/ Attualità

Che tempo fa

Attualità | 24 marzo 2020, 10:16

Dopo 12 anni di attività ha chiuso l'Art Gallery La Luna di Borgo San Dalmazzo, centro di ritrovo per artisti e appassionati

Il titolare Franco Carena, cuneese d'origine e torinese d'adozione: “E' finito un ciclo. Ogni cosa che si porta avanti nella vita ha una durata e un senso”. E lancia un appello alle istituzioni: “Dopo l'emergenza Coronavirus non dimenticate di investire in arte e cultura. Non si dice forse che la bellezza salverà il mondo?”

Mostra “Toro per uomini, uomini da Toro”

Mostra “Toro per uomini, uomini da Toro”

 

Tra le serrande abbassate a Borgo San Dalmazzo, ce n'è una che non riaprirà più, neanche a fine emergenza Coronavirus. È l'Art Gallery La Luna in via Roma 92.

La galleria d'arte ha chiuso i battenti a fine 2019, dopo 12 lunghi anni di attività. Una vivace isola culturale in centro città, centro di ritrovo per artisti e appassionati.

A tirarne le fila Franco Carena, 66 anni a maggio, originario di Cuneo e torinese d'adozione. Dentista di professione con una sensibilità e una passione per l'arte fuori dal comune. Tanto da dedicare ogni week-end alla galleria borgarina, allestita nell'abitazione in disuso della nonna materna: “La galleria è nata come spazio culturale. Mi interessava la qualità dell'opera d'arte, più che la questione economica. La passione si è quindi trasformata in passatempo ed è diventato quasi un secondo lavoro. Sono partito attaccando due quadri di pittori famosi per poi approdare alla ricerca di artisti, ad organizzare mostre antologiche, e ad intessere rapporti con i critici”.

Inaugurata nel giugno 2007 con la mostra collettiva di artisti torinesi “Summer Time”, la galleria è nata con l'intento di portare in Granda (provincia un po' isolata sui concetti di cultura e arte moderna contemporanea) artisti torinesi e piemontesi che valevano attenzione e segnalazione. Poi, inevitabilmente si è sviluppato un percorso inverso: Franco Carena ha conosciuto molti validi artisti locali che è riuscito a portare fuori dai confini provinciali.

Tra questi Silvio Rosso, Anna Valla, Walter Accigliaro. E ancora Corrado Ambrogio che, grazie alla critica e storica d'arte torinese Marisa Vescovo, è riuscito a portare a Venaria, alla galleria d'arte moderna di Ascoli, e ad Aosta.

“Non ho vissuto la chiusura come una sconfitta – spiega Franco Carena -. Ogni cosa che si porta avanti nella vita ha una durata e un senso. La galleria non ha mai avuto l'exploit che desideravo ma mi ha dato molte soddisfazioni ed è stata fautrice di incontri importanti”.

Poi è sottinteso che con l'arte e la cultura, in Italia, non si campa. “L'unico rimpianto è quello di non aver dato agli artisti la visibilità che meritavano – ammette Carena -. Con maggior aiuto pubblicitario forse avrei potuto aumentare le visite. Poi ho avuto più gente da Torino, dalla Liguria, Lombardia e Francia che persone del posto. Nessuno è profeta in patria, ma dispiace. Del resto noi eravamo un ente privato, visto quasi come un nemico dalle istituzioni. Se faccio un evento culturale vorrei avere maggiore aiuto e non posso permettermi di pagare cara e salata l'affissione di locandine a Cuneo. Servirebbe maggior sostegno alla cultura. Anche perché tutte le mostre che ho organizzato in galleria, hanno portato visitatori a Borgo, che hanno mangiato, dormito e comprato”.

Per sette anni Carena è stato aiutato dal cognato Massimo Oddone, poi è subentrato il nipote Alessandro Capato che ha portato una ventata d'aria fresca allo spazio espositivo, potenziando la comunicazione e la realizzazione di cataloghi. “A lui devo molto – ci tiene a sottolineare Carena -. È venuto con me a conoscere artisti, ha fatto un grosso lavoro di aiuto per l'archivio Simondo e per la realizzazione dello Spazio Simondo a Cosio d'Arroscia”.

