“Anatomia del pensiero barocco” è il titolo della sua mostra, esposta al pubblico fino al 10 ottobre 2020 presso la Fondazione Peano di Cuneo.
Quanto insegnano gli incontri, quanto ci sanno trasmettere e far scoprire…
L’artista Sergio Omedé venerdì 11 settembre è stato protagonista alla Fondazione Peano di Cuneo. Accompagnato dalla curatrice della mostra Ivana Mulatero, ha presentato l’esposizione delle sue opere intitolata “Anatomia del pensiero barocco”. Presente, in rappresentanza del Comune di Cuneo, l’assessora Cristina Clerico che ha messo in luce la bellezza e l’importanza di eventi in promozione dell’arte e della cultura.
Quercia, olmo, tiglio,… è il legno l’elemento conduttore utilizzato dall’artista, materiale scelto ricordando anche la figura del padre falegname e l’essere stato egli stesso apprendista. Un viaggio tra le opere, anche disegni, che quasi richiama Dante e quell’addentrarsi nella selva oscura. Un atto elaborativo e creativo quello di Sergio Omedé, ed in cui la frammentazione dell’io emerge graduale ed impetuosa nello stesso tempo: il corpo al centro di tutto, la figura umana dal 1987 fino al 2020.
Spontaneo viene forse da domandarsi quando l’arte sia entrata nella vita di una persona, ma la verità è che al massimo si può sapere quando essa esce, sempre se questo sia davvero possibile. Mi avvicino, mi presento con un po’ di timidezza ma anche con gratitudine per le emozioni dall’incontro con le sue opere.
Una sola domanda, in realtà un’affermazione scaturita da un intimo sentire e che porta con sé il desiderio di essere verificata. Mi sento così goffa col chiedere: più cerco le domande da fare e più mi sento a disagio, più esse mi appaiono superflue. Scelgo allora, portando me stessa, di incontrare. “Non ne può proprio fare a meno vero?”. Mi guarda con sincerità: “Non saprei proprio come spiegarmelo, non si può spiegare. L’arte è la mia libertà, fin da piccolo lo è stata. Non potrei rinunciarci. Se devo fare qualcosa faccio questo. È per me l’incontestabile!”.
Le opere di Sergio Omedé, presso la Fondazione Peano, rimarranno esposte fino all’11 ottobre 2020.














