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Attualità | 15 aprile 2026, 06:10

Droghe, così cambia il consumo tra i giovani di Langhe e Roero: "Crescono cocaina e ketamina, lo spaccio è sempre più smart"

Dai dati europei delle acque reflue ai riscontri locali: tra Alba e Bra si afferma il poli-uso di sostanze psicoattive. Il punto col dottor Marco Marzolla, dirigente medico del Servizio Dipendenze Patologiche dell'Asl Cn2

Il dottor Marco Marzolla, dirigente medico della SC Servizio Dipendenze Patologiche ASL CN2

Il dottor Marco Marzolla, dirigente medico della SC Servizio Dipendenze Patologiche ASL CN2

Le traiettorie dello sballo non passano più soltanto dai luoghi visibili della notte, ma scorrono in profondità, letteralmente sotto le città. Le analisi europee delle acque reflue – condotte su 115 centri urbani in 25 Paesi – raccontano un continente in cui cambiano le sostanze, ma non il bisogno: cala l’Mdma, crescono cocaina e ketamina, si trasformano i contesti, si moltiplicano le modalità di accesso.

È una fotografia ampia, costruita su campioni raccolti tra marzo e maggio 2025 e riferiti a oltre 70 milioni di persone, che restituisce non solo i consumi, ma anche i tempi dello sballo, con picchi nel fine settimana e differenze sempre più sfumate tra grandi città e centri minori.

Ma basta restringere lo sguardo perché quei dati tornino a farsi concreti, riconoscibili. Anche tra Alba, Bra e le Langhe qualcosa si muove nella stessa direzione: non con le stesse proporzioni, ma con dinamiche che iniziano a sovrapporsi. Non è più solo una questione di sostanze, ma di modi di consumare, di relazioni che cambiano, di accessi sempre più rapidi e invisibili. Un fenomeno che non si lascia più leggere soltanto attraverso l’emergenza, ma che richiede uno sguardo più attento, quotidiano, capace di stare vicino ai contesti reali in cui prende forma.

Da qui nasce il confronto con chi, sul territorio, osserva questi cambiamenti da vicino. Insieme al dottor Marco Marzolla, dirigente medico della SC Servizio Dipendenze Patologiche ASL CN2,  cerchiamo di capire cosa resta quando quei numeri incontrano le persone, i luoghi, le abitudini di una provincia che non è più periferia rispetto a queste dinamiche, ma parte attiva di un cambiamento più ampio.

L’Europa scatta una fotografia dei consumi attraverso le acque reflue. Quanto di questo quadro si ritrova nel nostro territorio, tra Alba, Bra e le Langhe?
“La fotografia europea trova purtroppo riscontro anche a casa nostra. Nel territorio dell’Asl CN2, tra i giovani e i giovanissimi, i cannabinoidi restano la sostanza più diffusa, ma il dato preoccupante riguarda la cocaina. Non parliamo solo della ‘polvere’, ma del fenomeno del crack, che è ormai molto presente e capillare anche da noi. Inoltre, osserviamo una crescita significativa della ketamina: un tempo era relegata quasi esclusivamente al mondo dei rave o del clubbing techno, ma oggi sta uscendo da quei confini per entrare in contesti d’uso più quotidiani e diversificati”.

Cosa sta cambiando concretamente nei consumi degli ultimi anni nel vostro osservatorio?
“Il cambiamento più evidente è il passaggio dal ‘consumatore di una sola sostanza’ al modello del poli-uso. I ragazzi oggi tendono a sperimentare diverse sostanze psicoattive in parallelo, senza che una prevalga necessariamente sulle altre. È comune trovare situazioni in cui si mescolano ketamina, stimolanti, psichedelici e cannabinoidi. Questa tendenza nasconde un doppio pericolo: da un lato, il rischio che si sviluppi una dipendenza classica verso una di queste; dall’altro, il rischio di vere e proprie ‘abbuffate’ (il cosiddetto binge), dove l’interazione tra farmaci e droghe diverse crea effetti imprevedibili e potenzialmente molto gravi per l’organismo”.

L’aumento della cocaina è un tema caldo. In quali contesti locali si manifesta maggiormente e perché è così preoccupante?
“La cocaina è diventata ‘democratica’ e capillare: è facilissima da ottenere. Il mercato dello spaccio si è evoluto, spostandosi dalle strade alle piattaforme social. Non serve più il contatto fisico faccia a faccia in un vicolo buio; oggi basta uno smartphone per una consegna a domicilio. Quello che ci allarma, confermato anche dai nostri dati di drug-checking (l’analisi delle sostanze), è che la cocaina mantiene una purezza elevatissima a fronte di un prezzo rimasto stabile negli anni. Per i giovani questo significa un accesso semplificato a una sostanza che ha effetti devastanti sul funzionamento del cervello e sulla vita sociale”.

Parliamo di Ketamina e MDMA: quali sono i segnali che arrivano dai servizi?
“La ketamina ha ormai travalicato i confini della scena rave. È una sostanza che spaventa perché, oltre ai danni fisici (soprattutto urinari e gastroenterici), crea una dipendenza psicologica molto complessa da trattare. Per quanto riguarda l’MDMA (l’ecstasy), più che un calo, notiamo un confinamento nei contesti di festa. Il problema qui è la qualità: spesso è tagliata con altre sostanze oppure, al contrario, viene venduta in dosi massicce, con concentrazioni anche 3 volte superiori alla media europea. Questo espone i ragazzi a rischi di overdose o intossicazioni acute gravissime”.

L’accesso alle sostanze oggi è davvero più facile rispetto al passato per un ragazzo di Alba o Bra?
“È sicuramente più ‘smart’. Una volta lo spaccio era un rito di strada, oggi è virtuale. Internet ha mutato le regole del gioco: le transazioni avvengono via app, tra persone che spesso non si sono mai viste. Questa invisibilità rende tutto più rapido e, purtroppo, più normale agli occhi di un adolescente”.

Molto consumo resta ‘sommerso’, fuori dai radar dei servizi. Come fate a intercettare chi ha bisogno di aiuto?
“Crediamo fermamente nell’approccio del ‘andare dove sono i ragazzi’. Non aspettiamo che vengano da noi; usciamo nei luoghi del consumo e della marginalità. Attraverso il progetto ABS (Another Break Space), in collaborazione con la cooperativa Motiva, offriamo kit sterili, test per malattie sessualmente trasmesse e analisi delle sostanze. Ma abbiamo fatto un passo in più: in Servizio abbiamo creato uno spazio dedicato esclusivamente ai giovani, in orari specifici e in totale anonimato. È un luogo non ‘etichettato’ dove i ragazzi possono venire anche solo per informarsi o capire cosa stanno rischiando, senza sentirsi giudicati. La prevenzione oggi passa dal dialogo, non dai muri”.

Daniele Vaira

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