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Attualità | 24 gennaio 2022, 09:58

Asti-Cuneo: all’Osservatorio Paesaggio Langhe e Roero i tempi non tornano

Per il sodalizio tutte da verificare le previsioni avanzate nei giorni scorsi da Regione e concessionario. "Il sistema di esazione costerà 15 milioni. Utilizziamo quei fondi per assicurare la gratuità del transito da Castagnito e Cherasco"

Asti-Cuneo: all’Osservatorio Paesaggio Langhe e Roero i tempi non tornano

L’annuncio dei giorni scorsi sui tempi di completamento dell’autostrada Asti-Cuneo non ha trovato indifferente l’Osservatorio per il Paesaggio di Langhe e Roero, da tempo impegnato nella richiesta di un diverso tracciato (il ritorno all’ipotesi in galleria) e nel chiedere che, nel tratto tra Baraccone di Castagnito e Cherasco, la tratta autostradale assuma le caratteristiche di una superstrada capace di migliorare l’asfittica viabilità del territorio. A seguire l’intervento che il sodalizio ha diffuso all’indomani della conferenza che Regione e concessionaria hanno tenuto lunedì scorso presso il Municipio di Alba.



Le recenti comunicazioni uscite sui media, con titoli roboanti come: “At-Cn - la promessa dell’AD: finiremo un anno prima” e ancora “ At-Cn: cambio di marcia” e ancora “L’At-Cn va veloce…” ecc., impongono un chiarimento serio e trasparente: i cittadini non meritano più promesse disattese e mezze verità. Ecco i fatti.

IL CRONOPROGRAMMA
E’ noto ormai a tutti che la criticità relativa ai tempi per il completamento autostradale riguarda il lotto 2.6a (Verduno-Cherasco) e l’adeguamento della tangenziale di Alba (ex lotto 2.5), entrambi privi delle necessarie autorizzazioni.

Prendiamo atto che in Alba il 17.1.2022 il concessionario e il presidente Cirio hanno annunciato che il lotto 2.6b verrà terminato con un anno di anticipo, anche se ci pare poco professionale che solo due mesi prima in sede pubblica abbiano entrambi confermato il piano originario.

Quale inderogabile necessità sia intervenuta nel frattempo per dimezzare i tempi di realizzazione di un tratto approvato e in corso di esecuzione  non ci è dato di sapere. Possiamo solo maliziosamente ipotizzare che l’anticipazione – del tutto inutile ai fini della messa in servizio dell’autostrada - possa invece essere un utile pretesto per fare pressione sui ministeri competenti per ottenere benefici in termini di adeguamento del Piano Economico Finanziario (Pef).

Il recente deposito del nuovo progetto “in esterno” del lotto 2.6a ha dato l’avvio al lungo e complesso procedimento di valutazione costituito, per la precisione, dalle seguenti autorizzazioni: VIA, VAS, ADBPo, PAI, DNSH (Comm. Europea - 12.2.21 - C 1054).
Per l’ottenimento di tutte queste autorizzazioni e le successive approvazioni ministeriali il cronoprogramma collegato al Pef prevede che l’inizio lavori del lotto 2.6a abbia luogo 16 mesi dopo la data di efficacia dell’Atto Aggiuntivo alla Convenzione unica di concessione, ossia dal 6 marzo 2021. Il che porterebbe l’inizio lavori del lotto al 6 luglio 2022.

Quanto non è stato detto la sera del 17 è che nei mesi passati è stato già accumulato un ritardo di circa 4 mesi rispetto alla tabella di marcia prevista nel cronoprogramma: infatti l’avvio del procedimento di VIA, previsto per il 6 giugno, è slittato al 22 settembre e l’avviso al pubblico che dà la stura alle Osservazioni da parte degli enti e dei cittadini è datato 20 ottobre; quindi, solo per effetto dei ritardi accumulati sino ad oggi, la data presunta dell’inizio lavori è già posposta a novembre del 2022.

