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Eventi | 25 luglio 2015, 11:42

Francesco De Gregori in Vivavoce al Monfortinjazz

La cronaca di un concerto spettacolare e gioioso, firmata da Lucia Campisi

Francesco De Gregori in Vivavoce al Monfortinjazz

È arrivato con le sue luci rosse e blu, ha illuminato il volto del "pubblico pagante" e ha riempito lo spazio con quella sua voce che anche a sessant’anni rimane quella di un ventenne. Viva voce. Anzi, Vivavoce tour, come Francesco De Gregori ha chiamato questa sua tournée fra le migliori piazze d’Italia e che ieri sera lo ha portato al Monfortinjazz.

Per cantare dal vivo, voce verso spazio e verso pubblico, tutte le sue canzoni, quelle più vecchie e quelle più famose. Rivisitate qua e là, un po’ perché un artista ama cambiare e trasformarsi e un po’ per giocare con il pubblico, per sorprenderlo con una pausa inattesa e scatenarlo con una strofa gridata. Un bravo critico musicale, un personaggio austero, forse farebbe una recensione dettagliata del concerto. Ma io non sono un Bertoncelli. E davanti a certe emozioni resto incantata.

Francesco De Gregori, per esempio. Che ieri sera, sulle sue gambe snelle, con le solite scarpe bianche, pantaloni e maglietta black, cappello e occhiali scuri, ha schitarrato alla grande, saltellando sul piccolo palco dell’anfiteatro monfortino. Come un ragazzetto. Che dopo quarant’anni di concerti, ha imparato a divertirsi con il suo pubblico. Cambiando sì ritmi e volumi delle sue storiche poesie, ma non più per spiazzare chi lo ascolta ma per creare una sorta di canto comune nuovo. Come solo dal vivo certe canzoni possono essere cantate. Almeno, così è sembrato a me. Che non sono un critico musicale, che ho qualche anno in meno del Principe ma ho recuperato il gap anagrafico ascoltandolo e cantandolo già da bambina.

E che i suoi concerti, per me, sono una specie di capodanno d’estate. E anno dopo anno mi accorgo che le emozioni sono sempre più grandi ed elevate alla potenza. Il pubblico, finalmente, si scatena, si agita sulle sedie, batte le mani in sincrono con gli stivali del fedele bassista Guglieminetti. E lui, De Gregori, sembra contento. Sembra gli piaccia questa ovazione in voce, fatta di ragazze di oltre quarant’anni che cantano senza vergogna, che si sbracciano per un suo cenno, che non resistono più a stare sedute sulle sedie. E lui lì, che le guarda tutte, cantando ammirato. Offrendo una nuova edizione di sé, con le cover di se stesso, in un crescendo di coinvolgimento e scambio con il suo pubblico. Fino al saluto festoso, alla notte e a noi, in una "buonanotte fiorellino" alla Bob Dylan che rimane nelle orecchie fino a domani…

Lucia Campisi

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