamente vicina alla fiamma. Il risultato è uno spegnimento efficace con una quantità d'acqua che può essere una frazione di quella richiesta da un impianto tradizionale.

Gli ambiti in cui ha senso sono abbastanza precisi: macchinari con parti in movimento, cabine di verniciatura, friggitrici industriali nelle aziende alimentari, gallerie per cavi, locali tecnici dove la presenza di persone esclude l'uso di certi gas. Il riferimento normativo è la serie UNI EN 14972, e qui conviene essere chiari su un punto: il water mist non si progetta con tabelle generiche come lo sprinkler, ogni sistema va validato con prove al fuoco sul tipo di rischio specifico. Questo lo rende più costoso da progettare, più rigido nelle modifiche successive (spostare una linea produttiva può richiedere una revisione dell'impianto) e meno adatto a chi cambia spesso layout. Sulle tubazioni, in compenso, si guadagna: diametri ridotti e acciaio inox, con meno ingombro e meno peso sulle strutture, un aspetto da non trascurare nei capannoni più vecchi.

Impianti di spegnimento a gas: quando l'acqua non è un'opzione

Ci sono locali in cui di acqua non se ne parla nemmeno. Sale server, quadri elettrici di media tensione, archivi cartacei, laboratori con strumentazione delicata. Qui entrano in gioco gli impianti di spegnimento a gas, che saturano l'ambiente con un agente estinguente senza lasciare residui. Le famiglie principali sono due: i gas inerti, come azoto, argon o le loro miscele, che abbassano la concentrazione di ossigeno sotto la soglia in cui la combustione si sostiene, e gli agenti chimici come l'FK5-1-12, un fluido che si vaporizza rapidamente e agisce soprattutto sottraendo calore. L'anidride carbonica resta in uso, ma solo in ambienti non presidiati, perché alle concentrazioni necessarie per spegnere un incendio è pericolosa per le persone.

Sono sistemi molto efficaci e molto esigenti. Il locale deve essere sufficientemente ermetico da trattenere la concentrazione di gas per il tempo necessario, e lo si verifica con il door fan test, una prova che mette l'ambiente in pressione con un ventilatore montato sulla porta e misura le perdite d'aria. Basta un passaggio cavi sigillato male o un controsoffitto aperto verso il corridoio per vanificare l'impianto. Servono poi serrande che si chiudono all'attivazione, segnalazioni ottico-acustiche, tempi di preallarme per consentire l'uscita del personale. Quando si confrontano soluzioni diverse, le schede tecniche pubblicate dagli installatori del settore, come quelle raccolte su https://fiamma-antincendio.it/, aiutano a farsi un'idea delle differenze tra agenti e configurazioni, ma la scelta finale passa sempre da un progettista che conosce il locale e il suo contenuto.

Progettazione antincendio e manutenzione: il sistema giusto dipende dallo stabilimento intero

Nella realtà di uno stabilimento produttivo la risposta raramente è una sola. È frequente che un capannone abbia uno sprinkler nel magazzino, un sistema a water mist sulla linea più esposta, un impianto a gas nella sala CED, il tutto collegato a una centrale di rivelazione fumi che governa allarmi, evacuazione e attivazioni. Il Codice di prevenzione incendi tratta questo insieme nella strategia dedicata al controllo dell'incendio, e la logica è quella di proteggere ogni area con lo strumento più adatto senza perdere di vista il funzionamento complessivo.

Poi c'è la parte meno visibile, che spesso è quella in cui le cose vanno storte. Un impianto progettato bene e mantenuto male è un impianto che non funziona. Il decreto ministeriale del 1° settembre 2021 ha definito in modo più stringente i criteri per i controlli periodici e la manutenzione dei presidi antincendio, e ha introdotto requisiti di qualificazione per i tecnici manutentori. Valvole chiuse dopo un intervento e mai riaperte, pompe che non partono, bombole di gas con pressione insufficiente, testine sprinkler verniciate durante il rifacimento del soffitto: sono i difetti che le verifiche trovano più spesso e che, in caso di incendio, nessuna assicurazione considera una sfortuna.

I.P.

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