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Eventi | 17 gennaio 2016, 14:18

I vent'anni di Porta a Porta raccontati da Bruno Vespa alla Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba

Il noto giornalista ha poi moderato un confronto fra il ministro Martina e il produttore Gaja sul futuro della produzione vitivinicola di qualità

I vent'anni di Porta a Porta raccontati da Bruno Vespa alla Fondazione Mirafiore di Serralunga d’Alba

Bruno Vespa ha inaugurato ieri 16 gennaio l'edizione 2016 del Laboratorio di Resistenza Permanente alla Fondazione Mirafiore di Serralunga D'Alba. Il noto giornalista che si dice “Fortunato, perché grazie a questo mestiere, che posso modificare giorno per giorno, vivo da vicino i cambiamenti” (il patron Oscar Farinetti lo ha presentato come il “più grande professionista che abbiamo in televisione”) è apparso rilassato e a suo agio nel raccontare, in sintesi, da “cronista testimone” vent'anni della sua esperienza alla conduzione del talk show più visto nel sistema televisivo italiano, nato in realtà per durare poche settimane.

Porta a Porta, ha spiegato Vespa, che nella sua lunga carriera ha intervistato tutti tranne Almirante, si è modificata nel tempo, riuscendo a mantenere, nonostante tutto, la leadership nella seconda serata. Dagli anni in cui erano improponibili i confronti in diretta perché i vecchi politici della Prima Repubblica “non avevano il senso della divulgazione, a parte Andreotti, Pannella e Pajetta. E Berlinguer non andava mai in diretta”, all'avvento di Berlusconi, con cui cambiò tutto: “Il cavaliere ha sdoganato il modo di fare comunicazione: conosceva molto bene l'italiano medio che non accettava di essere governato dai figli di quello che era stato il Pci.”.

Non era più proponibile una trasmissione che parlasse solo di politica per un'ora e mezza. Porta a Porta, che si è rivelata leader per le fasce più colte e quelle meno della penisola, con picchi di ascolto nelle cosiddette regioni “rosse” più interessate al dibattito politico, cambiò la sua formula adattandosi ad un modo di fare informazione adatto alla Seconda Repubblica. Il ritmo era cambiato, i politici si rivelarono più reattivi.

Uno dei numerosi spettatori ha domandato perché non si sia fatto convincere ad entrare in Mediaset. La risposta di Vespa: “ Sono un uomo Rai fino al midollo. Berlusconi imprenditore lo avrebbe forse avrebbe gradito, ma Berlusconi politico no. Dopo tutto io ero l'unico giornalista moderato del panorama televisivo italiano”.

L'incontro è proseguito con un confronto fra il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e l’imprenditore Angelo Gaja moderato dallo stesso Bruno Vespa. Tema: il futuro dell’agricoltura vitivinicola di qualità, le nuove frontiere della ricerca sulla cisgenesi e il genoma editing (tecniche no ogm), sui quali il ministro ha spiegato che l'Italia è un paese all'avanguardia, ma “Bruxelles deve dare la possibilità di sperimentazione in campo aperto. Attendiamo nei primi mesi del 2016 che la Commissione europea decida questo snodo fondamentale”.

L'export agroalimentare italiano è cresciuto tanto: “Abbiamo piani e energie per raggiungere i 50 miliardi di euro di esportazioni nel 2020. Ma il patrimonio italiano può distinguersi solo se preserva la sua biodiversità”, ha concluso il ministro Martina.

Per il produttore Gaja il vino nelle ultime annate non ha visto una crescita così impetuosa nelle vendite: “Siamo arrivati a 5,4 miliardi, ma sempre dietro alla Francia. L'Italia deve imparare a vendere meglio le sue qualità e per fare questo c'è bisogno di più marketing e distributori sui mercati esteri. E fondamentale è la penetrazione nella ristorazione”.



Monica Bruna

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