Tanti i ricordi che si accavallano in 12 anni.

Tra le mostre da rimarcare “La passione della materia” di Agenore Fabbri: “Un altro grande artista che ha lavorato a braccetto con Lucio Fontana, rielaborando la concezione spaziale del taglio come una lacerazione e una ferita sul corpo di esseri umani e di animali, a rimarcare il concetto di violenza umana. Fabbri è forse tra gli artisti con maggiori opere-sculture monumentali nel mondo, disseminate tra Germania, Usa e Italia”.

E poi Carena, da grande tifoso granata, ha chiuso la galleria con uno sfizio: la mostra collettiva “Toro per uomini, uomini da Toro” con un'appendice dedicata all'ex calciatore e pittore Gianni Bui. “Un evento che ha avuto anche una funzione educativa, oltre a celebrare i 70 anni dalla tragedia di Superga. Una mostra che ha rimarcato la figura dello sportivo che è anche uomo, e quella di giocatori che hanno fatto della maglia un caposaldo anteponendola al dio denaro”.

Negli anni Franco Carena ha anche ricoperto il ruolo di mecenate dando grande sostegno ai giovani. Nella mostra sul Toro si sono distinti Gabriele Artusio e Chiara Gulmini, le cui opere finiranno al Filadelfia e al museo del Grande Torino. Poi ha collaborato al progetto degli abiti d’artista della linea “Artemis”, disegnata dalla giovane stilista borgarina Eleonora Calvo e dipinti da Italo Bolano, Cesare Botto, Paola Malato e Silvio Rosso. Ha lavorato a una rubrica sull'arte per la televisione locale Telegranda, convolgendo giovani giornalisti e cameraman. “Ci tengo poi a ringraziare il lavoro del videomaker cuneese Paolo Balmas che ha ripreso e realizzato dvd su ogni mostra, costruendo una memoria storica e artistica importante di questi 12 anni di galleria”, aggiunge Carena.

Ha partecipato a importanti fiere d'arte per portare in tutta Italia le opere dei suoi artisti, senza dimenticare il suo essere provinciale. “Ricordo la mia prima partecipazione alla Fiera di Verona – racconta il gallerista -. Mi criticarono il nome 'Art Gallery La Luna'. Non volevano accettarlo in quanto troppo provinciale. Ma io vengo dalla provincia e ne sono orgoglioso. Ho scelto di dedicare il mio spazio alla luna perchè molti artisti nelle loro opere l'hanno osannata, è stata divinità nei tempi antichi, la luna è femmina. E mi piaceva come idea, come simbolo a livello culturale e religioso”.

Una nota speciale riguarda gli incontri con gli artisti. Su tutti l'elbano Italo Bolano, diventato anche un caro amico: “Arrivo all'isola d'Elba, vedo il suo 'Cristo', mi emoziono e volio andarlo a scovare – ricorda Carena -. Lo trovo, ma lui in un primo tempo è scostante. L'amicizia sboccia quando io faccio una considerazione su un suo quadro dicendo 'questo è il più bello'. Un artista molto apprezzato all'estero che ho cercato di far conoscere anche in Piemonte”.

Nel futuro di Carena l'arte di certo non sparirà: “Cercherò di realizzare qualche mostra in spazi pubblici con gli artisti che ho conosciuto. Avevo in cantiere un'esposizionededicata a Gorza tra Palazzo Samone di Cuneo, Palazzo Borelli di Demonte e la cripta della parrocchia di Borgo San Dalmazzo. Ma anche una mostra di Gianni Bui in una banca a Torino. Tutto messo in stand by dall'emergenza Covid-19”.

Sarà un anno di transizione per Carena, ma anche per l'arte e la cultura in generale con i musei e le gallerie chiuse da questo nemico invisibile che ama gli assembramenti.

“I finanziamenti inevitabilmente andranno in altre direzione – conclude Carena con amarezza -. Finanziamenti che sono già troppo pochi nell'arte. Eppure anche l'arte, con la sua bellezza, può aiutare a sopravvivere. Non si dice forse che la bellezza salverà il mondo? Le istituzioni pubbliche non dovrebbero dimenticarlo”.


cristina mazzariello

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium