Saranno 435 i dipendenti delle comunità montane piemontesi da sistemare dopo la cancellazione dei suddetti enti attraverso un disegno di legge (ddl) che andrà in Consiglio regionale prossimamente. A questi vanno aggiunti 209 precari a cui non sarà rinnovato il contratto.
“Rottamazione” la definisce Elena Maccanti. L’assessore agli Enti Locali, Affari istituzionali, Rapporti con il Consiglio regionale, Controllo di gestione, Polizia locale e Società partecipate della Regione Piemonte parla così di una delle conseguenze dell’articolo 16 del Decreto legge 138/2011 sul riordino degli enti locali con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti.
Su quello che la Maccanti definisce “un percorso di rottamazione a lungo termine si apre la possibilità di ricoprire le dotazioni organiche dei comuni in deroga al Patto di stabilità con un meccanismo incentivante da parte della Regione, cioè per i primi tre anni vengono pagati interamente dalla Regione con un meccanismo decrescente”, ipotizza l’assessore davanti a molti sindaci di Langhe e Roero lunedì sera 7 novembre in Sala Beppe Fenoglio ad Alba.
“Un incontro per addolcire una pillola che a noi non va giù”, dice Franca Biglio, sindaco di Marsaglia e presidente Anpci (Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni). “Noi saremo in grosse difficoltà ad applicare questo Articolo 16. Siccome i piccoli comuni il loro contributo lo hanno dato in modo sproporzionato, non riusciamo a darne sicuramente un altro. Noi stiamo pagando dalla legge 142 del 1990”, sostiene Biglio rispondendo all’esortazione del vicepresidente della Provincia di Cuneo Giuseppe Rossetto che invita “tutti al senso di responsabilità, a dire si anche dove il risparmio è minimo”.
E’ proprio lo stravolgimento per risparmio minimo che nessuno capisce. “Se si voleva riorganizzare lo Stato bisognava cominciare dal Parlamento, dalle regioni, dalle province. Si doveva dare l’esempio dall’alto non da dove non si risparmia nulla”, dice uno dei sindaci in sala, mentre Carlo Rosso sindaco di Monesiglio afferma “Non è sensato fare tagli nello stesso posto quando ci sono 130 miliardi l’anno di evasione fiscale da andare a scovare”.
Comunque, il percorso normativo sta procedendo e il quadro di quello che sta succedendo lo dipinge Alberto Cirio assessore regionale all’Istruzione, Turismo, Sport organizzatore dell’incontro ad Alba insieme all’assessore Maccanti.
Secondo Cirio: “La Regione Piemonte sta per legiferare un disegno di legge (ddl) che andrà in Consiglio con quattro punti cardine. Primo: i Comuni decidono di scegliere tra le varie opzioni che il ddl mette in campo; secondo: i paletti del ddl sono solo sui limiti demografici con meccanismi di deroga a seconda delle varie aree; terzo: il ddl avrà tre aree omogenee individuate come montagna, pianura, aree collinari; quarto: le comunità montane vengono cancellate e i loro dipendenti potranno andare o all’unione che sostituirà la comunità montana o alla convenzione o ripresi dai singoli comuni”.
Una delle conseguenze del disegno di legge regionale è che i comuni con meno di 5 mila abitanti dovranno scegliere se costituire un’unione o una convenzione.
“Vi esorto a prendere la strada delle convenzioni”, consiglia Biglio impegnata in un tavolo di confronto aperto sull’argomento dalla Regione. All’invito della presidente in sala si scatena la bagarre.
Per il sindaco di Monesiglio, "il sistema delle convenzioni ha un grosso difetto: c’è un capo convenzione. Questo vuol dire che non siamo tutti paritari. C’è uno che ha un capo e lo mette a disposizione degli altri. Altra cosa: il mio comune di 740 abitanti ha solo due funzioni non associate. Credo che qui quasi tutti i comuni abbiano quasi il 100% delle convenzioni. Stiamo a fasciarci la testa per niente. Non so come potremo dimostrare che abbiamo fatto dei risparmi”, sostiene Carlo Rosso.
“Si norma per la nazione non per il Comune di Monesiglio” risponde l’assessore Maccanti all’incontro con l’intervento anche di Marco Perosino (Pdl) consigliere della provincia di Cuneo e sindaco di Priocca.