Ugualmente non è stato detto che non è ancora nota la data della prima Conferenza dei Servizi, né che non è possibile prevedere quali impatti avranno le numerose Osservazioni presentate al MiTE, né tanto meno quale sarà l’opinione dei diversi enti che possono intervenire sul progetto presentato.

Si commenta quindi da sé l’insostenibilità della data fissata in origine a fine giugno 2022, confermata dall’assessore Gabusi, come sicura partenza dei lavori del lotto 2.6a.

La nostra opinione è chiara: viene ostentata sicurezza su una tempistica tutta da verificare, dal momento che considera come già superate problematiche complesse e tutt’altro che risolte, come quelle paesaggistiche, derivanti dal doppio sito Unesco sovrapposto (Paesaggi Vitivinicoli e Residenze Sabaude), e quelle dovute ai vincoli idrogeologici PAI e ADBPo su un sito molto difficile sotto questo aspetto.
 
La sera del 17.1 è stato infine annunciato l’avvio del procedimento autorizzativo per l’ex lotto 2.5 (l’adeguamento della tangenziale di Alba) in data 12 gennaio 2022. Ciò che non è stato detto è che il cronoprogramma per l’adeguamento della tangenziale di Alba prevede 8 mesi per le autorizzazioni e le approvazioni ministeriali e che l’inizio dei lavori è previsto per settembre 2022. L’esecuzione dei lavori dovrebbe richiedere altri 22 mesi ed è quindi probabile che, considerati gli inevitabili ritardi, la tangenziale ammodernata sia disponibile verso la fine del 2024. (nella Conferenza dei Servizi prevista nel corso di questo procedimento autorizzativo dovrebbe essere trattato il delicato tema del sistema di pagamento “free flow” che commenteremo più avanti).

LA GRATUITA’ E LE OPERE COMPLEMENTARI
Che sia fuori discussione che l’ex tangenziale di Alba, per la parte dell’area urbana cittadina, debba essere gratuita è lapalissiano: questo non è un merito del presidente Cirio o di Gabusi. Semplicemente il concessionario si era già impegnato a non installare alcun sistema di esazione all’interno della tangenziale già nel 2012.
E’ stato ribadito in tutte le sedi che c’è la volontà politica di non far pagare chi va all’ospedale, ma se e come sarà approvata questa gratuità è tutt’altro che chiaro e scontato, anche se è positivo che finalmente anche il presidente Cirio concordi sulla necessità di estendere la gratuità.
Nella conferenza stampa del 17 gennaio 2022 infatti ha dichiarato che, d’intesa con il concessionario, proporranno di estendere la gratuità anche al tratto Alba Est-Castagnito.
Per l’Osservatorio però non è sufficiente. Quello che invece chiediamo da anni e a gran voce è: tutta la tratta da Castagnito a Cherasco, esclusi i transiti, sia resa gratuita.
Nessun altro finora aveva percepito questa ingiustizia per tutto il territorio: far pagare per usare un’opera già esistente e realizzata a suo tempo a cura e spese dei residenti.

Sulla gratuità c’è un dettaglio importante: parrebbe, a parole, concedibile il libero transito per la sinistra Tanaro-Roero, ma, sull’accesso di Castagnito alla A33, anche il traffico proveniente dalla destra Tanaro è altrettanto consistente (Bassa Langa, Neive, Santo Stefano B.). Non di molto minore poi ci è il flusso dall’estremità opposta dei veicoli provenienti dalle aree di Bra e Cherasco. Si deve in effetti prendere atto che la viabilità che collega Govone con Roreto/Cherasco, che comprende all’interno le città di Alba e Bra, regge il transito continuo di collegamento locale in un’area completamente urbanizzata: la viabilità ordinaria (SS 231) è del tutto insufficiente a smaltire il flusso veicolare in un tratto di circa 20 km.. La A33 si configura perciò come una sorta di tangenziale cittadina, in supporto al traffico ordinario, regolarmente soggetto a intasamenti, costanti in particolari momenti giornalieri: tanto più ora che alla situazione preesistente si è aggiunto in posizione centrale l’Ospedale Alba-Bra, a servizio di una cittadinanza di 180.000 persone. Di qui la richiesta dell’Osservatorio: spostamento del casello di Cherasco poco a monte, lungo il tratto verso Marene, per convogliare sulla A33 anche il traffico proveniente sia dalla fondo-valle Tanaro-Cherasco e sia da Bra e Comuni a nord. Obiettivo fondamentale: transito libero e gratuito all’interno di tutta la tratta Castagnito-Cherasco.

