In questi giorni Corso Giolitti è tornato all'attenzione per un grave fatto di cronaca accaduto una settimana fa. LEGGI QUI
Sul tema è intervenuto, per la seconda volta in pochi mesi, il sindaco di Roccavione Paolo Giraudo che, percorsa una quindicina di chilometri, è arrivato in città per girare un video nel quale solleva il tema della (in)sicurezza del capoluogo, nel quale arrivano quotidinianamente, per studio o per lavoro, anche i suoi concittadini.
Va detto che né l'uno né l'altro, che appartengono a due schieramente politici in contrapposizione, Fratelli d'Italia e Partito Democratico, vivono in quella zona. Uno, appunto, di Roccavione, l'altro saluzzese.
Ed è per questo che è voluto intervenire il Comitato di Quartiere Cuneo Centro.
Con un messaggio chiaro: “Nessun allarme sociale, ma la paura dei residenti va ascoltata. Servono risposte concrete prima dell’estate”
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Questa la lettera inviata al nostro giornale
Il Comitato di Quartiere Cuneo Centro esprime innanzitutto vicinanza alla persona rimasta vittima della recente rapina avvenuta in zona corso Giolitti e ringrazia le Forze dell’Ordine per il tempestivo intervento.
Quanto accaduto impone però una riflessione seria.
Cuneo non è una città fuori controllo e il nostro quartiere non può e non deve essere raccontato soltanto attraverso gli episodi di cronaca. Sarebbe sbagliato alimentare un allarme sociale generalizzato, così come sarebbe altrettanto sbagliato minimizzare la preoccupazione dei residenti.
Una rapina avvenuta in una zona abitata, in un orario in cui molte persone stanno ancora rientrando a casa, genera inevitabilmente paura. E questa paura, soprattutto quando riguarda persone anziane, famiglie, donne sole, cittadini fragili o semplicemente residenti che chiedono di poter vivere serenamente le strade del proprio quartiere, non può essere liquidata come una percezione esagerata.
La paura dei cittadini non va né cavalcata come stanno facendo alcuni né derisa o minimizzata come stanno facendo altri: va ascoltata e trasformata in risposte concrete.
Come Comitato riteniamo importante ribadire una distinzione che per noi è fondamentale: decoro e sicurezza non sono la stessa cosa.
Un bivacco non è una rapina, una bottiglia abbandonata non è un’aggressione, uno spazio degradato non equivale automaticamente a un’emergenza criminale. Tuttavia sarebbe ingenuo negare che questi fenomeni, quando diventano abituali, incidano profondamente sulla percezione di sicurezza e sulla qualità della vita dei residenti.
Anche se i numeri generali possono dire che i reati sono in calo, la percezione di insicurezza resta concreta: lo aveva riconosciuto anche l’ex questore Grassi, parlando del divario tra sicurezza reale e percepita e collegando la percezione anche a bivacchi, ubriachezza, tossicodipendenza e malamovida.
Quando alcuni luoghi vengono stabilmente occupati da situazioni di alterazione, consumo di alcol, schiamazzi, atteggiamenti molesti o intimidatori, lo spazio pubblico smette progressivamente di essere percepito come uno spazio di tutti. Ed è proprio qui che decoro urbano, presidio sociale e sicurezza si incontrano.
Proprio su questo un tema molto sentito riguarda le panchine di corso Giolitti.
Taluni residenti chiedono da tempo la loro rimozione, ritenendole un punto di ritrovo per bivacchi e situazioni problematiche.
Come Comitato non crediamo che la soluzione migliore sia togliere gli arredi urbani: una città più sicura non è una città più povera di luoghi di sosta, ma una città in cui quegli spazi vengono vissuti correttamente.
Le panchine dovrebbero essere a disposizione degli anziani, delle famiglie, dei cittadini, dei passanti, di chi vuole semplicemente fermarsi qualche minuto.
Tuttavia dobbiamo dirlo con chiarezza: se non si riesce a impedire che diventino stabilmente luoghi di bivacco molesto, allora il rischio è che a pagare il prezzo del degrado siano proprio gli arredi pubblici e, con essi, il diritto dei residenti a vivere pienamente il proprio quartiere.
Per questo chiediamo che gli strumenti già esistenti vengano applicati con continuità, soprattutto nelle aree più sensibili. Non servono proclami, servono presenza, costanza e capacità di intervento.
Nei mesi estivi, in particolare, quando la permanenza in strada aumenta e le criticità si concentrano nelle ore serali, riteniamo necessario un ulteriore rafforzamento dei turni serali della Polizia Municipale, con controlli più frequenti e controlli mirati nei punti maggiormente segnalati dai residenti.
Se già nel mese di maggio emergono episodi e situazioni di forte preoccupazione, è doveroso chiedersi cosa potrà accadere nei mesi di giugno, luglio e agosto se non si interviene per tempo. La prevenzione va fatta prima, non quando il problema è già esploso.
Riteniamo inoltre necessario estendere i controlli anche ad alcune attività commerciali, con particolare attenzione alla vendita irregolare di alcolici, alla vendita a minori, alla vendita a persone già in evidente stato di alterazione e a ogni possibile fenomeno collegato allo spaccio o alla circolazione di sostanze stupefacenti. Il rispetto delle regole deve valere per tutti: cittadini, frequentatori del quartiere e attività economiche.
È significativo, e francamente amaro, che persino i cestini posti davanti alla sede della Polizia Locale in corso Giolitti risultino spesso colmi fino all’orlo di bottiglie vuote, talvolta poi abbandonate anche a terra. Non si tratta di un dettaglio folkloristico, ma del segno concreto di uno spazio pubblico che, nelle ore di chiusura degli uffici, rischia di essere percepito come non presidiato.
Accanto ai controlli, resta fondamentale il lavoro degli operatori di strada, che rappresentano un presidio prezioso per intercettare situazioni di fragilità, disagio, dipendenza e marginalità.
Il loro ruolo è importante e va riconosciuto. Tuttavia è evidente che le forze oggi in campo sono troppo ridotte rispetto alla complessità del problema. Il presidio sociale è indispensabile, ma non può essere lasciato solo, né può sostituire il presidio delle regole.
Chiediamo inoltre una verifica dell’effettiva copertura del sistema di videosorveglianza nei punti nevralgici del quartiere e, dove necessario, una sua implementazione. Le telecamere devono essere uno strumento reale di prevenzione e di ricostruzione dei fatti. Se ci sono ma non vengono utilizzate per individuare anche gli autori di reati minori o comportamenti ripetuti che incidono sulla vivibilità del quartiere, è inevitabile che i cittadini si domandino a cosa servano.
Il Comitato continuerà a fare la propria parte. Lo farà attraverso lo Sportello del cittadino, attivo su prenotazione, e attraverso la disponibilità dei suoi membri a raccogliere, ordinare e trasmettere le segnalazioni dei residenti. Non vogliamo sostituirci a nessuno, ma non intendiamo nemmeno lasciare soli i cittadini che chiedono semplicemente di poter vivere il proprio quartiere con serenità, rispetto e sicurezza.
Il Comitato c’è. E continuerà ad esserci.
Perché regole e comunità non sono due parole in contrasto: sono le due condizioni necessarie perché uno spazio pubblico resti davvero di tutti.










![Il gruppo ai piedi del Monviso [Foto di Giusto Baudracco] Il gruppo ai piedi del Monviso [Foto di Giusto Baudracco]](https://www.targatocn.it/typo3temp/pics/I_1c4b50ccc8.jpg)



