La biblioteca civica "Camillo Federici" di Garessio, dopo essere passata sotto la guida di Giuliano Molineri, presenta alla popolazione un'iniziativa online dedicata alla riscoperta del patrimonio storico-culturale del territorio.
Il progetto, è stato definito lo scorso 26 novembre, dal consiglio della biblioteca, con l'assessore alla cultura Paola Carrara e Giuliano Molineri, neo nominato alla direzione dell’ente. L'obiettivo è creare delle iniziative volte alla valorizzazione del proprio patrimonio documentale e all’incremento della comunicazione – anche grazie a canali social dedicati "biblioteca news" - rivolte alla popolazione.
Un primo intervento è stato suggerito dalla giornata di ieri, 19 dicembre 2020, in cui ricorre il 9° centenario dalla morte del Beato Guglielmo Fenoglio da Borgoratto.
LA STORIA
Nato a Garessio nel 1065, mosso sin dall’età giovanile da una spiccata religiosità, Guglielmo partecipò ai lavori di costruzione dell’antico campanile dell’originaria Chiesa di Santa Maria in Ripis al Borgo (ora monumento nazionale).
Intorno ai vent'anni si fece eremita a Torre e quindi entrò da laico nella Certosa che si era appena costituita in Valle Casotto, si dice sotto l’impulso di San Brunone di Colonia, fondatore della prima Chartreuse sui monti del Delfinato. Le regole della nuova comunità furono approvate da papa Innocenzo II nel 1134.
Molti garessini e turisti sono convenuti nell’estate di quest’anno in Valcasotto, alla riapertura della reggia, impianto che fu edificato sulle antiche strutture medioevali della Certosa fra il XVI e il XVII secolo, acquistato da Re Carlo Albero nel 1837 e adattato alla stagione barocca con la facciata in pietra grigia (o verde) di Casotto su progetto dell’architetto di Casa Savoia Bernardo Antonio Vittone.
La nuova disponibilità alle visite dell’area dopo i restauri condotti dalla Soprintendenza della Regione Piemonte e dopo l’assegnazione temporanea al Comune di Garessio della gestione, consente oggi di ripercorrere anche la vita e le gesta del Beato Guglielmo Fenoglio che è stato il principale esponente dell’antico cenobio, designato patrono dei conversi dell’ordine certosino, beatificato da papa Pio IX il 19 marzo 1860 ed eretto a Patrono di Garessio.
Molto venerato in tutto il Monregalese, si contano 98 riproduzioni dei suoi miracoli e della sua immagine, tra cui 22 sculture e pitture nella Certosa di Pavia, nella chiesa del Brichetto a Morozzo, negli affreschi di Micco Spadaro nella Certosa di San Martino a Napoli e nel resto di Europa (in Spagna, Portogallo, Inghilterra e Francia).Nell’arte il Beato è spesso raffigurato nell’atto di reggere una zampa di mula di cui, secondo la leggenda, si sarebbe servito per fugare l’assalto dei briganti staccandola dall’animale e poi riattancandola senza causargli dolore.
Il suo corpo, sepolto nella nuda terra nel prato antistante le celle e gli orticelli dei monaci, fu riesumato dopo secoli a furor di popolo per il culto dei miracoli perpetrati. La salma fu trovata incorrotta e riposta nella Chiesa della Correria (nucleo originario della Certosa), a lui dedicata, in una urna rischiarata da una lampada sempre accesa. A fine Settecento, prima dell’arrivo delle milizie napoleoniche, le spoglie di Guglielmo vennero nascoste dai monaci in un muro perimetrale della chiesa, ma non vennero più ritrovate.
Garessio, onorato di aver dato i natali a questa figura nobilitata dalle sue gesta benefiche e per le doti di umiltà e obbedienza, eresse proprio a Borgoratto, a pochi passi dalla sua modesta casa natale appoggiata alla suggestiva chiesetta di Santa Lucia, un pilone votivo con affresco ancora oggi meta di devozione.
Una circostanziata narrazione sulla vita del Beato, profusa di curiosi dettagli sulla natura dei suoi miracoli, redatta nel 1966 dal professor Renzo Amedeo, è consultabile nella Biblioteca Comunale a Palazzo Civico.














