Si erano presi il tempo per assimilare il piano regionale di riorganizzazione del servizio di emergenza-urgenza118 presentato lo scorso 4 giugno a Cuneo, dietro convocazione della Conferenza dei Sindaci dell'Asl Cn1. All'incontro con i rappresentanti del territorio avevano partecipato i vertici di Azienda Zero e Asl Cn1 con l'assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi.
Ora, il Comitato dei sindaci del Distretto Sud-Ovest dell'Asl Cn1, sotto la guida del presidente e sindaco di Villar San Costanzo Stefano Ribero, ha concluso l'analisi sulla programmazione della sanità territoriale avviata dalla Regione Piemonte.
Il documento con le osservazioni sia sul 118 che sulle Case e Ospedali di Comunità è stato trasmesso a Regione Piemonte, Azienda Zero, Asl Cn1 e Provincia di Cuneo.
Il Comitato dei Sindaci del Distretto Sud-Ovest dell’Asl Cn1, composto dai sindaci dei 53 Comuni del Cuneese, rappresenta circa 161.000 abitanti, “il distretto più popoloso – scrivono -, il più esteso e contemporaneamente quello con la minore densità abitativa. Al suo interno convivono realtà profondamente differenti, dalla città di Cuneo alle vallate montane, con esigenze organizzative e tempi di percorrenza molto diversi”. Si tratta di un territorio esteso, caratterizzato da una popolazione distribuita su una superficie di oltre 2.400 Km2 e da esigenze differenti che richiedono una programmazione sanitaria attenta alle specificità locali.
Il documento è stato elaborato e approvato nel corso dell’assemblea del Comitato dei Sindaci del 17 giugno scorso, a seguito di un ampio confronto tra gli amministratori locali sulle prospettive della sanità territoriale e sulle ricadute che le scelte organizzative regionali avranno sulle comunità locali.
Le osservazioni formulate dai sindaci pongono l’attenzione sulla necessità di garantire la tenuta complessiva del sistema sanitario territoriale, in particolare del sistema di emergenza urgenza. Un sistema fragile, infatti, non mette a rischio soltanto i cittadini che vivono nelle zone più periferiche, ma l’intera rete dei servizi, con ricadute che interessano indistintamente chi vive nelle città, nei centri di fondovalle e nei piccoli Comuni. Per questo motivo il Comitato dei Sindaci richiama “la necessità di coniugare efficienza organizzativa, prossimità dei servizi e sicurezza delle cure, evitando che le inevitabili riorganizzazioni si traducano in un indebolimento della capacità di risposta del sistema sanitario pubblico”.
Contestualmente alla trasmissione del documento, il Comitato dei Sindaci ha richiesto con fermezza un incontro con i rappresentanti della Regione Piemonte e di Azienda Zero, prima dell'adozione definitiva del nuovo modello organizzativo, nella convinzione che il confronto diretto con i territori costituisca un passaggio fondamentale per individuare soluzioni condivise e rispondenti alle reali necessità delle aree interessate.
Nel documento i sindaci chiedono, in particolare, “maggiori elementi conoscitivi e garanzie sul progetto di riorganizzazione del sistema di emergenza-urgenza 118, verificando il rispetto dei parametri previsti dalla normativa nazionale per la distribuzione delle postazioni avanzate, i tempi effettivi di risposta nei diversi territori e l'impatto delle contemporaneità di intervento ("overlapping"), che potrebbero ridurre la disponibilità dei mezzi medicalizzati nelle situazioni più gravi”.
La sanità territoriale rappresenta uno dei temi più importanti per il futuro delle nostre comunità. “Come sindaci abbiamo il dovere di portare all’attenzione delle istituzioni le specificità di un territorio vasto, montano e diffuso come quello del Cuneese, affinché le scelte organizzative possano coniugare efficienza dei servizi, sicurezza e tutela dei diritti costituzionali dei cittadini”.
Nella documentazione presentata viene attribuito all'elisoccorso un ruolo fondamentale per garantire l'equità territoriale del sistema. “A tal proposito chiediamo: dove sia fisicamente collocato quello che, nello studio di AGM Project Consulting, viene considerato l’unico mezzo di riferimento per la provincia di Cuneo e se questo garantisca una copertura h24; per quale ragione la gestione operativa faccia capo alla Centrale Operativa di Torino e non a quella di Cuneo; se siano state valutate ipotesi di potenziamento del servizio con incremento del numero di mezzi; quale sia il reale tasso di disponibilità dell'elisoccorso nei periodi invernali, notturni e in condizioni meteorologiche avverse; quali siano i tempi effettivi di raggiungimento del target in contesti montani in cui le piazzole di atterraggio risultano distanti dal luogo di intervento e come e in che tempistiche una volta atterrato il medico raggiunge il paziente”.
Per quanto riguarda le Case e gli Ospedali di Comunità, il Comitato chiede un aggiornamento sul reale stato di attivazione dei servizi, sulle dotazioni diagnostiche disponibili, sull'integrazione tra professionisti con un sistema informatico unico, sui percorsi di presa in carico dei pazienti cronici e fragili e sulle attività effettivamente svolte nelle nuove strutture, affinché gli investimenti del PNRR si traducano in servizi concretamente accessibili ai cittadini.
Un'attenzione particolare viene inoltre dedicata ai Medici di Medicina Generale, che i Sindaci definiscono il primo presidio della sanità pubblica, soprattutto nei piccoli Comuni e nelle aree montane. Per questo chiedono che la programmazione regionale continui a garantire una presenza capillare della medicina di famiglia e che le nuove Case di Comunità rappresentino un rafforzamento, e non una sostituzione, della medicina di prossimità. Il documento richiama inoltre la necessità di investire sul personale sanitario, in particolare infermieristico, affinché le nuove strutture siano pienamente operative e dotate delle professionalità necessarie.
“Le sfide – concludono i sindaci - che attendono il sistema sanitario, dall'invecchiamento della popolazione alla carenza di alcune professionalità, dalla gestione delle cronicità alla sostenibilità economica, richiedono infatti sempre più una visione unitaria e una capacità di fare rete tra tutte le istituzioni coinvolte”.














