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Eventi | 08 settembre 2022, 07:27

Il Caffè Letterario di Bra gioca “in casa” con “La vita paga il sabato” di Davide Longo

Sinossi e recensione del poeta Bernardo Negro per un noir ambientato nelle Valli cuneesi

Il Caffè Letterario di Bra gioca “in casa” con “La vita paga il sabato” di Davide Longo

È stata davvero una piacevole lettura “La vita paga il sabato” di Davide Longo (Einaudi, 2022). Lo ha confessato il poeta Bernardo Negro al Caffè Letterario di Bra. Un romanzo sorprendente. Per la storia e per il reticolo di emozioni che si intrecciano nel buio, a due passi da casa.

Sul Gias di Clot in provincia di Cuneo, a circa 2000 metri viene trovato il cadavere di Terenzio Fuci, produttore cinematografico di Roma, salito fin lassù con Vera Ladich, la moglie, famosa attrice di cui però dopo il delitto non esistono tracce o almeno qualche casuale segnalazione. È lei l’assassina o è stata rapita? Si dà subito da fare il Commissario Vincenzo Arcadipane.

In realtà la Ladich è Anna Mattalia, giovane ragazza del posto cui, a suo tempo, il Fuci aveva offerto di fare un provino. Lei aveva accettato pensando di sistemare anche il fratello Carlo, un disadattato visionario. Allora il produttore era salito su quelle impervie montagne col fratello Amilcare, famoso politico, che cercava di saggiare il terreno per costruirvi una diga. Arcadipane ha un efficiente collaboratore in Corso Bramard che, convalescente da una difficile operazione, si unisce a lui con la brava Isa e l’agente Pedrelli.

L’indagine non è facile in un paese che ha meno di 50 abitanti. Presto si dividono i compiti. Arcadipane va a Roma per trovare il regista Vescovi che sarebbe stato l’amante di Vera. Bramard gira per il paese cercando tracce anche nel mondo di ieri. Intanto nella chiesa scopre gli affreschi del Maestro di Clot, pittore fiammingo del XV Secolo. Bramard si stupisce per la freschezza incontaminata degli affreschi e per i riferimenti alla storia locale. Desume dai cartigli che a Clot si praticava un rito detto della “Sucho” da cui emergeva un personaggio con una specie di diritto del “Jus primae noctis” da praticarsi in un’apposita camera. L’uomo era il “Muret”, padrone di una tradizione follemente pagana.

Bramard, con l’aiuto dello storico Dho, trova i documenti relativi. Proibito dalla Chiesa sembra però che la camera esista ancora. Intanto nel Gias viene catturato Ludwig Orbac che confessa il delitto. È inquietante la presunta scoperta sulla sicurezza della diga ad opera di Carlo cui verrà trovata una sistemazione in una lussuosa casa di cura romana. Da quanto dice Orbac, la camera è nei paraggi ove esiste anche dell’esplosivo per far saltare la diga.

Arcadipane viene a sapere che il regista Vescovi è estraneo ad ogni rapporto con la Ladich, mentre Bramard trova la camera e l’attrice con Masimine, una donna che veniva cercata dalle Forze dell’Ordine. Le “signore” sono qualcosa di più di due amiche. Intanto la polizia fa sgombrare il paese, visto che l’esplosivo è nella camera. Arcadipane fa in tempo a tornare da Roma mentre “qualcuno” innesta le fatali polveri. La diga è solida ed il danno è poco.

Ma qui mi fermo. Voglio soltanto ricordare che Longo è forse oggi uno dei maggiori scrittori Italiani. Leggendo si capisce che il romanzo non è solo un noir, ma un vero e proprio affresco di una società di ieri che seppellisce se stessa. Fare i nomi di Pavese o Fenoglio non è azzardato. Di lui Carlo Lucarelli ha scritto sul Corriere della Sera: «Davide Longo è uno dei grandi». Penso basti così per aprire queste pagine e godersele. Tra l’altro l’autore, originario di Carmagnola, ama le montagne e riconoscere la Val Varaita non è difficile. Mentre leggete il libro vi sfiorerà ancora un po’ d’aria dei nostri monti e di un’estate frizzante.

Parola di Bernardo Negro.

Silvia Gullino

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