Ancora: l’installazione degli 8 ponti elettronici per mettere in funzione il sistema “free flow” costerà circa 15 milioni di euro (è la cifra approvata dal Pef). Nutriamo forti dubbi sulla opportunità di mettere in funzione un sistema di pagamenti solo elettronici (il sistema free flow), dal momento che presenta problemi gestionali enormi là dove è già stato attivato. Se quei soldi non si investissero e si rendesse gratuita la tratta, come proposto dall’Osservatorio, le due partite si bilancerebbero con grande vantaggio per la comunità, sia in termini di riduzione del traffico e dell’inquinamento sulle strade urbane, che sul versante dei costi per i cittadini. In conclusione: la gratuità della tratta da Castagnito a Cherasco potrebbe non costare nulla e rappresenterebbe la prima e più importante opera complementare.
 
A questo proposito, è già stato ripetutamente chiarito in tutte le sedi che nessuna opera complementare è finanziata: di conseguenza ben difficilmente lo saranno tutte quelle indicate nella lunga lista presentata dai Comuni. Su queste l’Osservatorio si è già apertamente pronunciato: occorre individuare con determinazione alcune opere essenziali per l’intero territorio, senza campanilismi. Presentare un elenco senza strategia non è il metodo giusto: deve essere una scelta concordata, altrimenti sarà perdente.

L’AREA ABBANDONATA DI GUARENE
Ci sono purtroppo altri problemi che sono stati del tutto ignorati. Un esempio: esiste un’area in stato di abbandono e ormai resa totalmente inutile dall’attuale tracciato dell’Asti-Cuneo, a pochi chilometri da Alba, in località Ruota di Guarene, tra Vaccheria e Baraccone. E’ un reliquiato della ormai superata superstrada di Alba: una striscia di asfalto sopraelevata larga 40 metri, che si snoda per chilometri, occupando circa cinquantamila metri quadrati di superficie agricola pregiata. Questo è un esempio dei problemi concreti che devono trovare una soluzione.
A questo proposito dovrebbe essere presentata da parte del Comune di Guarene una proposta fattibile all’interno del procedimento di VIA dell’ex lotto 2.5.

L’AREA DESTINATA ALLA DISCARICA A RODDI
L’enorme area espropriata e ora di proprietà della società Autostrada At-Cn deve trovare una nuova destinazione pubblica utile alla collettività, quindi anche per questa serve presentare in seno alla CdS una proposta concreta. Se, come ci auguriamo, verrà ripristinato il progetto del tunnel, gli eventuali gessi potranno essere conferiti alle innumerevoli cave con capacità adeguate presenti nei territori limitrofi.

Le osservazioni che abbiamo presentato al MiTE, questi temi e altri ancora, e in modo più dettagliato, vorremmo discuterli con i sindaci del territorio e con la Regione, prima delle due Conferenze dei Servizi sopra citate, per condividere una linea comune tra la politica e la società civile. Per questo avevamo programmato un incontro pubblico presso il Palazzo Mostre di Alba per il 24 gennaio: purtroppo la situazione pandemica consiglia prudenza e quindi abbiamo deciso di posporlo a lunedì 21 febbraio presso il Palazzo Mostre di Alba.

Cesare Cuniberto, Guido Chiesa, Silvio Veglio
per conto del Direttivo dell’Osservatorio, Alba

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