“La situazione in Australia è davvero drammatica e tragica. Ci sono stati oltre 20 morti, 15mila case distrutte con decine di dispersi, oltre a tutti gli sfollati: migliaia di persone hanno perso tutto. Per non parlare poi dei 500 milioni di animali morti, di cui 20mila solo tra i Koala”.
Le immagini in arrivo direttamente dall’Australia che ormai da settimane occupano i notiziari, i giornali e ogni portale di approfondimento su internet, sono davvero inquietanti. Ma sentirlo raccontare direttamente da una nostra compaesana sul posto proprio in questi giorni ha un effetto tutto diverso.
Si tratta di Giulia Boetti – protagonista assieme al fidanzato Luca Minetti di un appuntamento sulla rubrica In&Out - , in Australia da più di un anno. Con il progressivo aggravarsi della situazione, l’abbiamo contattata tramite la sua pagina Facebook.
“Sì, l'Australia sta bruciando davvero, in uno scenario che copre sette volte l’estensione della foresta amazzonica e con roghi cinque volte superiori rispetto agli incendi in California – ci racconta - . E il cambiamento climatico c'entra eccome, dato che in alcune delle zone colpite non piove da 15 mesi!”
“Noi personalmente siamo stati coinvolti dallo scoppio degli incendi nel mese di settembre. Sono stati giorni in cui l'aria era irrespirabile, le fiamme distavano pochi metri dalla nostra abitazione e una notte la polizia è addirittura passata una prima volta a casa nostra per avvisarci che i venti erano cambiati e le fiamme si stavano avvicinando, e poi un’altra volta, a seguito della quale abbiamo caricato alcuni indumenti in macchina e ci siamo spostati nella città fuori pericolo più vicina, che si trova a 50 chilometri da dove abitiamo. Abbiamo dormito tre ore in un area di sosta e posso assicurare che la paura era davvero tanta”.
In questo momento, per fortuna, Giulia e Luca si trovano nel Queensland, a Stanthorpe, dove fortunatamente non si sono verificati incendi particolarmente pericolosi rispetto a quelli a nord di Sidney e al confine tra Victoria e New South Wales.
Ma gli scenari di crisi rimangono aperti e, visto quanto sembrano incidere le conseguenze del cambiamento climatico (con alcuni dei siti coinvolti in cui non piove dall’assurda quantità di tempo di 15 mesi), si aggravano di ora in ora. Non resta che confidare nella preparazione delle forze di soccorso e, se ci si crede, pregare.















