Nascere è un viaggio che inizia molto prima del parto. Lo sanno bene gli operatori che si occupano di diagnosi prenatale.
Nonostante il covid abbia, in generale, ridotto le prestazioni sanitarie non urgenti, il servizio di ecografia ostetrico-ginecologica e diagnosi prenatale dell'Asl Cn1, che comprende le sedi di Mondovì e Savigliano, ha mantenuto buoni numeri, effettuando circa 3.400 ecografie ostetriche, quasi 1.000 ecografie ginecologiche e più di 1.200 test di diagnosi prenatale.
Perché è importante la diagnosi prenatale? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Maria Milano, neo responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di ecografia ostetrico-ginecologica e diagnosi prenatale.
Come ha accolto la notizia del nuovo incarico?
"E' un riconoscimento che mi inorgoglisce moltissimo perché rappresenta il coronamento di un periodo di studio e lavoro dedicato all'ecografia ostetrica e alla diagnosi prenatale. Mi occupo di ecografia da quando ero studentessa nella scuola di specialità al Mauriziano di Torino e, dal 2004, quando sono arrivata a Mondovì, ho sempre collaborato con la dott.ssa Rosalba Giacchello, che ha creato questo servizio, facendolo crescere e dalla quale ho imparato tanto.
Devo la mia nomina allo staff di ostetriche e infermiere che lavorano con me con passione, dedizione, professionalità e pazienza, ringrazio quindi i miei colleghi che mi hanno consigliata e supportata, in particolare la dottoressa Alice Peroglio Carus, primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia, e il dottor Gianfranco Cilia, responsabile dei consultori dell'AslCn1. E ultimo, ma non certo per importanza, un grazie alla mia famiglia che mi ha sempre incoraggiata e... sopportata!".
Perché è importante svolgere tutto il percorso diagnostico prenatale?
"La gravidanza è un momento di lieta attesa, ma è anche il momento delle domande e della preoccupazioni: eseguire i test è importante perché in caso di risultato negativo si riduce l'ansia dei futuri genitori e, invece, in caso contrario si possono prenotare in anticipo ulteriori esami. L'accesso e il percorso alla diagnosi ecografica è gestito in sinergia con gli operatori del consultorio che indicano alle future mamme come effettuare prenotazioni ed esami al momento della consegna dell'agenda della gravidanza.
L'identificazione di determinate condizioni patologiche del feto, durante la gravidanza, consente ai futuri genitori la scelta di un percorso diagnostico-terapeutico e assistenziale adeguato".
Quali tipologie di test si possono effettuare?
"Esistono due tipi di esami: i test di screening e gli esami diagnostici.
I primi calcolano la probabilità che ha il feto di avere determinati difetti cromosomici come la trisomia 21 (o sindrome di Down), la trisomia 18, la trisomia 13. Questi test non comportano rischi né per la donna né per il bambino: si tratta infatti di prelievi di sangue alla mamma e di ecografie. Tali esami, che si effettuano nel primo-secondo trimestre di gravidanza, non garantiscono tuttavia una diagnosi definitiva, ma esprimono un rischio. Se il rischio risulta aumentato occorre valutare la possibilità di ulteriori accertamenti.
Gli esami diagnostici invasivi (amniocentesi e villocentesi) confermano o smentiscono la presenza della malattia, ma sono procedure invasive ed hanno un rischio di aborto stimato intorno all'1%".
Ci può illustrare di cosa si tratta?
"I test di screening comprendono: la traslucenza nucale, cioè la misurazione ecografica dello spessore della regione retronucale del feto; il test combinato, che combina la misura della traslucenza nucale al dosaggio di alcuni analiti nel sangue materno. Entrambi si effettuano tra la 11° e la 13° settimana di gravidanza
Il test integrato, che aggiunge ai dati del test combinato il dosaggio dell'alfafetoproteina (tra la 15° e la 17° settimana), che è legata al rischio di spina bifida.
Per le mamme che non si presentano in tempo utile per questi esami, c'è la possibilità del tritest, che è tuttavia meno preciso.
Esistono inoltre i test del DNA fetale, che consistono nella ricerca di frammenti di DNA fetale circolante nel sangue materno, da proporre preferibilmente 10-12 settimane.
Se i test di screening rilevano un rischio aumentato di cromosomopatia, come la trisomia 21 (sindrome di Down), c'è la possibilità di sottoporsi agli esami diagnostici, come la villocentesi (prelievo di tessuto placentare) o l'amniocentesi (prelievo di liquido amniotico)".
Come è cambiato il vostro lavoro con lo scoppio della pandemia?
"Come sanitari siamo da sempre educati alla disinfezione scrupolosa, con la pandemia abbiamo consolidato le nostre abitudini, utilizzando maggiori misure di prevenzione, indossando mascherine e DPI ed osservando il distanziamento. Abbiamo cercato di evitare l'affollamento di persone negli ambulatori e nei reparti, limitando l'ingresso di accompagnatori e visitatori. Tutto ciò però non ha ridotto l'attenzione e la cura per i nostri pazienti. Le mascherine e la distanza hanno nascosto il sorriso ma non l'umanità. La donna gravida è particolarmente vulnerabile, anche se dobbiamo limitare l'accesso ai visitatori garantiamo che i soggetti più fragili o che si trovano in situazioni delicate possano avere un accompagnatore (es. il papà è presente durante l'ecografia morfologica in cui si osserva l'anatomia del bambino attraverso l'addome della madre, ndr)".
Come avete gestito l'organizzazione nel corso dell'emergenza sanitaria?
"Di fatto non ci siamo mai fermati: oltre a garantire le prestazioni urgenti e prioritarie, anche per le pazienti non gravide, abbiamo mantenuto tutto il percorso assistenziale, di visite ed esami, per le donne in gravidanza. Abbiamo creato percorsi appositi e separati per le mamme covid positive, non solo in ambito diagnostico, ma per tutta la fase di ricovero e di gestione del travaglio e del parto, garantita dalla presenza di personale dedicato".













