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Attualità | 11 maggio 2012, 12:14

Li chiamano rami secchi/2: quanto costerà sopprimere la Cuneo-Mondovì?

Continua il nostro viaggio sulle ferrovie a rischio chiusura: un anno fa veniva inaugurata la variante stradale di Beinette, con due sovrappassi per il treno. Soldi pubblici gettati alle ortiche, se la tratta sarà chiusa

(copyright targatocn.it)

(copyright targatocn.it)

Tutto inizia da un muretto. Grigio, in cemento, alto come le gambe di un uomo medio. Da laggiù il treno non può arrivare. I binari 1 e 2 della stazione di Mondovì sono tronchi poi la stazione si biforca e dall’altra parte ci sono i binari 3,4 e 5. In mezzo, verde. Aiuole dalla crescita incontrollata. Sulla banchina del 2 aghi di pino, qualche cartaccia e due bottigliette vuote. Poco dopo le 14.15 comincia il viaggio per quei pochi in attesa. Alle 14.08 il treno arriva da Cuneo colmo, in gran parte, di studenti al punto che occorrono più istanti per far scendere i passeggeri e potervi entrare. Il percorso dura una mezz’oretta. A Pianfei nessuno sale, stessa cosa a Margarita ma qui il controllore, per scrupolo, apre la porta e dà un’occhiata fuori. A Beinette sale una signora, mentre alle 14.38 a Cuneo Gesso qualcuno inizia a scendere. Quindi il Minuetto circumnaviga Cuneo e sbuca verso la stazione centrale, come se giungesse da Torino.

Entro l’anno o entro il 2013 la Cuneo-Mondovì, che conta 16 corse al giorno con 400 utenti circa a un costo per la Regione di circa 1.200.000 euro/anno, sarà probabilmente tagliata per volontà della Regione stessa che ha manifestato la decisione di sopprimere le linee “antieconomiche”. Nella Granda, comprese le altre tratte destinate a saltare (Alba-Asti, Alba-Alessandria via Castagnole, Ceva-Ormea, Cuneo-Saluzzo e Savigliano-Saluzzo), potrebbero perdere il posto cento ferrovieri tra macchinisti, addetti alla manutenzione e alle biglietterie, controllori.

Cuneo e Mondovì continuerebbero ad essere raggiungibili vicendevolmente cambiando a Fossano o con il servizio sostitutivo di autobus. La seconda opzione andrebbe ad incrementare inquinamento e traffico come sostengono gli amministratori locali (i sindaci di Cuneo, Alba, Savigliano, Mondovì, Saluzzo, Ceva, Ormea) che in queste settimane stanno alzando la voce contro le decisioni regionali.

Ma la soppressione della Cuneo-Mondovì renderebbe soprattutto vana parte di un’opera appena inaugurata e già caduta nella voce “spreco”. Martedì 19 luglio 2011 si tagliava il nastro alla nuova variante di Beinette, inserita nel Piano nodi come nodo Cuneo Nord-Mondovì. L’opera, lunga 3.847,27 metri e finanziata interamente dalla Regione Piemonte, è costata 8,6 milioni di euro (per la precisione 8.643.388,37 euro) al netto del ribasso di gara del 23%. La nuova infrastruttura raccorda da ovest ad est l’attuale strada provinciale 564, innestandosi su di essa mediante due rotatorie.

Eppure le caratteristiche principali sono due nuovi ponti e due attraversamenti della linea ferroviaria (sottopasso di 70 metri e sovrappasso con galleria artificiale centrale di 37 metri). Due nuovi ponti che se la ferrovia sarà chiusa diventeranno totalmente inutili, simbolo dell'ennesimo spreco all'italiana: possibile che in sede di progettazione non si sia pensato a questo aspetto? Eppure non è dai ieri che si conosce la frequentazione poco massiccia di utenti sulla Cuneo-Mondovì: a chi è servito costruire comunque la variante di Beinette in quel modo, sapendo che poi la ferrovia sarebbe stata soppressa?

A tutto ciò, aggiungiamoci pure l'enorme spesa sostenuta per ricostruire il ponte sul Gesso, nei pressi della stazione ferroviaria di Borgo San Giuseppe, crollato nell'ottobre del 1996 in seguito ad una disastrosa alluvione. Sette anni di attesa, progetti e lavori, poi il 14 dicembre 2003 l'arrivo del treno a Cuneo Gesso con tanto di cerimonia. Si riapriva la tratta: nove anni dopo, la decisione di chiudere tutto. Milioni di euro, soldi pubblici, gettati nella pattumiera.

Francesca Aimo

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