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Al Direttore | 09 agosto 2019, 07:22

Il Giorno dei Barbari

Riceviamo e pubblichiamo

Il Giorno dei Barbari

 

Oggi è l’anniversario di un evento che ha segnato la storia dell’Occidente tutto e in particolare le regioni occitane e catalane, l’ “ESPACI OCCITAN-CATALAN”, il cuore dell’Arco Latino europeo.
Il 9 di agosto del 378 d.c. ad Adrianopoli i Goti sconfissero l’esercito romano, l’imperatore Valente cadde in battaglia e nulla fu più come prima.
Quello è stato definito “il giorno dei barbari”, anche se gli storici tedeschi preferiscono chiamarli “Völkerwanderungen”, popoli migranti.
A dire il vero le migrazioni erano iniziate da tempo, ma i “migranti” fino ad allora erano arrivati alla spicciolata ed erano ben accetti perché disponibili a farsi carico dei lavori più disparati e pesanti ed avevano contribuito all’economia di un Impero che da secoli aveva saputo integrare genti e nazioni.
Tutto questo di colpo cambiò quando per la prima volta un intero popolo spinto da Est dagli Unni si presentò al confine chiedendo di passare pacificamente il “limes” danubiano, “ promettendo di vivere quieti e di dare aiuti se la situazione lo avesse richiesto”.
Erano i Goti, nomadi della steppa, alti, capelli biondi o rossi e con occhi azzurri, ben diversi dai piccoli e bruni romani mediterranei. Per giunta erano pure Ariani, ipotesi di fede cristiana altra rispetto a quella Cattolica che stava affermandosi nell’Impero.
Volevano passare il Danubio perché sapevano che sull’altra sponda c’era un mondo con opportunità e ricchezze che erano negate a casa loro e avrebbero fatto qualsiasi cosa per uscire dalla miseria e dal pericolo in cui si trovavano.
Da sempre l’Impero aveva imparato a creare capi e re funzionali agli interessi di Roma per presidiare i confini, maestro in questo era stato Costantino, ma qui la situazione aveva assunto dimensioni tali che antichi equilibri saltarono.
L’Impero comunque aveva bisogno di gente disposta a lavorare accontentandosi di paga modesta, a un esercito non più di popolo servivano nuove reclute e terre libere per ospitarli come coloni ce n’erano, allora si trovò un accordo per una accoglienza con numeri concordati e destinazioni certe. 
Non tutti a dire il vero condividevano questa politica, nel suo “Res Gestae” il coevo Ammiano Marcellino scrive che i Goti erano “plebs truculenta” e che “….ci si diede da fare perché non rimanesse indietro nemmeno uno di quelli che poi avrebbero sovvertito lo stato romano”.
La politica decise comunque di favorire l’ingresso e un intero popolo che riponeva grandi aspettative nella accoglienza promessa passò il Danubio, ma era un popolo in armi e le cose andarono diversamente dal previsto.
Il flusso divenne presto caotico e i numeri incontrollabili, si cercò allora di bloccare le frontiere, ma la migrazione illegale continuò inarrestabile.
Una operazione che oggi chiameremmo umanitaria sfuggì di mano all’esercito e ai funzionari imperiali, gli accampamenti allestiti per i profughi erano insufficienti, il cibo scarso, la popolazione locale non accettò i nuovi arrivati, disorganizzazione e corruzione fecero il resto.
Dopo tre anni di disordini tutti gli accordi erano saltati, il conflitto fu inevitabile e il 9 agosto del 378 ad Adrianopoli un popolo migrante per la prima volta sconfisse l’esercito romano, anche l’imperatore Valente cadde in battaglia.
Secoli prima i Germani di Arminio, avevano sconfitto i Romani nella foresta di Teutoburgo, ma Adrianopoli non può essere paragonala alla “clades variana” del 9 d.c..
Allora i contendenti rimasero sulle loro posizioni, i “barbari” germani si difendevano dall’invasione romana e vinsero, ad Adrianopoli i Romani che per la prima volta si difendevano da un popolo migrante persero.
La battaglia di Teutoburgo tracciò il confine sul Reno, che da allora divide l’Europa, da un lato il mondo mediterraneo, dall’altro quello teutonico, Adrianopoli invece cambiò lo scenario geopolitico dell’Occidente romano.
Per lo storico della chiesa Rufino “quella battaglia fu l’inizio dei mali per l’Impero romano allora e per i tempi a venire”.
Dopo aver dilagato nella penisola balcanica nel 410 i Goti saccheggiarono Roma per poi insediarsi nel sud di Francia e Spagna a cavallo dei Pirenei fino alle Alpi dove fondarono il primo regno barbaro all’interno dell’Impero.
Quello fu un luogo di contaminazioni culturali, religiose e politiche e in quei confini sbocciò la civiltà Occitana, ma era una ipotesi aliena rispetto al mondo romano e cristiano che lanciò contro di essa la crociata albigese.
“Quali frutti ha portato una civiltà tanto ricca di elementi diversi? E quali avrebbe potuto portarne? L’ignoriamo; l’albero è stato tagliato.” Simone Veil se lo chiedeva nel 1943 sui Cahiers du Sud, risposte non possono essere date.
Gli antichi confini del regno visigoto corrispondono a quello che ora è l’ “espaci occitan-catalan”, in queste terre rimane traccia di una eterodossia antica che ciclicamente ricompare si fronti diversi. 
Una storia iniziata ai confini dell’Impero il 9 agosto 378, era il 1131 ad Urbe condita e che continua ancora perché quanto succede a Barcellona può avere questa chiave di lettura .

Le rivendicazioni indipendentiste catalane affondano le loro radici in una storia antica che andrebbe conosciuta e studiata per poter pensare un avvenire possibile per una Europa dei popoli.

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