Mentre il centrodestra a Cuneo città pare non riuscire a ridestarsi dallo stato vegetativo in cui versa da tempo, nel centrosinistra il dibattito si arricchisce ogni settimana di nuovi spunti.
Gerardo Pintus, docente di materie letterarie presso l’ITC Bonelli, estromesso mesi fa dalla segreteria cittadina passata ora nelle mani del filosofo Graziano Lingua, rompe il silenzio e, in quest’intervista a Targatocn, “piccona” con spietata lucidità il suo partito.
- Pintus, sono trascorsi ormai otto mesi dal giorno in cui lei ha lasciato la segreteria cuneese del Pd: una scelta non proprio spontanea visto che alcuni l’hanno definita una “defenestrazione”. Un periodo di tempo sufficiente per poter esprimere un giudizio che vada oltre l’amarezza. Qual è oggi lo stato dell’arte del Partito Democratico a Cuneo città?
Il Pd cuneese dell'ultimo anno assomiglia un po’ agli Stati italiani del Rinascimento che erano convinti di esistere solo nella misura in cui si alleavano con le potenze straniere che poi scorrazzavano padroni assoluti della nostra terra. Non si scorge altro oltre alla costruzione di commissioni, riunioni e quant'altro si organizza in modo tanto più frequente e numeroso quanto debole è la linea politica. Basta porsi una domanda alla quale in questo momento nessun dirigente del Pd cuneese è in grado di dare una risposta precisa. Noi in Comune siamo alleati di Borgna? Siamo all'opposizione di Borgna o dove siamo esattamente? Se qualcuno ha una risposta per favore me la dia.
- Cinque segretari in tre anni. Lei è stato il più longevo restando in carica quasi due. Quali le ragioni di tanta instabilità?
La mia segreteria aveva provato a dare una risposta tentando di riportare Borgna nell'ambito del centrosinistra e dunque di far diventare, in prospettiva, il Pd azionista di riferimento della maggioranza. Le mie dimissioni sono la testimonianza che questo progetto non era condiviso anche se ufficialmente nessuno lo ha detto, non è stato possibile alcun serio confronto interno ed anzi, con mio grande stupore, molti dirigenti anche autorevoli hanno smentito con il loro comportamento quanto mi avevano personalmente assicurato, la condivisione del progetto. Se si continua su questa strada il numero dei segretari avviati a sicure e rapide dimissioni aumenterà a meno che, da provetti equilibristi, decidano a priori di non scegliere e sopravviveranno nell'inutilità. Certo è assai strano che mentre a Roma il Pd si caratterizza con un protagonismo politico vigoroso e una capacità di proposta robusta, a Cuneo si viva alla giornata. Questa contraddizione non è sopportabile alla lunga senza pagare scotti elettorali che prevedo importanti.
- Il sindaco Borgna, a proposito delle recenti vicende relative alla Fondazione Crc, asserisce che le responsabilità debbano essere equamente divise tra lui e il Pd.
La vicenda pone due riflessioni. Eviterò di cadere nei personalismi, ma devo osservare che la scelta della nuova presidenza si è svolta, forse non per colpa dei candidati, in un clima simile al tifo calcistico più che ad un confronto intorno alle prospettive di un'istituzione finanziaria di grande importanza per la nostra provincia. Ho stima per il dottor Genta che credo quanto prima saprà indicarci quali sono le linee guida della sua presidenza e se riuscirà nella trasformazione della Fondazione da ente erogatore di contributi ad ente capace di individuare i grandi problemi della nostra terra e di finanziare i progetti per risolverli. A questa operazione è in gran parte affidata l'opera di rilancio del capoluogo che negli ultimi lustri ha perso parte della sua centralità e della sua importanza nell'ambito provinciale. Certo dobbiamo evitare che le vicende della Fondazione condizionino la vita politica e amministrativa presente e soprattutto futura, ma vedo pericolose tentazioni contrarie che, mi auguro, Genta saprà evitare.
- L’opinione pubblica – ammesso che la questione appassioni - non è riuscita a capire se l’elezione di Genta sia stata una sconfitta o una vittoria per il Partito Democratico. Lei che ne pensa?
A Torino non esiste il partito della Compagnia di San Paolo o della Fondazione CRT e spero non succeda a Cuneo, ma devo avvertire che se si favorisse il contrario ci si avvierebbe su una strada pericolosa e fuori dai tempi. Il ruolo di Borgna nella vicenda mi è sembrato viziato dall'indecisionismo che è forse il principale problema della sua giunta e dalla mancanza di tempestività. Queste due caratteristiche hanno prodotto un risultato inedito. I sindaci di Cuneo e Alba, le città più importanti, sono andati in minoranza. Sarà stato merito dell'autorevolezza della candidatura Genta e dell'abilità dei suoi alleati o del maldestro comportamento dei suoi avversari, certo è che bisogna chiudere in fretta e pensare al futuro. Credo però che non sia neppure immaginabile che i presidenti delle grandi Fondazioni di Torino o Milano siano l'opposizione dei sindaci delle due città. Le Fondazioni sono nate per tenere distante la politica dalle banche e per favorire la crescita economica, ma se non assolvono a questi compiti sono condannate alla chiusura.
- Tra un anno Cuneo ritorna alle urne per eleggere sindaco e Consiglio comunale. Si andrà verso un Borgna bis oppure il Pd si affida alla senatrice Manassero lasciando il sindaco al suo destino?
Anche a Cuneo i venti elettorali sono in parte condizionati dal clima nazionale e aspetto di vedere chi diventerà sindaco a Torino, Milano, Roma e Napoli ed il risultato dei candidati del Pd. Riguardo al ruolo e alle prospettive della senatrice Manassero, credo innanzitutto che sarebbe un errore se, scomparso il Senato, venisse meno ogni suo ruolo politico. Per il resto gli elettori hanno dimostrato sempre di preferire la trasparenza e la chiarezza dei propositi. Come ho avuto modo infinite volte di specificare con lei nel periodo della mia segreteria, nata anche per sua volontà, è giunto il tempo di decidere se vuole porre autorevolmente la sua candidatura a sindaco oppure no. Come le avevo prospettato e come credo ancora, se si vuole porre la candidatura Manassero, il Pd cuneese deve fin da oggi mettere mano al cantiere per costruire uno schieramento politico sociale e culturale alternativo a Borgna ed anche capace di batterlo.
- Forse il Pd può permettersi questi lussi, visto che il centrodestra è in ambasce. Lei crede che questo stato di grazia durerà ancora per molto per il centro-sinistra?
Scorgo tanta indecisione sotto la quale spunta una tentazione tra il curioso ed il suicida e cioè la voglia di sostituire Borgna con l'assenso della maggioranza che ora lo sostiene. Lungo questa strada non si andrà distante e ci si avvia a nuove sconfitte che spero almeno questa volta avranno nome e cognome. Lo stato di salute del centrodestra forse può far pensare di effettuare scelte non razionalmente finalizzate. Non è però da escludere che proprio il centrodestra, riorganizzato, si riposizioni al centro del dibattito politico/amministrativo cuneese.
- Il referendum costituzionale d’autunno si sta profilando come un appuntamento di nuovo divisivo per il centro-sinistra. Qual è il suo giudizio?
L'appuntamento autunnale necessita di un lavoro di preparazione e di informazione che al momento appare ancora in via di definizione. Ritengo fondamentale che il centrosinistra si presenti unito.














