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Attualità | 15 maggio 2012, 17:12

Per uscire dalla crisi l'Europa deve "giocare" insieme. E la moneta avere una sua Banca

La difficile situazione in cui versa l'economia dell'intero Vecchio Continente

Per uscire dalla crisi l'Europa deve "giocare" insieme. E la moneta avere una sua Banca

Di fronte alla situazione che stiamo vivendo ormai da alcuni anni, ho letto documenti e articoli di giornali a firma di economisti nazionali ed internazionali nel tentativo di capire come possiamo uscire dalla crisi economica che ci vede dentro un vortice di preoccupazioni e paure per il futuro.

Grazie al lavoro che svolgo ho partecipato a più di un convegno con sindacalisti, esponenti politici ed economisti di diverse scuole di pensiero e ho capito che tutti brancolano nel buio senza certezza alcuna. Nessuno ha la bacchetta magica tanto meno la sfera di cristallo da poter indicare una via di uscita del dramma che stanno vivendo intere nazioni dell’Unione Europea.

Tuttavia ho maturato alcune convinzioni: la prima è che stiamo vivendo una crisi dell’economia strutturale e non ciclica, di quelle epocali che succedono ogni 70/80 anni paragonabile a quelle del 29 e che non lasciano le cose come prima anzi sono foriere di profondi stravolgimenti. Basti pensare che il nostro Paese dal 2008 ad oggi ha perso 200 miliardi di PIL che non recupererà più con conseguenze pesanti sul tessuto socio-economico, sull’apparato produttivo e sul welfare che abbiamo conosciuto.

La seconda è che la politica del rigore e dei sacrifici da sola non è in grado di risolvere alcunché se non si avvia in tempi brevi una politica di sviluppo. Alla fine non ci sono alternative ad una rinnovata fase keynesiana da parte dell’Europa. Per compiere questa scelta è necessario però convincere e costringere la Merkel ad adottare alcune misure non più rinviabili: gli Eurobond per mettere al sicuro i debiti dei paesi europei e quindi impedire le speculazioni finanziarie attraverso una  forte iniziativa solidaristica.

Adottare i Projetbond per avviare nel più breve tempo possibile forti investimenti infrastrutturali in grado di dare respiro all’economia e creare lavoro. Rilanciare il modello del welfare europeo, rinnovato e corretto, come elemento centrale della coesione sociale. Per rendere credibile e fattibile un intervento del genere è però necessario che l’EURO sia supportato e retto da una banca centrale che risponda ad una politica europea, in sostanza l’euro deve avere la “sua banca”.

Viceversa non riusciremo ad impedire le scorribande speculative che hanno caratterizzato la finanza in questi ultimi anni e che hanno colpito i paesi più deboli e più esposti per il loro debito pubblico, come l’Italia. L’attacco portato ai debiti sovrani è insopportabile e le politiche adottate fino ad oggi sono profondamente recessive e rischiano di avvitarsi  su se stessi impedendo ogni e qualsiasi ripresa economica. Domandiamoci perché le speculazioni finanziarie non colpiscono la sterlina inglese o lo yen giapponese?

Semplicemente perché hanno una banca che interviene e fa da deterrente contro manovre pilatesche di mercati finanziari, nonostante i loro debiti pubblici.

Confesso di avere ancora paura ma al tempo stesso anche speranze che l’Europa sia in grado di farcela e dico Europa perché da soli non possiamo farcela. Sono altrettanto convinto che mai come ora c’è bisogno di una politica e i segnali nuovi venuti dalle elezioni in Francia con l’elezioni di Hollande e la sconfitta della Merkel in Nord Reno–Westfalia siano presupposti fondamentali per una diversa politica economica del vecchio continente.                                                                              

Mario Borgna

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