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Attualità | 02 gennaio 2015, 18:50

Levaldigi, chiusura in vista? Senza finanziamenti, la soluzione è la liquidazione

L'ad Pepino: "Faremo di tutto per evitare una simile procedura ma purtroppo bisogna essere realisti e soprattutto usare prudenza per non fare danni che siamo ancora in tempo ad evitare"

foto   di   Luigi.tuby   -   Wikimedia   Commons   -   Licenza   CC-BY-SA

foto di Luigi.tuby - Wikimedia Commons - Licenza CC-BY-SA

Tinte fosche per il futuro dell’aeroporto di Levaldigi. Pare non sbloccarsi la trattativa con il gruppo internazionale intenzionato ad acquistare una quota di minoranza dello scalo, versando una cauzione di 30mila euro. Così come sembra ormai sfumato del tutto l’accordo con la cordata di imprenditori turco-russi che, quasi due anni fa, avevano scritto ufficialmente a Levaldigi, proponendosi di entrare come azionisti di maggioranza ma senza arrivare poi in fondo al percorso. E allora si guarda al domani con poco ottimismo.

Prossimo appuntamento per parlare del futuro dell’ “Alpi del Mare” è previsto per metà febbraio e, all’ordine del giorno, saranno analizzate e definite le offerte arrivate “offerte che – spiega l’ad Pepino – in realtà è una sola. Valuteremo la situazione attuale e soprattutto cercheremo soluzioni affinché lo scalo cuneese possa continuare ad operare al meglio e stabiliremo anche le azioni da intraprendere in tal senso. È indubbio che sono i soci e gli azionisti che devono fare un piano per il futuro, valutando la realtà dei fatti”.

Realtà che purtroppo non promette nulla di buono. “Dopo otto anni di battaglie, soprattutto contro la burocrazie e i tanti intoppi – prosegue Pepino – essere ottimisti è purtroppo eccessivo. Tutti noi speriamo in una soluzione positiva,  perché l’aeroporto per Cuneo è una grande possibilità, dalle mille potenzialità, soprattutto per il futuro prossimo, con l’apertura dell’Expo. È però indubbio che non siamo più in grado di mantenere una struttura così complessa se non si smuove qualcosa a livello economico”. Il che significa un nuovo socio o finanziamenti da parte di enti pubblici o privati. Se così non fosse, “Alpi del Mare” potrebbe chiudere? O addirittura fallire? “Fallire è un po’ eccessivo – spiega l’ad Gian Pietro Pepino – anche perché non è nell’indole cuneese far fallire società ed imprese, quindi è una soluzione che cercheremo assolutamente di evitare. Certo una procedura di liquidazione ci potrebbe anche essere. Non voglio dire che è una soluzione che prenderemo in esame nella prossima riunione, perché voglio ancora pensare positivo ma certo è impossibile andare avanti senza denaro e quindi una via di uscita potrebbe essere quella di salvare il salvabile. Anche per tutelare i lavoratori e chi in questi anni ha fornito servizi e materiale allo scalo saviglianese”.

“La sensazione – prosegue Pepino – è quella che se non entreranno nuovi soci, se non si sblocca la situazione finanziaria, è veramente impossibile andare avanti così. La liquidazione è sicuramente l’ultima possibilità da valutare ma a malincuore devo dire che è uno scenario possibile. È una valutazione, un percorso che cercheremo di non intraprendere ma sul tavolo del futuro di Levaldigi c’è anche questa possibilità. Se proseguiranno i problemi a livello di azionariato, è indiscutibile che la procedura di liquidazione potrebbe diventare più che un’ipotesi, un obbligo, altrimenti i debiti potrebbero davvero portarci al fallimento. Di questo i soci ne sono consapevoli, perché il quadro economico dello scalo è chiaro a tutti”.

Situazioni analoghe a quella dello scalo “Alpi del Mare”, sono già state affrontare da altri aeroporti italiani, come Rimini e Forlì, che hanno creato veri buchi nei loro bilanc,i difficili da ripianare, con debiti di 45 milioni di euro il primo e oltre 20 il secondo. “Piuttosto che fare disastri – conclude Pepino – è certo meglio essere più prudenti e tirare i remi in barca, anche se sarebbe una grande sconfitta per tutto il territorio, con conseguenze pesanti che chi con lo scalo e per lo scalo ha lavorato in tutti questi anni”.

NaMur

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