È albese una delle prime vittime riconosciute come parte lesa per abusi commessi tramite le pagine di Phica.net, il portale salito agli onori delle cronache nazionali nell’estate scorsa per le foto intime o esplicite pubblicate, scambiate e commentate all’insaputa delle dirette interessate.
Nelle scorse settimane la vicenda ha portato la Procura della Repubblica di Asti a chiedere il rinvio a giudizio di tre soggetti, al centro delle indagini condotte dalla procuratrice aggiunta Laura Deodato.
A loro carico, quanto previsto dall’articolo 612 ter del Codice Penale, che con la fattispecie del "revenge porn" punisce con la reclusione da uno a sei anni e con multe da 5mila a 15mila euro chi, "dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate".
Una definizione nella quale bene si inquadra quanto commesso ai danni della ragazza. Martina oggi lavora nel mondo degli eventi, dello spettacolo e della Tv, con ruoli da hostess e anche da comparsa in programmi televisivi seguiti dal grande pubblico come "GialappaShow". Negli anni del Covid, in difficoltà dopo aver perso il lavoro da cameriera, aveva deciso di aprire un canale OnlyFans sul quale per circa tre anni ha pubblicato proprie immagini: scatti artistici, pose anche provocanti, ma non immagini di nudo e tantomeno pornografiche.
Uno spazio arrivato a contare oltre 15mila follower e dal quale sono state prese parte delle immagini che – contravvenendo alla policy del canale e servendosi di strumenti di intelligenza artificiale – i tre soggetti rinviati a giudizio hanno trasformato nelle ben più esplicite immagini da loro postate e scambiate su Phica.net.
Erano stati altri follower ad avvisare la ragazza di come il suo volto fosse impropriamente associato a quel contesto, nudi mai posati ma ricavati con l’Ai a partire da scatti reali, alcuni dei quali rubati anche dal profilo Instagram di Martina, anche questo seguitissimo, con 25mila follower, una volta che la giovane albese aveva deciso di chiudere l’altro canale.
Inutile ogni tentativo di chiedere ai gestori di Phica la rimozione di quelle immagini, fino a quando lo scandalo montato a livello nazionale ha portato alla chiusura del sito. Fermato quel mercimonio, sono rimaste le indagini condotte dalla Polizia Postale sotto il coordinamento della Procura astigiana, che le ha avviate tra il giugno e il luglio 2025 e chiuse nello scorso febbraio. Nel caso delle immagini di Martina rubate, modificate e diffuse senza alcun consenso gli inquirenti hanno individuato quali responsabili un 24enne di Massa Carrara, un 62enne di Viareggio e un 30enne di Bra, in provincia di Cuneo. Dei tre, quest’ultimo era l’unica conoscenza diretta della ragazza.
Tutti e tre hanno preferito seguire la strada di una proposta di risarcimento che portasse al ritiro della querela da parte della vittima.
"Un’opzione dal valore economico minimo, che con Martina abbiamo valutato di accettare soltanto per la volontà di lei di chiudere il primo possibile questa dolorosa pagina e anche in ragione di considerazioni di ordine tecnico, tra le quali l’incertezza in merito alla competenza territoriale del foro astigiano, col rischio di dover sostenere un processo lontano da Alba – spiega l’avvocata albese Silvia Veglio, che ha assistito la ragazza in questa vicenda –. Una decisione sofferta, anche alla luce delle sofferenze personali e del danno di immagine che da questo abuso sono derivati".
La legale ringrazia la Procura, "che si è mossa rapidamente facendo un lavoro egregio", e conclude lanciando un appello: "Davvero spero che casi come questo abbiano la rilevanza che meritano per diffondere una cultura di rispetto che oggi manca. Alle ragazze occorre consigliare di essere attente, monitorare cercando il proprio nome nella rete e verificando che le proprie immagini non prendano strade non volute, nella rete. Purtroppo siamo di fronte a scenari che si stanno evolvendo in modo preoccupante, in questo ambito".
Per Martina il tema è quello del consenso, violato e ignorato, di un’usurpazione del suo corpo che nel mondo del digitale ora passa anche per la possibilità di mettere a nudo una persona senza che questa vi abbia acconsentito, per poi condividere con altri il frutto di tale violenza: "Devo essere io e nessun altro – dice lei – a decidere se e come disporre del mio corpo anche per mezzo di immagini. Nel momento in cui una persona si prende la briga di usarlo per i propri fini e metterlo on line, ti senti violata. E’ un abuso grave, che spero davvero non debba più capitare ad altre". "Ringrazio il mio compagno, che mi è stato vicino in tutta questa vicenda e che mi ha dato la forza di denunciare – aggiunge ancora –. Spero che la mia vicenda possa aiutare altre ragazze a superare la paura di denunciare che talvolta si avverte in casi come questo".














